CATANIA 07/03/2012 -
Il personale del Servizio Centrale Cites di Roma del Corpo forestale dello Stato, unitamente a quello del Corpo forestale della Regione Sicilia e della tenenza dei Carabinieri di Misterbianco, è intervenuto oggi, in seguito ad una segnalazione da parte di una fonte confidenziale e di una complessa attività d'indagine, per sequestrare un laboratorio nel quale si riproducevano illegalmente anelli di marcaggio di specie di rapaci ad alto rischio di estinzione tutelati dalla Convenzione di Washington e dalle norme sulla caccia.
All'interno del laboratorio, che si trova in località Misterbianco (Catania), sono stati trovati, oltre agli anelli falsificati, 13 esemplari di rapaci di cui 1 falco lanario, 1 falco sacro, 6 falchi pellegrini, 2 aquile minori, 1 poiana coda bianca e 2 falchi di Harris, tutti accompagnati da certificazione Cites riciclata. Oltre al laboratorio ed al materiale utilizzato per la fabbricazione degli anelli, sono stati posti sotto sequestro tutti gli esemplari di rapaci, i certificati che li accompagnavano ed il materiale che occorreva per la loro cattura.
Inoltre, al proprietario del laboratorio, un uomo residente a Misterbianco, è stato contestato il reato di maltrattamento per le condizioni non idonee nelle quali erano tenuti gli animali e la detenzione di una carabina modificata. L'operazione di oggi si inserisce nel quadro dell'attività di contrasto, svolta dal Corpo forestale dello Stato, al traffico illegale di specie protette prelevate dal loro habitat naturale e delle certificazioni e sistemi di marcaggio che servono a coprire in modo fraudolento l'illegale detenzione di queste specie
Fonte: http://www.lasiciliaweb.com/index.php?id=73104
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giovedì 8 marzo 2012
giovedì 28 aprile 2011
CITES: SICILIA, BLOCCATO TRAFFICO DI RAPACI IN VIA D'ESTINZIONE
Sequestrata una giovane coppia di rarissima "Aquila del Bonelli" depredata da un nido. La specie, superprotetta dalle leggi venatorie, è presente in Sicilia con non più di dieci siti di nidificazione e molto ambita da falconieri e collezionisti disposti a pagare fino a ventimila euro per entrarne in possesso
In seguito ad una complessa attività svolta dalla Sezione Investigativa CITES del Corpo forestale dello Stato di Roma e dal Corpo forestale dello Stato operante in Sicilia è stata rinvenuta, nel corso di perquisizioni svolte nel Ragusano, nel Catanese e nel Nisseno a carico di tre falconieri, una coppia di un anno della maestosa "Aquila del Bonelli" (Hieraaetus fasciatus), specie presente con non più di dieci siti di nidificazione in Sicilia e minacciata dal prelievo illegale per la falconeria e per il collezionismo oltre che dalla distruzione degli habitat naturali.
Una coppia di questa specie può essere pagata fino a 20mila euro sul mercato internazionale, soprattutto in Medio Oriente. La specie inoltre è considerata super protetta dalla normativa sul prelievo venatorio. Le imputazioni per i criminali coinvolti sono diverse, perché i reati riguardano sia la normativa CITES sulla fauna in via d'estinzione sia le più generiche norme sulla caccia e sul maltrattamento animali, in quanto i bracconieri sono accusati di aver prelevato e detenuto specie protette e non cacciabili e per di più di aver arrecato disturbo ai siti di nidificazione e alle coppie di rapaci intente nella fase riproduttiva, di difesa e di svezzamento della prole.
E' la prima volta che l'attività investigativa sul traffico di specie porta a scoprire, nel nostro Paese, il commercio di rapaci ricostruendo l'illecito dal prelievo in natura nei nidi sino al ricettatore finale, permettendo poi di recuperare dei soggetti razziati che potranno essere reintrodotti in natura.
La coppia di volatili era detenuta in un isolato casale di campagna della provincia di Ragusa, non accatastato e rintracciato grazie all'ausilio del GPS dal personale della CITES di Roma e Palermo che la cercava da mesi.
Le due giovani aquile erano state prelevate, similmente ad altre azioni di depredazione di nidi diffuse nel territorio del Sud Italia, da abili arrampicatori e bracconieri da un nido sito in una gola nelle campagne di Campobello di Licata (Agrigento), sconosciuto persino alle associazioni di volontariato presenti sul territorio che vigilano sulla sicurezza delle nidificazioni di rapaci.
Il sequestro assume un'importanza enorme perché l'individuazione del nido potrà permettere la reintroduzione degli esemplari in natura prima che la vicinanza con l'uomo pregiudichi definitivamente le loro attitudini a predare e autoalimentarsi autonomamente.
