venerdì 21 maggio 2010

IL GRIFONE TORNA NELLA VALLE DEL RAGANELLO

Il Pollino è anche il Parco in cui è ancora presente l'Aquila reale (Aquila chrysaetos), con quattro coppie.
Da poco, poi, è ritornato a volare nei cieli dell'area della valle del Raganello, dopo secoli di assenza, il Grifone (Gyps fulvus), con una maestosa apertura alare di quasi due metri.
«La sua reintroduzione, ne sono presenti 6 rilasciati a marzo 2009, è una grande scommessa che il Parco sta giocando attivamente, spiega il direttore del Parco, Annibale Formica che annuncia la reintroduzione di altri nove esemplari attualmente ospitati nelle voliere di acclimatazione». Altri Grifoni arriveranno presto dalla Spagna per contribuire alla costituzione di una colonia stabile di animali così come previsto nel progetto di reintroduzione del Parco che si avvale, in questa fase, di fondi FAS erogati dalla Regione Calabria.


Fonte: Basilicatanet.it 21/05/2010 16.05.36

lunedì 17 maggio 2010

Una specie a rischio estinzione in Basilicata: il Capovaccaio.

Nell'Anno Internazionale della Biodiversità si stanno moltiplicando iniziative e manifestazioni di ogni genere. In Basilicata si sta cercando di fare il possibile per scongiurare l'estinzione dell'avvoltoio Capovaccaio (Neophron percnopterus) che sopravvive con due sole coppie su un totale di 10 censite a livello nazionale e localizzate solo in 3-4 regioni del sud! Le azioni messe in campo sono soprattutto quelle legate alla sorveglianza e controllo dei siti più vulnerabili e agli aiuti alimentari predisposti in apposite zone del suo areale. In Basilicata un aiuto concreto alla tutela del Capovaccaio viene dall'associazione ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti) che con poche risorse economiche ed umane riesce a garantire positivi effetti sulla specie. Quest'anno, dall'inizio della primavera, alcuni soci stanno cautamente e senza grandi clamori monitorando la specie localizzando i siti riproduttivi e le aree chiave per la sua concreta tutela attraverso piccoli aiuti alimentari mirati. Naturalmente queste iniziative portano vantaggio e beneficio anche ad altre specie rare e minacciate come il Nibbio reale. Chi ha voglia ed interesse può effettuare donazioni ad ALTURA da destinare alle iniziative per cercare di salvare questa specie da un'imminente e possibile scomparsa.

Bollettino di CC postale n° 16492035 intestato a:
Associazione ALTURA Via Levante 17 65013 Città S. Angelo (PE)
Causale: Capovaccaio Basilicata


ALTURA avrebbe urgentemente bisogno di un veicolo fuoristrada per le attività sul campo. Sarebbe interessante se qualcuno, compresi anche Enti ed Associazioni, potesse contribuire.


sabato 8 maggio 2010

Giornata Mondiale dei Migratori

Il progetto Rapaci migratori della LIPU : AQUILE e GRIFONI nel CANALE di SICILIA
La LIPU pugliese: a rischio CAPOVACCAIO e GRILLAIO, ZONE UMIDE e COSTE
 
 
Sei esemplari del raro Grifone, un esemplare di Aquila imperiale e un'Aquila anatraia minore. Sono le rarità osservate dalla LIPU-BirdLife Italia alla vigilia della Giornata Mondiale degli uccelli migratori che si terrà domani in tutto il mondo e organizzata da UNEP/AEWA e UNEP/CMS nell'Anno mondiale dedicato dall'ONU alla Biodiversità. In Italia la LIPU celebra la giornata mondiale sullo stretto di Messina (dove sta svolgendo anche un campo antibracconaggio) e nelle isole di Marettimo, Pantelleria, Panarea e Ustica, dove è in atto dal 20 aprile scorso fino al prossimo 20 maggio, uno studio sulla migrazione denominato Progetto Rapaci migratori.
 
