venerdì 26 novembre 2010

Girano le pale: Report 28 novembre 2010 RAI 3



Nel 2020 l'Italia dovrà avere il 17% dei propri consumi elettrici da fonte rinnovabile e questo perché dobbiamo abbassare le emissioni che alterano il clima. Lo prevede il Protocollo di Kyoto ma soprattutto gli accordi vincolanti decisi dai Paesi europei. Per questo l'Italia da anni sta finanziando lo sviluppo dell'energia pulita e non abbiamo badato a spese. I nostri sono gli incentivi più alti del mondo: nel 2010 raggiungono quota 3 miliardi e 200 milioni. E possiamo considerarci un «laboratorio», visto che le possibili forme di incentivazione le abbiamo sperimentate tutte, dal feed-in premium del fotovoltaico al Certificato Verde dell'eolico.
E la corsa continua grazie anche al fatto che non abbiamo ancora un piano energetico nazionale.
Terna, la società semipubblica responsabile della trasmissione di energia sulla rete, ha ricevuto un numero impressionante di richieste di allacciamento per nuovi impianti rinnovabili: ci sono 120 mila Mw pronti ad essere autorizzati quando in Italia il picco di potenza richiesta è meno della metà.
Insomma anche se siamo partiti in ritardo rispetto agli altri Paesi abbiamo bruciato le tappe: nel fotovoltaico l'Italia è al secondo posto nel mondo, dopo la Germania, per potenza installata. E nell'eolico pur avendo un territorio limitato e ricoperto dai vincoli, siamo diventati i sesti produttori al mondo.
Ci guadagnano le multinazionali ma anche le piccole società di sviluppatori. Siamo stati in Calabria, la Regione che più di ogni altra negli ultimi anni ha aumentato la sua potenza eolica. E ci siamo chiesti se è veramente questa l'industria del vento che dovevamo sviluppare visto che stiamo investendo risorse miliardarie e che le stiamo pagando con la nostra bolletta, che è la più cara del continente.

Fonte: Report


Qui la registrazione della puntata
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-05a5d86a-58f9-45bb-b2eb-3213acadc8b5.html

giovedì 25 novembre 2010

SpeziaPolis: Legambiente, ecodem, PD: onlus, holding...?

SpeziaPolis: Legambiente, ecodem, PD: onlus, holding...?: "Legambiente dicevamo, qui. Spesso solo con riferimento a singoli soggetti che, tuttavia, ricorrono nei consigli direttivi e di amministrazio..."

mercoledì 24 novembre 2010

Quale tutela per i boschi secolari della Sila?