Con questa indagine, collegata all'"Operazione Bonelli, iniziata nel 2010 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha portato al sequestro complessivo di oltre cinquanta rapaci protetti tra cui gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani), il Corpo forestale dello Stato contribuisce, in maniera concreta e diretta, alla difesa e alla tutela della biodiversità quotidianamente minacciata nel nostro Paese. Oltre quindici le persone complessivamente indagate per i reati contestati, che vanno dalla legge che applica la CITES in Italia a quella sul prelievo venatorio, sino alla normativa sul maltrattamento, mentre per gli animali sequestrati è già previsto, in accordo con WWF e Fondazione Bioparco di Roma, un programma di rieducazione alle pratiche di vita selvatica e di reintroduzione al fine di restituire alla natura questi magnifici esemplari assicurandogli un ritorno alla vita tra le gole e le valli siciliane.
A cura dell'ufficio stampa dell'Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato
NEWSLETTER n°839 del 28/04/2011
In seguito ad una complessa attività svolta dalla Sezione Investigativa CITES del Corpo forestale dello Stato di Roma e dal Corpo forestale dello Stato operante in Sicilia è stata rinvenuta, nel corso di perquisizioni svolte nel Ragusano, nel Catanese e nel Nisseno a carico di tre falconieri, una coppia di un anno della maestosa "Aquila del Bonelli" (Hieraaetus fasciatus), specie presente con non più di dieci siti di nidificazione in Sicilia e minacciata dal prelievo illegale per la falconeria e per il collezionismo oltre che dalla distruzione degli habitat naturali.
Una coppia di questa specie può essere pagata fino a 20mila euro sul mercato internazionale, soprattutto in Medio Oriente. La specie inoltre è considerata super protetta dalla normativa sul prelievo venatorio. Le imputazioni per i criminali coinvolti sono diverse, perché i reati riguardano sia la normativa CITES sulla fauna in via d'estinzione sia le più generiche norme sulla caccia e sul maltrattamento animali, in quanto i bracconieri sono accusati di aver prelevato e detenuto specie protette e non cacciabili e per di più di aver arrecato disturbo ai siti di nidificazione e alle coppie di rapaci intente nella fase riproduttiva, di difesa e di svezzamento della prole.
E' la prima volta che l'attività investigativa sul traffico di specie porta a scoprire, nel nostro Paese, il commercio di rapaci ricostruendo l'illecito dal prelievo in natura nei nidi sino al ricettatore finale, permettendo poi di recuperare dei soggetti razziati che potranno essere reintrodotti in natura.
La coppia di volatili era detenuta in un isolato casale di campagna della provincia di Ragusa, non accatastato e rintracciato grazie all'ausilio del GPS dal personale della CITES di Roma e Palermo che la cercava da mesi.
Le due giovani aquile erano state prelevate, similmente ad altre azioni di depredazione di nidi diffuse nel territorio del Sud Italia, da abili arrampicatori e bracconieri da un nido sito in una gola nelle campagne di Campobello di Licata (Agrigento), sconosciuto persino alle associazioni di volontariato presenti sul territorio che vigilano sulla sicurezza delle nidificazioni di rapaci.
Il sequestro assume un'importanza enorme perché l'individuazione del nido potrà permettere la reintroduzione degli esemplari in natura prima che la vicinanza con l'uomo pregiudichi definitivamente le loro attitudini a predare e autoalimentarsi autonomamente.
Con questa indagine, collegata all'"Operazione Bonelli, iniziata nel 2010 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha portato al sequestro complessivo di oltre cinquanta rapaci protetti tra cui gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani), il Corpo forestale dello Stato contribuisce, in maniera concreta e diretta, alla difesa e alla tutela della biodiversità quotidianamente minacciata nel nostro Paese. Oltre quindici le persone complessivamente indagate per i reati contestati, che vanno dalla legge che applica la CITES in Italia a quella sul prelievo venatorio, sino alla normativa sul maltrattamento, mentre per gli animali sequestrati è già previsto, in accordo con WWF e Fondazione Bioparco di Roma, un programma di rieducazione alle pratiche di vita selvatica e di reintroduzione al fine di restituire alla natura questi magnifici esemplari assicurandogli un ritorno alla vita tra le gole e le valli siciliane.
A cura dell'ufficio stampa dell'Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato
NEWSLETTER n°839 del 28/04/2011
sabato 12 marzo 2011
Contro i trafficanti di rapaci iniziata la sorveglianza dei siti.