Sono stati già osservati migliaia di rapaci, a cui si aggiungono numerose cicogne. Secondo lo studio LIPU-Ministero Ambiente, su 75 specie di "non passeriformi" nidificanti in Italia, tra cui molte specie di rapaci, 33 si trovano in uno stato di conservazione cattivo (semaforo rosso), tra cui Capovaccaio, Aquila di Bonelli, Gallina prataiola, Coturnice e Averla cenerina, 35 si trovano in uno stato di conservazione inadeguato (semaforo giallo) mentre solo sette sono risultate con uno stato di conservazione favorevole (semaforo verde).
In Puglia la LIPU rilancia l’evento per richiamare l’attenzione sulle specie di migratori che qui sono minacciati soprattutto dal degrado dei territori e dal bracconaggio.
Il Piano di sostegno al raro avvoltoio Capovaccaio, con il rilascio di diversi giovani esemplari presso l’Oasi LIPU della Gravina di Laterza, rischia di essere gravemente vanificato: piantagioni di torri eoliche di grossa taglia previste nel comprensorio potrebbero dare il benvenuto ai giovani esemplari rilasciati che, ora in Africa, faranno ritorno da adulti nel comprensorio tarantino.
Le zone umide della Daunia sono sempre più accerchiate da fenomeni di bracconaggio e degrado. Enormi distese fotovoltaiche sono impunemente autorizzate in aree sensibili attraverso relazioni ambientali farsa. Le colonie del falco Grillaio che da anni ha ripreso spontaneamente a nidificare nella piana di Capitanata e seguite dalla LIPU vedono sempre più trasformarsi le aree cerealicole e incolte in cui alimentarsi.
Sulla costa pugliese - da Porto Cesareo alla laguna di Lesina, da Massafra a Cagnano Varano, a Peschici…- si intensificano le proposte progettuali di estese lottizzazioni da centinaia di ettari, a danno di aree strategiche per la Natura e per molte specie di migratori.
 
La LIPU pugliese da anni si oppone con determinazione e in tutte le sedi opportune a queste aggressioni speculative e deleterie per il territorio e per gli habitat delle specie minacciate.
 
"La Giornata Mondiale degli uccelli migratori è dedicata quest'anno alla crisi delle specie - dichiara Claudio Celada, Direttore Dipartimento Conservazione Natura LIPU-BirdLife - circa l'11% di essi è globalmente minacciata o entrata di recente nella lista rossa (near threatened), mentre sono 31 le specie classificate come "in pericolo di estinzione in modo critico" (critically endangered). In Europa un esempio di questo tipo è rappresentato dalla Berta delle baleari, mentre in Italia lo sono il Capovaccaio, ridotto a pochissime coppie, e l'aquila di bonelli. Possiamo sperare di salvare queste specie solo creando o intensificando i piani d'azione e proteggendo l'habitat in cui vivono e si riproducono".

8 maggio 2010                                                                        LIPU  Puglia

venerdì 7 maggio 2010

Venti di mafia


Sul Numero 18 Anno 2010 de l'ESPRESSO

Il business dell'eolico. Il ricco bottino dei fondi pubblici. Nel mirino di imprenditori legati alle cosche. E di faccendieri. In Sardegna è partito l'assalto all'industria dell'energia pulita.

di Fabrizio Gatti

Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l'altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell'autonomismo.

Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L'entroterra incontaminato dell'isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L'energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell'Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.

Si possono vedere all'opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l'ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l'aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l'Italia di pale e piloni.

Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all'ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.

Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di
Ignazio Farris, direttore generale dell'Agenzia regionale sarda per la protezione dell'ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c'è il lavoro dell'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari, Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l'imprenditore che ha raccontato al 'Corriere della Sera' di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l'amica allora minorenne del presidente del Consiglio.

E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all'omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell'Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all'inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.

L'ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell'Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l'esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell'arrivo da queste parti di Franzinelli c'erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.

L'imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l'accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.

Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l'attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall'inchiesta, erano al corrente dell'attività in Sicilia dell'ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l'imprenditore e con i suoi familiari.

Quello di Franzinelli è il classico identikit dello 'sviluppatore': una figura tutta italiana nell'affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l'attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l'elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell'energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.

Negli atti dell'inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un'altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L'uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l'imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.

Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d'affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all'elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.

Da quando l'alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli 'sviluppatori' investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l'amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un'azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un'interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall'ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L'inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell'anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.

Vento di mafia, di Fabrizio Gatti, "L'espresso" del 6 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

Danneggiati alberi che ospitano falchi grillai ad Altamura

Sul sito http://www.altamuralife.it/magazine/notizie/danneggiati-ad-altamura-gli-alberi-che-ospitano-i-falchi-grillai/ abbiamo trovato questa notizia (una lettera al direttore) che rappresenta la testimonianza del disinteresse verso la conservazione e la tutela del Falco grillaio ad Altamura (Ba).
Al momento non sappiamo bene cosa sia successo ma se troveremo altre notizie le pubblicheremo.


