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giovedì 8 agosto 2013

Buone notizie sul fronte dell'eolico in Basilicata

  Grande prova di ragionevolezza ieri in Consiglio Regionale nella direzione della salvaguardia del paesaggio lucano!
Il Consiglio Regionale ha approvato ieri martedì 6 agosto una sostanziale modifica al Piano d’Indirizzo Energetico della Basilicata (PIEAR), che allinea i criteri per la definizione dei siti non idonei alla realizzazione di impiantii eolici industriali, a quelli definiti dalle “Linee-Guida” Nazionali (DM 10/09/2010), con maggiore attenzione quindi alla salvaguardia naturalistica-ambientale e del paesaggio del territorio regionale.
Modifica  sollecitata con determinazione da un Coordinamento di Associazioni ambientaliste nazionali del calibro dell’ Istituto Nazionale di Urbanistica, di Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA e LIPU, che si è fortemente impegnato, negli ultimi due mesi, anche con proprie proposte, perché il Consiglio Regionale stesso, prima della sua imminente prevista scadenza, bloccasse la macchina infernale delle Conferenze di Servizio, già programmate, che nell’arco di pochi mesi avrebbe irrimediabilmente compromesso ambiente e paesaggio lucano.
La modifica al PIEAR regionale, è stata formalizzata in un emendamento (pubblicato a parte), presentato dal Consigliere Regionale Navazio, e che dà seguito alle sollecitazioni arrivate dallo stesso Presidente del Consiglio Regionale Santochirico, ma che è stato anche responsabilmente recepito da tantissimi consiglieri, dal Presidente De Filippo, dalla Giunta e dai Dipartimenti Regionali, in sintonia con alcuni parlamentari lucani, fra i quali Bubbico e Speranza.
Questo primo passo fa ben sperare in una maggiore attenzione da parte di tutti nei confronti del paesaggio e del territorio lucano, ma soprattutto fa ben sperare nel fatto che chi amministra prenda finalmente, con maggior determinazione, le parti del territorio della Basilicata, e della dignità dei suoi abitanti nei confronti di chi ha in animo solo di farne terra di conquista e colonizzazione, anche energetica.
Il cammino da compiere è ancora lungo, perché dovrà articolarsi, espletata la revisione dei criteri ambientali e paesaggistici per l’installazione di impianti industriali da fonti energetiche alternative, in un puntuale monitoraggio delle potenze fin qui autorizzate ed installate (anche in riferimento alle “traiettorie” previste dal “burden sharing” nazionale), base per una riconsiderazione complessiva delle politiche energetiche da fonti rinnovabili che privilegi le tecnologie “integrate” sia nel tessuto economico-produttivo regionale (industriale e soprattutto agricolo), e sia nelle più generali politiche di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio regionali, costituenti da sempre una delle poche “carte” vincenti per il futuro dell’identità stessa della Regione e delle sue popolazioni.
Una cosa ci conforta e ci sprona: abbiamo avuto prova che i risultati arrivano se le associazioni, oltre che segnalare inadempienze, spronano e propongono soluzioni, e se chi governa vaglia le proposte senza respingerle a priori, facendole proprie se vanno nell’interesse generale.
Il Coordinamento nazionale non farà mancare il proprio appoggio e la propria collaborazione se la via imboccata sarà tenuta diritta e determinata, e vigilerà sui risultati che, va ribadito, dovranno condurre ad una nuova politica energetica regionale, che rispetti ambiente e paesaggio quali “risorse (beni comuni) non rinnovabili”, e tutelati dalla Costituzione Repubblicana.
Il Coordinamento di Associazioni nazionali
Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA  e LIPU.