Campi di sorveglianza e uso della tecnologia per sorvegliare i siti di riproduzione di alcune specie di rapaci in Sicilia a rischio di estinzione. Sono questi gli accorgimenti messi in atto da un nutrito gruppo di ornitologi, ricercatori e volontari per impedire la razzia dei pulcini di alcune specie di rapaci usati in falconeria e molto ambiti da allevatori e trafficanti senza scrupoli, pronti a rivenderli per importi molto consistenti. “Si tratta in particolare di alcune specie che sopravvivono in Sicilia con effettivi molto ridotti, come l’Aquila del Bonelli (non più di 15 coppie) e l’avvoltoio Capovaccaio (2-3 coppie) – dicono i coordinatori del gruppo operativo che dallo scorso mese di novembre si è costituito in Sicilia e che coinvolge praticamente tutte le associazioni ambientaliste operanti in Sicilia – LIPU, WWF, MAN, LAV, Fondo Siciliano per la Natura, Legambiente, e altre ancora – con il placet dei rispettivi organi nazionali e delle Università di Palermo e Catania”.
Lo scorso anno proprio l’intervento di alcuni dei componenti di questo gruppo sventò il furto di un pulcino di Aquila del Bonelli posto su una parete rocciosa a ridosso di un’antica miniera di zolfo in provincia di Caltanissetta. Da lì e seguendo i movimenti dei soggetti intercettati (noti tra gli addetti ai lavori come dediti ad attività non del tutto cristalline) si è arrivati all’operazione che in tutta Italia ha portato al sequestro di decine di rapaci di provenienza furtiva e provvisti di certificazioni CITES palesemente false o contraffatte. L’inchiesta penale condotta dalla Procura di Caltanissetta non si è ancora conclusa e potrebbe, anzi, arricchirsi di ulteriori elementi.
Nel frattempo, considerati anche i movimenti sospetti effettuati nelle scorse settimane da noti soggetti dediti alla falconeria a ridosso di pareti rocciose e altri siti sensibili – in parte già filmati e fotografati – il gruppo ha iniziato a tessere dai primi di febbraio una fitta rete di controlli, coinvolgendo anche il corpo forestale, i carabinieri, la guardia di finanza, guardie zoofile e venatorie, e ricorrendo in alcuni casi anche all’uso di telecamere nascoste e altri espedienti tecnologici messi a disposizione da vari soggetti, anche provati. Gran parte dei nidi a rischio sono, di fatto, sotto stretto e continuo controllo.
“Al di là di ogni altra considerazione – concludono i responsabili del gruppo – si tratta di reati penali che possono portare nel giro di pochi anni all’estinzione di queste specie, che sopravvivono ormai solo in Sicilia e anche nel resto d’Europa non se la passano meglio. Abbiamo notizia che negli ultimi due anni sono stati rubati dai nidi almeno 7-8 piccoli di Aquila del Bonelli, 1-2 capovaccai e diverse decine tra Lanari e Pellegrini, due falconi che pur non essendo ad immediato pericolo di estinzione sono già soggetti a vari pericoli, compreso il bracconaggio e l’alterazione dell’habitat, per sopportare, alla lunga, prelievi di questo tipo. Oltre a queste azioni, che stanno ottenendo l’entusiastica adesione di numerosi volontari provenienti anche da oltre Stretto, stiamo effettuando il monitoraggio di falconieri ed allevatori che come funghi sono spuntati un po’ ovunque e con autorizzazioni rilasciate con incredibile disinvoltura”.
Fonte:http://agrigentoweb.it - 10 marzo 2011
Lo scorso anno proprio l’intervento di alcuni dei componenti di questo gruppo sventò il furto di un pulcino di Aquila del Bonelli posto su una parete rocciosa a ridosso di un’antica miniera di zolfo in provincia di Caltanissetta. Da lì e seguendo i movimenti dei soggetti intercettati (noti tra gli addetti ai lavori come dediti ad attività non del tutto cristalline) si è arrivati all’operazione che in tutta Italia ha portato al sequestro di decine di rapaci di provenienza furtiva e provvisti di certificazioni CITES palesemente false o contraffatte. L’inchiesta penale condotta dalla Procura di Caltanissetta non si è ancora conclusa e potrebbe, anzi, arricchirsi di ulteriori elementi.
Nel frattempo, considerati anche i movimenti sospetti effettuati nelle scorse settimane da noti soggetti dediti alla falconeria a ridosso di pareti rocciose e altri siti sensibili – in parte già filmati e fotografati – il gruppo ha iniziato a tessere dai primi di febbraio una fitta rete di controlli, coinvolgendo anche il corpo forestale, i carabinieri, la guardia di finanza, guardie zoofile e venatorie, e ricorrendo in alcuni casi anche all’uso di telecamere nascoste e altri espedienti tecnologici messi a disposizione da vari soggetti, anche provati. Gran parte dei nidi a rischio sono, di fatto, sotto stretto e continuo controllo.