…. “Nessuno che visiti questa regione deve rinunciare alla visione di questo spazio rinchiuso dalle cime dei monti.
Chi abbia voglia di godere la bellezza di questi paesaggi selvosi, prima che scompaiano dalla faccia della terra, dovrà affrettarsi (a vederli)”…..
Così scrive Norman Douglas in Old Calabria, pubblicato nel 1915. In quest’opera lo scrittore e viaggiatore anglo-tedesco minuziosamente descrive l’altipiano della Sila e le altre montagne della regione, che aveva visitato nel corso di uno dei suoi tre avventurosi viaggi a piedi o a dorso di mulo.
Il timore di Douglas, pur a distanza di un secolo, è anche il nostro, ancora più angosciante. Da tanti anni ormai assistiamo impotenti alle continue aggressioni al patrimonio naturale ed al paesaggio a causa di numerosi tagli che interessano vaste superfici forestali nel perimetro del Parco nazionale della Sila e nelle aree limitrofe.
La piaga del disboscamento silano è aumentata a dismisura negli ultimi tempi a causa delle centrali a biomasse presenti nel crotonese e del rilascio di autorizzazioni da parte della regione Calabria che, dal mese di agosto 2008, autorizza direttamente il taglio dei boschi anche senza la preventiva valutazione di incidenza, obligatoria nelle aree vincolate. Quasi
tutto il territorio del Parco è interessato a tale fenomeno, che avanza inesorabile, nonostante le denunce delle associazioni, provocando danni ingenti al patrimonio boschivo, al paesaggio montano ed alla biodiversità, in aperta contraddizione con le finalità della legge quadro 394/91, istitutiva dei Parchi nazionali, tra le migliori in Europa in materia di conservazione e tutela della Biodiversità.
Grazie alla legge, i Parchi nazionali dovrebbero essere in grado di tutelare gli ecosistemi compresi nei propri confini producendo anche benefìci per il territorio. Ma, se le leggi di tutela non vengono adeguatamente rispettate o fatte rispettare nella prassi quotidiana, anche gli obiettivi di sviluppo economico sostenibile ben difficilmente verranno conseguiti.
Per quanto riguarda l’Ente Parco della Sila, si auspica che sia approvato quanto prima il nuovo Piano ed il Regolamento del parco, indirizzato, tra l’altro, come previsto dalla 394/91, ad un maggiore potere decisionale in materia di autorizzazioni al taglio all’interno delle aree protette, potere che attualmente spetta solo alla Regione. Ciò consentirebbe di limitare il numero degli interventi distruttivi all’interno delle aree protette, preservando un patrimonio unico di biodiversità forestale e dal grande valore paesaggistico.
Se alla gestione corretta del Parco da parte di tutti i soggetti coinvolti si sostituisce infatti un uso improprio e distorto delle risorse boschive, si provocano, oltre alla distruzione del patrimonio naturalistico e del paesaggio, tra l’altro tutelati dalla Costituzione Italiana (art. 9), anche danni all’occupazione ed alle attività economiche (turismo ed ospitalità, attività agro-silvo.pastorali, agricoltura di qualità, prodotti tipici, raccolta frutti del bosco e sottobosco).
Le leggi di tutela quindi non mancano. Tutt’altro. Mancano piuttosto il rispetto delle norme e dei regolamenti, il senso di responsabilità e l’attenzione per il bene pubblico da parte di coloro che, per compito istituzionale, sono chiamati al (buon) governo del territorio.
La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, ratificata a Firenze nel 2006 (Legge N.14), impegna le Amministrazioni Comunali, oltre che alla tutela del loro territorio, anche ad un percorso decisionale partecipato nel caso in cui si tratti di interventi che modificano il Paesaggio. Tale Convenzione è stata ripresa, per essere attuata nella Regione, dalla Carta Calabrese del Paesaggio. L’Ente Regione ha sottoscritto, il 30 Maggio 2006, nella qualità di membro fondatore, lo statuto della RECEP (Rete Europea per la attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio).
Tutti gli atti su citati, prodotti o sottoscritti dall’Ente Regione, sono indirizzati alla tutela massima del territorio, approvati e condivisi dalle amministrazioni locali firmatarie del documento.
Succede invece che alcune Amministrazioni Comunali, il cui territorio ricade all’interno ed all’esterno dei confini del Parco della Sila, insistono nel loro progetto di depauperazione e distruzione del patrimonio forestale, dimenticando che i boschi ricadenti all'interno del perimetro dei Parchi ovvero in aree SIC e/o ZPS sono tutelati dalle leggi istitutive, che permettono alla biodiversità rara, molte volte endemica, di sopravvivere.
Ciò, malgrado siano esse stesse firmatarie della convenzione di tutela RECEP e, di conseguenza, risultino agli atti come soggetti precipuamente responsabili e delegati alla salvaguardia.
A questo punto ci chiediamo: i boschi rigogliosi di Calabria sono foreste vive, da tutelare anche per tramandarle alle prossime generazioni o sono oggetto di mercato*?