REDAZIONE ALTAMURALIFE
Giovedì 6 Maggio 2010

Gentile Redazione di Altamura Life,
venerdì 30 aprile ho partecipato, assieme ai volontari della LIPU, al censimento della popolazione dei Falchi grillai (Falco naumanni) nel centro di Altamura. In questa occasione, ho appreso dai volontari che sono stati irrimediabilmente danneggiati degli alberi-dormitorio storici di questa specie, protetta dalla Direttiva "Habitat" (92/43/CEE) e dalla Direttiva "Uccelli" (79/409/CEE). Questi rapaci tutti gli anni tornano, nelle ore notturne, a rifugiarsi sugli stessi alberi e se non trovano più i posatoi abituali restano disorientati. In particolare, si fa riferimento ai grossi pini che si trovano nel giardino dell'Hotel Svevia (via Matera) su cui si rifugiavano centinaia di esemplari. Gli alberi sono stati irrimediabilmente "capitozzati": la parte alta della chioma è stata tagliata del tutto e le conifere non sono più in grado di ricostituirla a differenza di altri alberi. A mio parere questo intervento non sembra neanche giustificabile con ragioni di sicurezza statica degli alberi e comunque sarebbe potuto essere praticato in maniera più accorta, alleggerendo la chioma nelle parti più basse e non distruggendola completamente. Un altro grosso esemplare di pino, dormitorio storico dei Grillai, è stato abbattuto nel giardino dell'ospedale Umberto I di Altamura per scongiurare paventati rischi igienico-sanitari, a mio parere inconsistenti.

Tutto ciò è avvenuto nonostante il Regolamento Regionale del 22 dicembre 2008, n. 28, all'articolo 5 comma 1 lett. x) vieti in tutte le ZPS (Zone a Protezione Speciale) il "taglio di alberi in cui sia accertata la presenza di nidi e dormitori di specie d'interesse comunitario".

Come è possibile che l'Amministrazione Comunale, la Provincia, il Parco Nazionale dell'Alta Murgia o il Corpo Forestale dello Stato non siano intervenuti in alcun modo? Nonostante la dedizione della LIPU, che cerca continuamente di scongiurare questi scempi, prevale l'assoluta incoscienza di alcuni che ritengono il Falco grillaio "fastidioso" a causa dei suoi escrementi. L'inerzia degli Enti interessati ed il solito "rimpallo" di competenze vengono giustificati con un vuoto normativo del regolamento succitato che, pur vietando il danneggiamento degli alberi-dormitorio, non prevede nessun tipo di sanzione amministrativa specifica. Inoltre, presso gli Enti competenti non esiste nessuna mappatura o elenco degli alberi-dormitorio. Quello di realizzare un censimento di questi ultimi è un progetto che la LIPU vuole portare a termine al fine di "stimolare" le istituzioni interessate ad una tutela più attenta e attiva, nella speranza di una modifica del regolamento di protezione del Falco grillaio che preveda la definizione di un regime sanzionatorio.

Spero vogliate pubblicare questa lettera al fine di destare l'attenzione su di uno scempio che è restato per troppo tempo inosservato e che merita l'attenzione sia della cittadinanza che della politica.


Mariaelena Perrucci (Dott.ssa Forestale)

martedì 4 maggio 2010

Avvistato nel Parco dei Nebrodi (Sicilia) un avvoltoio grifone inanellato in Francia.

L’Ente Parco dei Nebrodi ha in corso dal 1998 un progetto di reintroduzione dell’avvoltoio grifone (Gyps fulvus), specie estintasi in Sicilia negli anni ’60 del XX secolo. Attualmente la colonia di questi avvoltoi consta di circa 40 individui, formata da esemplari importati dalla Spagna muniti di anello marker di colore azzurro con codice individuale bianco e da individui non inanellati, nati nei Nebrodi o arrivati per dispersione da altre regioni, che si sono insediati presso le Rocche del Crasto, l’area montuosa compresa fra i paesi di Alcara Li Fusi, San Marco D’Alunzio, Militello Rosmarino e Longi. Questi grifoni si sono riprodotti ogni anno a partire dal 2005.
Ad Alcara Li Fusi in data 15-aprile 2010 è stato avvistato dallo scrivente un grifone proveniente dalla Francia, che è rimasto anche nei giorni successivi; l’avvistamento è avvenuto mentre l’avvoltoio era intento a cibarsi, insieme ad altri grifoni, presso il punto d’alimentazione per uccelli necrofagi realizzato dall’Ente Parco in contrada Grazia. È stato possibile distinguerlo dagli altri avvoltoi della colonia, grazie all’anello marker di colore bianco con il codice individuale DRF. La provenienza francese è stata confermata dallo zoologo francese Jean Pierre Choisy; l’animale era stato inanellato nel nido nel 2009 nel Parco Naturale Regionale di Vercors.
Anche i grifoni della colonia dei Nebrodi compiono lunghi spostamenti fuori dalla Sicilia; diverse volte, gruppi di individui sono stati osservati mentre attraversano lo Stretto di Messina; nel maggio 2008, l’individuo identificato con il codice alfanumerico G76 fu rinvenuto debilitato in Calabria in Aspromonte, recuperato e successivamente nuovamente rilasciato nei Nebrodi; un altro individuo, S27, fu avvistato nel giugno 2008 a Verdon nelle prealpi francesi.
Questi spostamenti dimostrano la connessione esistente fra la popolazione siciliana e quella di altre regioni, anche d’oltralpe.