“Al di là di ogni altra considerazione – concludono i responsabili del gruppo – si tratta di reati penali che possono portare nel giro di pochi anni all’estinzione di queste specie, che sopravvivono ormai solo in Sicilia e anche nel resto d’Europa non se la passano meglio. Abbiamo notizia che negli ultimi due anni sono stati rubati dai nidi almeno 7-8 piccoli di Aquila del Bonelli, 1-2 capovaccai e diverse decine tra Lanari e Pellegrini, due falconi che pur non essendo ad immediato pericolo di estinzione sono già soggetti a vari pericoli, compreso il bracconaggio e l’alterazione dell’habitat, per sopportare, alla lunga, prelievi di questo tipo. Oltre a queste azioni, che stanno ottenendo l’entusiastica adesione di numerosi volontari provenienti anche da oltre Stretto, stiamo effettuando il monitoraggio di falconieri ed allevatori che come funghi sono spuntati un po’ ovunque e con autorizzazioni rilasciate con incredibile disinvoltura”.
Fonte:http://agrigentoweb.it - 10 marzo 2011
mercoledì 27 ottobre 2010
Il traffico degli uccelli rapaci in Europa
Intervista al dott. Marco Fiori, Dirigente del Servizio Cites Nazionale del Corpo Forestale dello Stato.
di redazione | 26 ottobre 2010
GEAPRESS – Chi si ricorda che il 2010 è l’anno internazionale della Biodiversità? La ricchezza biologica del nostro pianeta dovrebbe essere preservata e tutelata. Eppure basta una piccola modifica ad una legge per avviare la catastrofe. Dal 1992, infatti, la falconeria come mezzo di caccia è divenuta legale. Prima di allora alcune regioni del sud Italia erano preda solo di bracconieri stranieri, soprattutto tedeschi. Un fenomeno, per quanto grave, comunque circoscritto ad una sorta di filiera della totale illegalità. Si iniziava dai nidi da depredare in Sicilia come in Calabria, si continuava in un centro di falconeria in Baviera, per finire sul braccio di un falconiere arabo. Ma dal 1992 le cose cambiarono. Nella “filiera” dell’illecito si sono innestati percossi di legalità che sono subito diventati luoghi di riciclaggio. Da allora si sono iniziati a specializzare bracconieri locali, ovvero predoni mercenari al servizio di chi, in nord Italia come in centro Europa, si arricchisce sul traffico degli uccelli rapaci.
Nascono dei centri finalizzati al riciclaggio che iniziano così a godere di privilegiati punti di appoggio locali. Buoni conoscitori dei luoghi che armati di corde da alpinista raggiungo velocemente il nido su una parete rocciosa, e prelevano i nidiacei. Può allora succedere che se la Forestale prova a controllare, ad esempio, un allevamento siciliano come austriaco vengano mostrati certificati di copertura attestanti la nascita in cattività dei rapaci.
Può darsi, però, che siano stati presi nei nidi siciliani, inviati poi in Austria e da lì fatti rientrare con certificazione Cites spagnola rilasciata, all’origine, per un rapace ormai morto da tempo. In Italia, poi, vi sono altri centri intermedi collocati all’interno di zoo e parchi faunistici, magari tra quelli che si servono, come tutti, della pubblicità della difesa della biodiversità. La destinazione dei rapaci riciclati? Anche parchi faunistici-zoo e soprattutto spettacoli di falconeria specializzati in rivisitazioni medioevali. Di quelli che le amministrazioni comunali o provinciali pagano in occasione di feste locali.
Fantascienza? Niente affatto. GeaPress ha intervistato il Dirigente del Servizio Cites Centrale dell’Ispettorato del Corpo Forestale dello Stato. Questa estate, sotto la direzione del dott. Marco Fiori (nella foto), il Corpo Forestale dello Stato ha messo a segno un duro colpo all’organizzazione che, ramificata in più paesi, sta portando a termine l’estinzione di numerose specie di uccelli rapaci. Quelli che rischiano di più: Capovaccaio e Aquila del Bonelli. Quest’ultima ha la sua roccaforte in Sicilia. Stimata in circa 15 coppie, in due anni ha subìto la depredazione di non meno di sette-otto pulcini. Per capire la gravità della cosa basti pensare che l’Aquila del Bonelli depone al massimo due uova, ed i giovani, come molti rapaci, vanno già naturalmente incontro ad una mortalità molto elevata. Un po’ come spingere un suicida sull’orlo del baratro.
GEAPRESS – dott. Fiori, il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto un mercato di uccelli rapaci a dir poco preoccupante. Una strana catena che presenta utili trampolini di riciclaggio. Iniziamo dagli anelli più bassi.
Dott. Fiori – Sono senz’altro i basisti. In Sicilia sono loro a prelevare le nidiate.
GEAPRESS – E poi?
Dott. Fiori – E poi ci sono i centri di smistamento, localizzati in Germania ma anche in Italia. Fanno a loro capo i documenti che faranno entrare nel mercato legale gli animali in realtà prelevati dai nidi.
GEAPRESS – Da dove provengono i documenti per il riciclaggio?
Dott. Fiori – Possiamo con certezza dire che li abbiamo scoperti di provenienza spagnola e belga. Si trattava di animali morti ma il documento continuava a servire …
GEAPRESS – …. per altri animali, ma vivi?