19 Novembre 2010
ItaliaNostra
Gruppo della Sila

Nota *Il Patrimonio culturale e naturale è un bene di cui la civiltà tecnologica e industriale, nella quale viviamo, non può fare a meno, se vuole continuare a esistere. La civiltà industriale ha mostrato di sapersi dare un'efficienza; adesso occorre che si dia una 'religione', che sappia cioè contraddire a tutto ciò che tende a trasformare l'uomo in puro consumatore. Il rapporto predatorio con la natura non è più possibile"....(Giorgio Bassani)

martedì 23 novembre 2010

Comunicato stampa - Trasmissione Report

Spettabile Redazione di Report
Via Teulada 66 - 00195 ROMA
report@rai.it


COMUNICATO STAMPA

La scrivente Associazione avendo appreso, tramite il vostro programma, che la prossima puntata di “Report” verterà sulla questione dell’eolico in Italia, vuole segnalare alla vostra Redazione alcune situazioni critiche riguardanti l’Appennino ed in particolare l’Abruzzo, la cosiddetta Regione verde d’Europa, la Regione dei Parchi, al momento sotto un attacco pesante su vasta scala da parte delle Società che impiantano centrali eoliche industriali.

Restiamo a disposizione per ulteriori chiarimenti e approfondimenti,
cordialmente

Il Responsabile ALTURA per l’Abruzzo
Dott. Daniele Valfrè
daniele.valfre@libero.it


Si segnalano per l'appennino laziale-abruzzese-marchigiano le seguenti criticità:

• situazione critica dell’alto vastese dove oramai qualche centinaio di aerogeneratori già funzionanti e ubicati senza soluzione di continuità hanno pesantemente modificato il paesaggio, un tempo destinato ad Area Protetta, in particolare al confine Molise. Diverse decine sono tuttora gli aerogeneratori previsti ed in attesa di autorizzazione. I paesi più colpiti sono Atessa, Civitaluparella, Castelguidone, Schiavi d’Abruzzo e Pizzoferrato.
L’area ricade nell’IBA 115 (Important Bird Area) dei Monti Frentani ed è dal punto di vista naturalistico importantissima per gli uccelli rapaci, alcuni oramai estremamente rari e a rischio estinzione, come l’aquila reale, il nibbio reale, il lanario e biancone.

• notevole proliferazione di nuovi progetti di impianti industriali nelle provincie dell'Aquila e Rieti, con occupazione sistematica delle aree di connessione tra Aree Protette (corridoi ecologici) e conseguente aumento della frammentazione dell'habitat e della vulnerabilità dell'area (vedi carta distribuzione eolico Lazio-Abruzzo in allegato). Ciò si traduce in una difficoltà oggettiva agli spostamenti della fauna tra Aree Protette, in particolare per i grandi rapaci veleggiatori quali aquila reale e grifone e tra i mammiferi per l'orso bruno marsicano.

• mancanza di una pianificazione a livello regionale ed interregionale sulla scelta dei siti ove effettuare l'insediamento di impianti industriali, mancanza di coordinamento tra regioni confinanti, difficoltà burocratiche ad effettuare la VIA interregionale come previsto dal D.lgs 4/2008. Assenza di Linee Guida per la Regione Lazio.

• presenza di nuovi progetti in aree di massima importanza dei Piani Paesistici Regionali, in aree a vincolo paesaggistico ed idrogeologico, al di sopra dei 1200 m e in presenza di aree boscate (vincolate ai sensi dell'art. 142, co 1, D.lgs 42/2004), in aree IBA (Important Bird Area), SIC (Siti di Importanza Comunitaria, Direttiva 92/43/CEE), SIN (Siti di Importanza Nazionale, Progetto Bioitaly), in aree a forte vocazione turistica ed escursionistica.

• presenza di nuovi progetti in aree periferiche al Parco Nazionale d'Abruzzo e Molise con accertata frequentazione dell'orso bruno marsicano. Tali aree sono state definite dai ricercatori dell'Università di Roma "La Sapienza", in accordo con il Ministero dell'Ambiente, "habitat primari a massima idoneità" e "trappole ecologiche primarie", cioè aree strategiche e di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell'orso bruno marsicano.