Dottor Antonio Spinnato
Consulente progetti faunistici Ente Parco dei Nebrodi

venerdì 30 aprile 2010

Documentario sul Falco grillaio premiato nel Parco del Delta del Po

Grande successo del documentario sul Falco grillaio “Ali sopra la Murgia” girato a Matera lo scorso anno. La regista Olivella Foresta dopo la messa in onda del filmato durante la trasmissione di RAI 3 Geo & Geo del 23 marzo scorso ha partecipato all’edizione 2010 del Concorso Festival del Documentario Naturalistico organizzato durante la Fiera Internazionale del Birdwatching e del Turismo Naturalistico a Comacchio, nel Parco Regionale del Delta del Po Emilia Romagna. Martedì scorso si è appreso che questo filmato è tra quelli premiati al prestigioso concorso confermando come il connubio tra natura e turismo in Basilicata, veicolato da belle immagini, è stato particolarmente apprezzato dalla giuria del concorso.
Il documentario, girato tra Matera e Montescaglioso durante la primavera e l’estate scorsi, ha visto tra i più assidui collaboratori anche gli operatori del Centro Recupero Rapaci della Riserva di San Giuliano. Il responsabile del Centro Matteo Visceglia dichiara:

“Quando Olivella Foresta ha iniziato a raccogliere le prime immagini per il documentario non immaginava ancora la bellezza e il fascino che regala questo piccolo falco nel suo habitat naturale, diviso tra campi coltivati, le steppe della murgia e le case del centro storico. Dopo le tante riprese effettuate ha manifestato grande apprezzamento per la bellezza dei nostri luoghi. Il Centro Recupero Provinciale della Riserva di San Giuliano, considerata la tematica, ha collaborato tantissimo e fatto il possibile affinché si potesse registrare e documentare ogni piccolo dettaglio capace di evidenziare quanto affascinante e allo stesso tempo vulnerabile è la vita del falco grillaio che vive a Matera e Montescaglioso, centri in cui si sono registrate le riprese. Ma non ci siamo limitati solo agli aspetti emotivi ed estetici; abbiamo anche voluto mettere in evidenza, accompagnando e aiutando la troupe giorno per giorno, anche alcune delle iniziative che sono state realizzate in questi anni per tutelare questa specie rara al mondo. Le azioni messe in campo dal Progetto Comunitario LIFE Natura “Rapaci Lucani” sono servite moltissimo a far conoscere anche a livello nazionale le problematiche della specie ma ora occorre che la Provincia di Matera, beneficiaria per 4 anni del Progetto, continui a garantire la prosecuzione delle varie attività di recupero, tutela e conservazione del grillaio e delle altre specie minacciate come il capovaccaio, il lanario ed il nibbio reale. Dobbiamo convincerci che la bellezza e il fascino del nostro territorio sono certamente più forti e nitidi sul piano turistico quando riusciamo a proteggere e valorizzare nella maniera corretta e responsabile i maggiori protagonisti della biodiversità locale. Oggi il turismo mondiale va in questa direzione e il successo alla Fiera Internazionale del Turismo Naturalistico lo conferma. Un grazie a nome del Centro Rapaci ad Olivella Foresta che con la sua bravura e la sua grande sensibilità ha saputo tradurre in eloquenti immagini tutto il fascino di un nostro compagno di viaggio che condivide con noi i benefici della protezione di un territorio ancora vivibile ma anche i problemi dell’habitat naturale che piano piano tende a trasformarsi”

La proiezione e premiazione del documentario avverrà sabato 1 maggio a Comacchio (Ferrara) presso la Sala Polivalente di Palazzo Bellini.


Olivella Foresta durante le riprese


Riprese presso l'Abbazia di Montescaglioso


Un falco grillaio affacciato sul nido