Dott. FIORI – Infatti. In alcuni paesi si sta riuscendo a venire a capo dei punti deboli. E’ difficile pensare che questi documenti possano circolare così liberamente.
GEAPRESS – Cosa vuole dire?
Dott. Fiori – In Germania sembra che vi sia qualche cosa che non va nei passaggi tra le Autorità dei Länder e quelle centrali.
GEAPRESS – E’ possibile che il documento Cites di copertura possa essere acquistato?
Dott. Fiori – Certo, chi è nell’ambiente illegale sa evidentemente come fare. I prezzi variano da mille a duemila euro. Per gli animali, invece, si parte da tre-quattromila euro fino ad arrivare a 15.000 euro per una Bonelli ed anche oltre. Di fatto si è costituita in questi anni una vera e propria rete transnazionale, ma anche noi ci siamo organizzati per sconfiggerla.
GEAPRESS – Come?
Dott. Fiori – Non tutto si può dire ma le Autorità Cites sparse nei paesi europei hanno avuto dei proficui incontri, anzi …
GEAPRESS – Anzi …..
Dott. Fiori – Le polizie competenti, tra le quali per l’Italia la Sezione che dirigo, ormai collaborano. Abbiamo da tempo una fattiva collaborazione. In un incontro non più recente avvenuto a Tarvisio si sono gettate la basi. Una prima grande operazione che abbiamo portato a termine proprio sul traffico di rapaci, ha riguardato pure uova di Condor più duecentocinquanta animali vivi. Il trafficante era un austriaco ma gli animali provenivano da Turchia e Grecia passando per l’Italia. La rete scoperta è enorme.
GEAPRESS – Un austriaco?
Dott. Fiori – L’Austria è risultata essere un paese strategico per questi traffici, ma è coinvolta la Germania, l’Olanda, il Belgio, la Spagna, il Regno Unito. Pensi che il Belgio ha molto a che fare con l’Aquila del Bonelli trafugata a Butera, in provincia di Caltanissetta. In Spagna sono state sequestrate, le parlo di questa estate .., otto Aquile del Bonelli. Si tratta di dati allarmanti.
GEAPRESS – Ed i centri italiani compiacenti? Erano parchi faunistici, ovvero zoo.
Dott. Fiori – Avevano sicuramente documentazione falsa. Bisogna vedere se ne erano a conoscenza.
GEAPRESS – Ma, avete sequestrato animali, magari se vi sono indagini in corso…
Dott. Fiori – Le perquisizioni domiciliari hanno riguardato le provincie di Pavia, Milano, Reggio Emilia, Catania e Ragusa. Anche il Friuli è coinvolto. Si, si sono operati dei sequestri anche di Capovaccai. Alcuni animali, poi, non sono recenti, intendo dire degli ultimi mesi. Noi continuiamo a lavorare. La LIPU ed il WWF fanno un lavoro di monitoraggio importantissimo. Vi sono pure filmati che ritraggono i bracconieri al nido …
GEAPRESS – Mi sembra di capire che in Sicilia si preleva ….
Dott. Fiori – Per la Sicilia abbiamo avuto i riscontri più importanti, ma le indagini riguardano anche la Calabria, la Puglia e la Campania. In tutto sono indagate 18 persone, ma vedremo gli sviluppi. Sull’Aquila del Bonelli, ad esempio, i conti non tornano, forse i destinatari erano ancor di più. Di sicuro nei luoghi vi erano continui movimenti di personaggi sospetti.
GEAPRESS – Quali specie sono interessate?
Dott. Fiori – Aquila del Bonelli, ma anche Aquila reale, poi Falchi pellegrini, Lanari, Gheppi, Grillai. La richiesta è molto elevata. Ormai vi sono delle vere specializzazioni individuali.
GEAPRESS – Rischi di estinzione?
Dott. Fiori – Capovaccaio e Aquila del Bonelli soprattutto.
Fino a pochi giorni addietro il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) ha rinvenuto nella casa palermitana di un probabile prestanome, numerosi uccelli rapaci. Di questa estate, invece, la maxi operazione (vedi articolo GeaPress) dove 47 uccelli rapaci sono stati sequestrati in tutta Italia, mentre altre operazioni, sempre nel recente passato, sono state portate a termini così come evidenziato nella intervista al dott. Fiori. Le pene per i trasgressori variano da tre mesi ad un anno ed ammenda compresa fra sette e settantacinquemila euro. I reati sono il commercio illegale di specie protette, falso e ricettazione.