Riguardo le nuove "Linee Guida Nazionali" (Decreto Ministero dello Sviluppo Economico 10/09/2010) si segnala:

• la scelta delle “aree non idonee” ad ospitare impianti eolici industriali totalmente affidata alle Regioni con il rischio di vedere installato, per esempio, un impianto eolico nella Regione A in un SIC e nella Regione B confinante lo stesso impianto vietato.
Ciò vale anche per le Aree Protette Nazionali, Comunitarie ed Internazionali (Siti UNESCO, Aree RAMSAR).

• non viene stabilito alcun periodo minimo di ricerca per lo studio anemologico ed eventuali criteri da seguire.

• sono indicate le informazioni che "dovrebbero" essere inserite nello Studio di Impatto Ambientale (SIA) quali l'analisi vegetazionale e floristica e l'analisi faunistica, ma senza definire un metodo certo di studio e ricerca.
Mancata citazione delle Linee Guida Eurobats (www.eurobats.org) alle quali l’Italia, quale Paese aderente al Bat Agreement con legge n 104 del 2005 dovrebbe invece far riferimento sempre, come ribadito anche in una risoluzione votata all’unanimità all’ultimo Meeting of Parties di Eurobats (Praga, settembre 2010),dove viene segnalato un elenco di speie minacciate e/o particolarmente sensibili all'impatto di impianti eolici.
Non viene riportata alcuna misura di tutela per le aree frequentate dall'orso bruno marsicano, sottospecie prioritaria che necessita di tutela rigorosa ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" ed è classificato come sottospecie in pericolo di estinzione in Europa secondo le categorie IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).

venerdì 12 novembre 2010

Un’importante area naturale minacciata dallo sviluppo di una strada.

La tutela dell’orso bruno marsicano passa sul confine tra Abruzzo e Lazio.

Si chiama Fosso Fioio ed è posto al confine tra Abruzzo e Lazio lungo i crinali e avvallamenti che separano i Comuni di Pereto e Camerata Nuova.
Fosso Fioio è una di quelle aree strategiche ad elevata naturalità e bassa antropizzazione che vengono utilizzate dalla fauna, ed in particolare dall’orso bruno marsicano (sottospecie in forte pericolo di estinzione), per il collegamento tra Aree Protette lungo l’Appennino.
Questi corridoi ecologici, in cui è stata accertata la presenza saltuaria dell’orso marsicano alla ricerca di ulteriori aree idonee esterne all’areale di presenza stabile, dovrebbero essere interessati da almeno una delle diverse azioni finalizzate alla tutela di questa specie in Italia dal progetto europeo LIFE sulla “conservazione dell’orso bruno sulle Alpi e Appennini” e che vedono il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise capofila del progetto.

Fosso Fioio ricade principalmente nel Parco Regionale dei Monti Simbruini (Lazio) ed in parte nella ZPS “Monti Simbruini” (Zona a Protezione Speciale IT110207) in Abruzzo.
Sotto l’aspetto naturalistico le estese faggete che ammantano il vallone sono identificabili in un particolare tipo di habitat definito “prioritario” a livello comunitario (Faggeti termofili degli Appennini a Taxus ed Ilex). Esse ospitano una ricca fauna e in particolare dal punto di vista ornitologico sono presenti il raro picchio dorsobianco, la balia dal collare, la tottavilla ed il calandro. Presente pure l’aquila reale, che in tempi storici aveva trovato nelle pareti del vallone di Fioio un sito adatto alla nidificazione ed il grifone presente nei pascoli limitrofi alla ricerca di cibo. Tutte queste specie sono inserite nell’allegato I della Direttiva Comunitaria “Uccelli”. Importante pure la presenza dell’astore, raro rapace legato alle aree densamente boscate.