Pale nel comune di Grottole a ridosso del SIC ZPS di San Giuliano e Timmari

giovedì 27 giugno 2013

Una nuova politica per la produzione di energia da fonti rinnovabili

Conferenza stampa di associazioni  sul problema dell'eolico selvaggio

L’attuazione del PIEAR (Piano Energetico Regionale) di Basilicata, che assegna ai “parchi eolici” di grande dimensione, la produzione dei 2/3 del burden sharing regionale di energia da fonti rinnovabili, ha fatto esplodere la contraddizione insita in tale scelta di politica energetica: dall’energia da combustibili fossili (risorsa non rinnovabile), si passa ad energia da impianti eolici che consumano paesaggio, anch’esso risorsa non rinnovabile.
In Basilicata (ma il discorso vale per molte altre regioni italiane), praticamente tutto il territorio regionale potrebbe essere occupato da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani. Si tratterebbe della compromissione di aree ad alto valore paesaggistico, fra le quali proprio quelle individuate nell’Atto di Indirizzo per il corretto Inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale, emanato con delibera di Giunta Regionale di Basilicata n°2920 del 13/12/2004!
Un’operazione miope e sciagurata, contro la quale tutte le Associazioni che sottoscrivono il presente comunicato vogliono mobilitare la società civile, e richiamare l’attenzione dei consiglieri regionali e di tutto il mondo politico lucano. Un’operazione frutto avvelenato di una politica che non ha stabilito regole di valutazione delle trasformazioni territoriali e che ha consentito l’approvazione di un Piano Energetico Regionale che non tutela il paesaggio, visto che rinvia ai Piani Paesaggistici (ancora inesistenti!) l’individuazione dei crinali di valore elevato, ma nel frattempo autorizza l’indiscriminata occupazione del territorio, con la conseguenza di sconvolgere, e cambiare per sempre, i connotati del paesaggio lucano.
Le Associazioni sottoscritte hanno promosso una conferenza stampa,aperta al pubblico, per sabato 29 giugno alle ore 10,30 presso l’ex convento di SS Lucia e Agata, Porta Pistola, sasso caveoso a Matera, città emblema, insieme con Orvieto, di questa sacrosanta battaglia di difesa del paesaggio.
Le Associazioni chiedono al Consiglio Regionale di fermare l’infernale macchina delle Conferenze di Servizio programmate, e contestualmente di aggiornare il Piano Energetico sulla base dei criteri nazionali (Linee Guida – DM 10/09/2010) e del citato Atto (che non più in vigore, va assolutamente in gran parte recuperato per le ampie tutele che prevedeva), in maniera da individuare le aree non idonee per l’installazione delle centrali eoliche. In parallelo il medesimo aggiornamento dovrà segnare una decisa virata della politica energetica regionale, dalla previsione di “grandi impianti”, fotovoltaici ed eolici, alla incentivazione di micro-impianti di “autoproduzione”, integrati nelle residenze, nei servizi pubblici, nelle attività produttive agricole, artigianali, industriali, ecc. (la cui realizzazione potrebbe attivare, essa sì, un significativo comparto produttivo regionale), ed alla incentivazione, in linea con le recenti scelte di politica nazionale, di interventi di “contenimento” dei consumi energetici, che risparmiano energia, ma non consumano nulla, paesaggio compreso!
Quindi non una generica moratoria ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Altresì le Associazioni richiamano la politica nazionale a un urgente  atto di responsabilità nei confronti della collettività e dei valori territoriali che rischiano di essere alienati per sempre: rimuovere gli incentivi ai nuovi impianti eolici, ormai gravemente autorizzati sui terreni agro-pastorali, e tassare le grandi rendite garantite per 15 anni (ora per 20!) a quelli realizzati, che in tempi di crisi sarebbe un mero atto di giustizia.
Matera, 25 giugno 2013
Le Associazioni
§       Italia Nostra
§       Istituto Nazionale di Urbanistica
§       Altura
§       Amici della Terra
§       LIPU
§       Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle aree verdi e naturali. 