Fonte: http://www.geapress.org/caccia/il-traffico-degli-uccelli-rapaci-in-europa/7589
di redazione | 26 ottobre 2010
GEAPRESS – Chi si ricorda che il 2010 è l’anno internazionale della Biodiversità? La ricchezza biologica del nostro pianeta dovrebbe essere preservata e tutelata. Eppure basta una piccola modifica ad una legge per avviare la catastrofe. Dal 1992, infatti, la falconeria come mezzo di caccia è divenuta legale. Prima di allora alcune regioni del sud Italia erano preda solo di bracconieri stranieri, soprattutto tedeschi. Un fenomeno, per quanto grave, comunque circoscritto ad una sorta di filiera della totale illegalità. Si iniziava dai nidi da depredare in Sicilia come in Calabria, si continuava in un centro di falconeria in Baviera, per finire sul braccio di un falconiere arabo. Ma dal 1992 le cose cambiarono. Nella “filiera” dell’illecito si sono innestati percossi di legalità che sono subito diventati luoghi di riciclaggio. Da allora si sono iniziati a specializzare bracconieri locali, ovvero predoni mercenari al servizio di chi, in nord Italia come in centro Europa, si arricchisce sul traffico degli uccelli rapaci.
Nascono dei centri finalizzati al riciclaggio che iniziano così a godere di privilegiati punti di appoggio locali. Buoni conoscitori dei luoghi che armati di corde da alpinista raggiungo velocemente il nido su una parete rocciosa, e prelevano i nidiacei. Può allora succedere che se la Forestale prova a controllare, ad esempio, un allevamento siciliano come austriaco vengano mostrati certificati di copertura attestanti la nascita in cattività dei rapaci.
Può darsi, però, che siano stati presi nei nidi siciliani, inviati poi in Austria e da lì fatti rientrare con certificazione Cites spagnola rilasciata, all’origine, per un rapace ormai morto da tempo. In Italia, poi, vi sono altri centri intermedi collocati all’interno di zoo e parchi faunistici, magari tra quelli che si servono, come tutti, della pubblicità della difesa della biodiversità. La destinazione dei rapaci riciclati? Anche parchi faunistici-zoo e soprattutto spettacoli di falconeria specializzati in rivisitazioni medioevali. Di quelli che le amministrazioni comunali o provinciali pagano in occasione di feste locali.
Fantascienza? Niente affatto. GeaPress ha intervistato il Dirigente del Servizio Cites Centrale dell’Ispettorato del Corpo Forestale dello Stato. Questa estate, sotto la direzione del dott. Marco Fiori (nella foto), il Corpo Forestale dello Stato ha messo a segno un duro colpo all’organizzazione che, ramificata in più paesi, sta portando a termine l’estinzione di numerose specie di uccelli rapaci. Quelli che rischiano di più: Capovaccaio e Aquila del Bonelli. Quest’ultima ha la sua roccaforte in Sicilia. Stimata in circa 15 coppie, in due anni ha subìto la depredazione di non meno di sette-otto pulcini. Per capire la gravità della cosa basti pensare che l’Aquila del Bonelli depone al massimo due uova, ed i giovani, come molti rapaci, vanno già naturalmente incontro ad una mortalità molto elevata. Un po’ come spingere un suicida sull’orlo del baratro.
GEAPRESS – dott. Fiori, il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto un mercato di uccelli rapaci a dir poco preoccupante. Una strana catena che presenta utili trampolini di riciclaggio. Iniziamo dagli anelli più bassi.
Dott. Fiori – Sono senz’altro i basisti. In Sicilia sono loro a prelevare le nidiate.
GEAPRESS – E poi?
Dott. Fiori – E poi ci sono i centri di smistamento, localizzati in Germania ma anche in Italia. Fanno a loro capo i documenti che faranno entrare nel mercato legale gli animali in realtà prelevati dai nidi.
GEAPRESS – Da dove provengono i documenti per il riciclaggio?
Dott. Fiori – Possiamo con certezza dire che li abbiamo scoperti di provenienza spagnola e belga. Si trattava di animali morti ma il documento continuava a servire …
GEAPRESS – …. per altri animali, ma vivi?
Dott. FIORI – Infatti. In alcuni paesi si sta riuscendo a venire a capo dei punti deboli. E’ difficile pensare che questi documenti possano circolare così liberamente.
GEAPRESS – Cosa vuole dire?
Dott. Fiori – In Germania sembra che vi sia qualche cosa che non va nei passaggi tra le Autorità dei Länder e quelle centrali.
GEAPRESS – E’ possibile che il documento Cites di copertura possa essere acquistato?
Dott. Fiori – Certo, chi è nell’ambiente illegale sa evidentemente come fare. I prezzi variano da mille a duemila euro. Per gli animali, invece, si parte da tre-quattromila euro fino ad arrivare a 15.000 euro per una Bonelli ed anche oltre. Di fatto si è costituita in questi anni una vera e propria rete transnazionale, ma anche noi ci siamo organizzati per sconfiggerla.
GEAPRESS – Come?