Oggi Fosso Fioio, è attraversato da un tracciato, a malapena percorribile a causa dell’azione delle piogge primaverili, che da Camerata Nuova risale il vallone per circa 16 km in direzione del Santuario della Santissima Trinità in Comune di Vallepietra; tale strada è secondo il Piano d’Assetto del Parco Regionale “strada di servizio” e non può essere ritenuta “strada di collegamento” al fine di mantenere la più ampia tutela del Fosso Fioio.
Il Comune di Camerata Nuova a partire dal 2006 ha avviato una serie di progetti atti a “mettere in sicurezza” la strada del Fioio che hanno avuto il diniego sia in fase di Conferenza di Servizi, che dalla Regione Lazio in fase di analisi della Valutazione d’Incidenza proprio per l’importanza naturalistica dell’area. Solo la Regione Abruzzo da parere positivo al progetto.
Nel 2009 attraverso un’ordinanza sindacale contingibile ed urgente “... per somma urgenza di manutenzione ordinaria della strada del Fioio ....”. si da avvio all’esecuzione di parte dei lavori. Tale ordinanza sindacale faceva riferimento ad una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile in cui si invita ad “intraprendere ogni utile iniziativa per valutare soluzioni atte a garantire la messa in sicurezza del percorso e la percorribilità dello stesso ai mezzi di soccorso”.
Ai lavori già intrapresi dal Comune il WWF Italia ha presentato ricorso al TAR del Lazio che lo accoglie bloccando l’accesso al vallone.
Nonostante ciò, il Comune di Camerata Nuova, richiede nuovamente l’apertura della strada al traffico veicolare, non curante dei precedenti dinieghi, arrivando paradossalmente a richiedere una “Conferenza Unificata” ex L.241, convocata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In tale sede il 14 ottobre scorso, gli Enti interessati (Regione Lazio e Parco Regionale dei Monti Simbruini) sembrano, dopo anni di valutazioni negative dei vari progetti, aver cambiato improvvisamente parere, tant’è che dopo aver acquisito il parere definitivo di questi, l’11 novembre prossimo il destino della strada di Fosso Fioio sarà discusso risolutivamente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E’ incredibile che tanta caparbietà da parte del Comune di Camerata Nuova nel perseguire il progetto di sistemazione della strada del Fioio ora per manutenzione ordinaria, ora per pubblica incolumità, sia sfociata addirittura nel coinvolgimento del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio. Un progetto che vedrà l’ennesimo sperpero di denaro pubblico (circa 1.500.000 €), vista la difficoltà a rendere transitabile il Fosso Fioio data la complessità tecniche dell’intervento e le periodiche inondazioni primaverili, alla luce anche dei vistosi tagli di bilancio alle Aree Protette.
Viene da domandarsi quali siano le reali intenzioni del Comune e se piuttosto non siano veritieri i ventilati propositi di aprire la strada ad un flusso turistico di massa verso il Santuario della Santissima Trinità, dato che il progetto prevede la sistemazione del tracciato ben oltre i tratti interessati da particolare dissesto e da presunta pericolosità e definisce la strada del Fioio come “strada di collegamento interregionale” atta a di “risollevare l’economia del paese” mediante una maggiore “fruizione turistica dell’area”.

Appare inverosimile come Fosso Fioio, un selvaggio angolo di natura incontaminata ancora frequentato dall’orso bruno marsicano, sottospecie prioritaria che necessita di tutela rigorosa secondo la Direttiva Comunitaria “Habitat” e che rappresenta un pubblico valore, rischi di essere sommerso dall’ulteriore opera di sviluppo turistico a beneficio degli interessi di pochi.

Tutto questo, proprio nell’Anno Internazionale della Biodiversità ed in previsione del prossimo Anno Internazionale delle Foreste sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


Daniele Valfrè
Responsabile ALTURA per l’Abruzzo.
Associazione per La Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti.

lunedì 8 novembre 2010

BRACCONAGGIO, ALLARME DOPO L’ABBATTIMENTO DI OTTO FALCHI A ISCHIA.

COMUNICATO STAMPA

ESCALATION DI VIOLENZA CONTRO LA FAUNA SELVATICA

IN TUTTA LA PENISOLA: BRESCIA, CAGLIARI, REGGIO CALABRIA.