Dott. Fiori – Non tutto si può dire ma le Autorità Cites sparse nei paesi europei hanno avuto dei proficui incontri, anzi …
GEAPRESS – Anzi …..
Dott. Fiori – Le polizie competenti, tra le quali per l’Italia la Sezione che dirigo, ormai collaborano. Abbiamo da tempo una fattiva collaborazione. In un incontro non più recente avvenuto a Tarvisio si sono gettate la basi. Una prima grande operazione che abbiamo portato a termine proprio sul traffico di rapaci, ha riguardato pure uova di Condor più duecentocinquanta animali vivi. Il trafficante era un austriaco ma gli animali provenivano da Turchia e Grecia passando per l’Italia. La rete scoperta è enorme.
GEAPRESS – Un austriaco?
Dott. Fiori – L’Austria è risultata essere un paese strategico per questi traffici, ma è coinvolta la Germania, l’Olanda, il Belgio, la Spagna, il Regno Unito. Pensi che il Belgio ha molto a che fare con l’Aquila del Bonelli trafugata a Butera, in provincia di Caltanissetta. In Spagna sono state sequestrate, le parlo di questa estate .., otto Aquile del Bonelli. Si tratta di dati allarmanti.
GEAPRESS – Ed i centri italiani compiacenti? Erano parchi faunistici, ovvero zoo.
Dott. Fiori – Avevano sicuramente documentazione falsa. Bisogna vedere se ne erano a conoscenza.
GEAPRESS – Ma, avete sequestrato animali, magari se vi sono indagini in corso…
Dott. Fiori – Le perquisizioni domiciliari hanno riguardato le provincie di Pavia, Milano, Reggio Emilia, Catania e Ragusa. Anche il Friuli è coinvolto. Si, si sono operati dei sequestri anche di Capovaccai. Alcuni animali, poi, non sono recenti, intendo dire degli ultimi mesi. Noi continuiamo a lavorare. La LIPU ed il WWF fanno un lavoro di monitoraggio importantissimo. Vi sono pure filmati che ritraggono i bracconieri al nido …
GEAPRESS – Mi sembra di capire che in Sicilia si preleva ….
Dott. Fiori – Per la Sicilia abbiamo avuto i riscontri più importanti, ma le indagini riguardano anche la Calabria, la Puglia e la Campania. In tutto sono indagate 18 persone, ma vedremo gli sviluppi. Sull’Aquila del Bonelli, ad esempio, i conti non tornano, forse i destinatari erano ancor di più. Di sicuro nei luoghi vi erano continui movimenti di personaggi sospetti.
GEAPRESS – Quali specie sono interessate?
Dott. Fiori – Aquila del Bonelli, ma anche Aquila reale, poi Falchi pellegrini, Lanari, Gheppi, Grillai. La richiesta è molto elevata. Ormai vi sono delle vere specializzazioni individuali.
GEAPRESS – Rischi di estinzione?
Dott. Fiori – Capovaccaio e Aquila del Bonelli soprattutto.
Fino a pochi giorni addietro il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) ha rinvenuto nella casa palermitana di un probabile prestanome, numerosi uccelli rapaci. Di questa estate, invece, la maxi operazione (vedi articolo GeaPress) dove 47 uccelli rapaci sono stati sequestrati in tutta Italia, mentre altre operazioni, sempre nel recente passato, sono state portate a termini così come evidenziato nella intervista al dott. Fiori. Le pene per i trasgressori variano da tre mesi ad un anno ed ammenda compresa fra sette e settantacinquemila euro. I reati sono il commercio illegale di specie protette, falso e ricettazione.
Fonte: http://www.geapress.org/caccia/il-traffico-degli-uccelli-rapaci-in-europa/7589
venerdì 2 luglio 2010
SCOPERTO TRAFFICO RAPACI IN VIA ESTINZIONE
ANIMALI: SCOPERTO TRAFFICO RAPACI IN VIA ESTINZIONE, 17 INDAGATI
(ASCA) - Roma, 1 lug - Aquile del Bonelli, gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani) e cicogne nere: sono questi i rapaci sequestrati dal Corpo forestale dello Stato nell'ambito di una vasta operazione che ha smascherato e bloccato un traffico illegale di animali protetti esteso a diverse regioni d'Italia e ad alcuni Paesi Europei.
I 45 esemplari finora sequestrati, appartenenti a specie rare e a rischio di estinzione, erano stati sottratti nei mesi scorsi dai loro habitat naturali e immessi sul mercato clandestino accompagnati da false certificazioni CITES. I rapaci, usati dai falconieri nelle rievocazioni storiche medievali o nella caccia, sono molto ambiti dai collezionisti di tutto il mondo; un fiorente commercio che cerca di soddisfare le richieste che ancora oggi provengono dai grandi parchi zoologici o dalle scuole di falconeria dei paesi arabi.
Importante il giro d'affari: un certificato CITES riciclato da un esemplare morto veniva pagato anche 2.000 euro, una coppia illegale di Aquile dai 6.000/8.000 euro fino al triplo se sanata con certificati riciclati, un esemplare di Gipeto, con certificato riciclato, arrivava anche fino a 20.000 euro.
Una centrale italiana, collegata con soggetti in Belgio, Spagna, Austria e Germania dedita da anni a procurare certificazioni false, contraffatte o basate su false dichiarazioni atte a coprire e ''lavare'' animali di cattura e di provenienza illegale, e' stata scoperta dagli investigatori.
L'inchiesta e' partita, con la collaborazione del Network TRAFFIC del WWF Italia, grazie alle informazioni raccolte a livello territoriale dai suoi collaboratori tecnici dell'Universita' di Palermo, che da mesi seguivano i movimenti di alcune persone che erano state sorprese mentre si arrampicavano per raggiungere un sito di nidificazione dell'aquila del Bonelli, presso una vecchia miniera di zolfo, con l'intento di razziare piccoli e uova. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, e coordinate a livello nazionale dal servizio CITES centrale dell'Ispettorato Generale e condotte dal personale delle Sezioni Investigative CITES del Corpo forestale dello Stato di Roma e Palermo, hanno permesso di individuare i soggetti coinvolti nel traffico e i centri dove i piccoli venivano trasportati per essere allevati in cattivita'. Circa 50 agenti specializzati della CITES coadiuvati da personale tecnico del WWF Italia hanno operato simultaneamente effettuando decine di perquisizioni domiciliari contemporaneamente in tutta Italia, presso allevatori e falconieri a Milano, Cuneo, Pordenone, Lecco, Pavia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Catania, Ragusa e Caltanissetta.
Sono 17 ad oggi le persone indagate per i reati di falso e ricettazione e per detenzione di specie protette che prevede l'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda da 7.000 a 75.000 euro nonche' la confisca obbligatoria degli esemplari.
01-07-10 res-mpd/cam/rob
(ASCA) - Roma, 1 lug - Aquile del Bonelli, gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani) e cicogne nere: sono questi i rapaci sequestrati dal Corpo forestale dello Stato nell'ambito di una vasta operazione che ha smascherato e bloccato un traffico illegale di animali protetti esteso a diverse regioni d'Italia e ad alcuni Paesi Europei.
I 45 esemplari finora sequestrati, appartenenti a specie rare e a rischio di estinzione, erano stati sottratti nei mesi scorsi dai loro habitat naturali e immessi sul mercato clandestino accompagnati da false certificazioni CITES. I rapaci, usati dai falconieri nelle rievocazioni storiche medievali o nella caccia, sono molto ambiti dai collezionisti di tutto il mondo; un fiorente commercio che cerca di soddisfare le richieste che ancora oggi provengono dai grandi parchi zoologici o dalle scuole di falconeria dei paesi arabi.
Importante il giro d'affari: un certificato CITES riciclato da un esemplare morto veniva pagato anche 2.000 euro, una coppia illegale di Aquile dai 6.000/8.000 euro fino al triplo se sanata con certificati riciclati, un esemplare di Gipeto, con certificato riciclato, arrivava anche fino a 20.000 euro.
Una centrale italiana, collegata con soggetti in Belgio, Spagna, Austria e Germania dedita da anni a procurare certificazioni false, contraffatte o basate su false dichiarazioni atte a coprire e ''lavare'' animali di cattura e di provenienza illegale, e' stata scoperta dagli investigatori.
L'inchiesta e' partita, con la collaborazione del Network TRAFFIC del WWF Italia, grazie alle informazioni raccolte a livello territoriale dai suoi collaboratori tecnici dell'Universita' di Palermo, che da mesi seguivano i movimenti di alcune persone che erano state sorprese mentre si arrampicavano per raggiungere un sito di nidificazione dell'aquila del Bonelli, presso una vecchia miniera di zolfo, con l'intento di razziare piccoli e uova. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, e coordinate a livello nazionale dal servizio CITES centrale dell'Ispettorato Generale e condotte dal personale delle Sezioni Investigative CITES del Corpo forestale dello Stato di Roma e Palermo, hanno permesso di individuare i soggetti coinvolti nel traffico e i centri dove i piccoli venivano trasportati per essere allevati in cattivita'. Circa 50 agenti specializzati della CITES coadiuvati da personale tecnico del WWF Italia hanno operato simultaneamente effettuando decine di perquisizioni domiciliari contemporaneamente in tutta Italia, presso allevatori e falconieri a Milano, Cuneo, Pordenone, Lecco, Pavia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Catania, Ragusa e Caltanissetta.
Sono 17 ad oggi le persone indagate per i reati di falso e ricettazione e per detenzione di specie protette che prevede l'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda da 7.000 a 75.000 euro nonche' la confisca obbligatoria degli esemplari.
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