LIPU: “UNA VERGOGNA NAZIONALE”

L’associazione sta valutando le iniziative, anche internazionali,

per porre fine al massacro di uccelli migratori



E’ allarme bracconaggio contro gli uccelli migratori dopo l’abbattimento ieri di otto falchi pecchiaioli e un gheppio nell’isola di Ischia, ma anche dopo il sequestro nei giorni scorsi di un sentiero di 800 trappole illegali per l’uccellagione nel cagliaritano e la mattanza in corso nel bresciano sui piccoli uccelli protetti.

La denuncia è della LIPU, i cui volontari ieri a Ischia hanno udito gli spari e visto cadere ben otto esemplari di falco pecchiaiolo in migrazione, due dei quali probabilmente feriti. Un gheppio è stato invece recuperato dai volontari con un’ala spezzata ed è stato avviato alle cure di un centro specializzato. “I falchi abbattuti – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU – aggravano la situazione sull’isola campana, dove solo 20 giorni fa i nostri volontari furono brutalmente aggrediti a Ischia da alcuni bracconieri. Registriamo inoltre gravi emergenze in questi giorni nel cagliaritano e nel bresciano, dove i nostri volontari, non senza rischi per la propria incolumità, stanno rimuovendo migliaia di trappole contro piccoli uccelli protetti.

“E’ un’escalation di violenza e bracconaggio molto preoccupante, una vergogna nazionale – prosegue mamone Capria - per la quale stiamo valutando quali azioni intraprendere, anche a livello europeo. Atti che esprimono disprezzo verso la natura in un clima, spesso, di impunità per i responsabili”.

Nel bresciano prosegue la campagna dei volontari LIPU contro le micidiali trappole ad archetto e trappole a scatto d’acciaio dove finiscono a migliaia pettirossi, capinere e cince. Nel cagliaritano è attivo in questi giorni un campo antibracconaggio LIPU che nei giorni scorsi ha smantellato un sentiero per l’uccellagione composto da 800 trappole. Poche settimane fa invece la LIPU ha chiuso un campo antibracconaggio sullo stretto di Messina a Reggio Calabria, dove ogni anno fino a 200 falchi pecchiaiolo vengono uccisi dai bracconieri. E intanto continuano ad affluire rapaci e specie protette impallinate, dall’apertura della caccia, nei centri recupero LIPU: gli ultimi due sono un allocco e un gheppio feriti a Roma, ma ogni anno sono centinaia i rapaci ricoverati, molti dei quali non sopravvivono.

"Ma intanto dobbiamo registrare la mancanza di risposte da parte dei Ministeri Competenti, nonostante l'estrema gravità della situazione e i nostri ripetuti solleciti – conclude il vicepresidente LIPU - Rinnoviamo dunque l'appello al Governo: intervenga subito, adottando anche misure straordinarie per fronteggiare questa vera piaga per la natura e l'ambiente italiani".

Parma, 8 novembre 2010

sabato 6 novembre 2010

Eolico in Campania minaccia specie rare

AMBIENTE, CAMPANIA: DUE CENTRALI EOLICHE MINACCIANO LA RARA CICOGNA NERA E ALTRE IMPORTANTI SPECIE.

LIPU: “NOSTRI APPELLI INASCOLTATI, SI TUTELI NATURA E PAESAGGIO”

Autorizzati impianti da 10 megawatt e da 38 megawatt.

Appello LIPU alla nuova Giunta campana e alla Commissione Ambiente Regionale


Una rara coppia di cicogna nera, una delle dieci presenti a livello nazionale, e altre numerose specie di rapaci, tra cui nibbio reale e bruno, biancone e lanario, tutte superprotette da leggi nazionali e direttive comunitarie, potrebbero essere minacciate da due impianti eolici di grande taglia autorizzati dalla Regione Campania in Irpinia, un territorio già da anni massicciamente colonizzato da insediamenti di questo tipo.

La denuncia è della LIPU-BirdLife Italia: gli impianti sono quelli di Agro di Aquilonia, dove l’Ivpc10 Srl costruirà una centrale da 10 megawatt, e a Monteverde, dove Genco Srl realizzerà una centrale di 38 megawatt. Sezioni della LIPU Campana, Pugliese e Lucana sono infatti impegnate per scongiurare un grave degrado territoriale fra le tre regioni.

“Si tratta – dichiara la LIPU - di aree ancora integre nelle quali, vista la presenza di specie selvatiche di grande importanza e rarità, non dovrebbero sorgere impianti simili a quelli proposti. Non capiamo dunque perché queste autorizzazioni siano state concesse”.

Nel luglio 2009 la LIPU in una nota urgente a vari uffici della Regione Campania, all’Arpa Campania, alla Provincia di Avellino e al Ministero dell’Ambiente, chiedeva di intervenire per fronteggiare la proliferazione di pale eoliche. Tale rischio era annunciato dalla presenza, osservata dalla LIPU, di strumenti per studiare la direzione e l’intensità del vento (anemometri) a brevissima distanza dal sito di nidificazione della cicogna nera.

Un’altra nota inviata dalla LIPU lo scorso 1° giugno non ha ottenuto, come la prima, alcuna risposta.

“Ci appelliamo alla nuova giunta regionale e alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale – prosegue la LIPU – affinché si intervenga in modo deciso per tutelare uno dei territori strategici per la biodiversità e area di grande interesse paesaggistico.

“Chiediamo inoltre – prosegue l’associazione - che vengano adottate con urgenza le nuove linee guida regionali sulle rinnovabili, in attuazione a quelle nazionali appena emanate, per tamponare le conseguenze dello sviluppo di un settore che non è governato e che sta compromettendo paesaggio e ambiente in modo irreversibile”.


5 novembre 2010

UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA 0521.273043

lunedì 1 novembre 2010

THE EU TORPEDOES THE CONVENTION ON BIOLOGICAL DIVERSITY



On October 29th in Japan, EU countries committed themselves with other members of the international convention to give protection status to 17% of the land on the planet. The purpose of this Nagoya summit was to protect biodiversity in a context of rapid human expansion, unsustainable exploitation of natural habitats, and the resulting regression of plant and wildlife leading to the extinction of a great many species.

The success of the summit has been applauded, as it should be, but in a less publicized document released practically at the same time* the EU reaffirms that its own protected areas will not be off limits to industrial development, and in particular to windfarms.
* EU guidance document on Windfarms in Natura 2000 areas – October 2010

Conservationists worldwide are disappointed, to say the least, by this double talk from the European Union.

Save The Eagles International (STEI) have warned the European Commission about the deleterious effects of wind turbines on bird and bat populations. In a recent release, the conservation organization provided evidence that a biased environmental assessment had condemned the endangered Tasmanian Wedge-Tailed Eagle to extinction through mortality by collision with wind turbines. STEI president, Mark Duchamp, stressed the fact that, depending on wind speed, the turbine blades travel at 150-300 kph at the tip, and that raptors, like bats, are attracted to windfarms. This has been demonstrated time and again, he said, by Dr Shawn Smallwood in his extensive studies on the matter.

Duchamp regrets that the EU has turned a deaf ear to their whistle blowing, ignoring scientific documents and bird kill statistics submitted as evidence. Likewise, he notes that bird societies have failed to publish this crucial information on their websites, conflicting as it does with their policy of advocacy and activism in favor of the wind industry.

Building windfarms in the EU’s “Natura 2000” network of nature reserves is not much different from Tanzania´s current plan to build a highway across the Serengeti National Park, he adds, and can only regret that the European Commission doesn’t know better.

STEI predict that, with such a gaping hole under the flotation line, the conservation of European biodiversity will be short-lived. As for the credibility of the EU’s green leadership, they regret to see it sink to new lows.

It is hardly responsible, says Duchamp, to sacrifice biodiversity to the impossible promise of running the EU´s economy on unreliable energy, costing (including backup and new transmission lines) three to five times more than conventional methods.

He concludes: absurdity is creating nature reserves and opening their gates to industrial development.

Fonte: http://www.iberica2000.org/Es/Articulo.asp?Id=4496