Associazioni e/o Comitati che, pur non potendo materialmente partecipare alla conferenza, aderiscono al comunicato e lo sottoscrivono:
-Comitato Nazionale del Paesaggio
-Comitato Difesa Paesaggio Carmignano
-Comitato Ambiente Paesaggio Salute Sicurezza
-Osservatorio Molisano Legalità
-Rete molisana dei crinali
-Natura e Psiche, Nazionale
-Comitato Ariacheta,San Godenzio – Firenze
-Salviamo il Paesaggio
-Comitato Alta Valle del Sillaro
-Salvatore Tolone Azzariti
-Associazioni ambientaliste e comitati dell’orvietano
-Coordinamento umbro sulle rinnovabili
-Comitato tutela ambientale e del paesaggio Castel Rio e Firenzuola
-Associazione Culturale  Officine Frida Matera
-Comitato Diritto alla Salute Lavello
-Comitato Monte Faggiola Fiorenzuola
-Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Zeri (MS)
-Comitato Prato Barbieri-Bettola (PC)
-Consorzio rurale Noce –Cazuccone –Ferriere (PC)
Oltre a tantissimi comitati, associazioni , personalità, che faranno giungere le loro adesioni in queste ore


domenica 9 giugno 2013

L'INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) interviene a proposito dell'eolico in Basilicata

La Giunta Regionale di Basilicata, nella seduta del 24 maggio 2013, ha autorizzato la realizzazione di una serie di “parchi eolici” che, sommati a quelli già costruiti, ed a quelli in lista d’attesa, configurano un quadro sconvolgente per il futuro del paesaggio regionale. Praticamente tutti i crinali che strutturano il territorio regionale, caratterizzato da una sequenza di vallate (fiumi), e crinali collinari e/o montani, potrebbero essere occupati, da Nord a Sud, da selve di pali eolici (dell’altezza media di 150 ml. = palazzi di 50 piani!): le proposte di parchi eolici spaziano in effetti dalle dolci colline a vigneti del Vulture (Melfi, Venosa, Rapolla, Lavello) a quelle a seminativo doc della valle del Bradano (Acerenza, Oppido Palazzo, Genzano, Grottole, Miglionico ecc.) fino all’acrocoro calcareo-collinare di Matera e Montescaglioso (si salva Irsina, per una benemerita sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito il valore del paesaggio quale “bene primario ed assoluto”– art.9/Costituzione); dalle Valli del Basento/Cavone (Potenza, Vaglio, Campomaggiore, Tricarico, Grottole Garaguso, Salandra, Ferrandina, ecc.) alla Valle dell’Agri/Sauro (Viggiano, Laurenzana, Corleto, Gorgoglione, Stigliano,S. Arcangelo, Roccanova, Montalbano, ecc.), nelle quali si alternano varietà di paesaggi (dalle ricche terrazze metapontine, ai calanchi lunari, alle colline antropizzate, coltivate o boscate; dall’altrettanto mutevole Valle del Sinni, che definisce il piede del Massiccio del Pollino (Latronico, Colobraro, Rotondella , Valsinni, ecc.) alle valli dell’Appennino occidentale (Pescopagano S. Fele, Castelgrande, Muro, Vietri, Savoia, Brienza, ecc.): una vera e propria vendita del paesaggio lucano (per un piatto di lenticchie, purtroppo!). Una operazione che potrebbe cambiare letteralmente e radicalmente i connotati del paesaggio lucano, con buona pace dei programmi regionali che fanno, dei valori naturalistico-ambientali e del paesaggio, la principale risorsa strategica del territorio lucano (cfr.:“la nostra forza è il fascino dei nostri paesaggi”!); e con buona pace anche delle dichiarazioni che tutti i giorni, i nostri amministratori regionali fanno nella medesima direzione. Il caso di Matera (“gratificata” da 2 delle approvazioni di cui sopra, ed in attesa di altrettante 2: un inammissibile “accerchiamento”), è emblematico a riguardo: avremo un parco eolico, costituito da 15 aerogeneratori di h = 140 ml., collocato in bella vista, ai piedi del Sito/UNESCO (nonché Parco Regionale della Murgia Materana), ad “arricchire” un paesaggio storico-culturale e naturalistico–ambientale di straordinaria importanza, ormai universalmente riconosciuto a livello internazionale (ma, evidentemente, non a livello regionale). Un paesaggio le cui “matine” a seminativo, da sempre (dal neolitico) spazio rurale di riferimento della città rupestre, diventeranno a breve il toponimo nientemeno che di un “parco eolico”. Alcune domande (a chi ha valutato i progetti, e a chi li ha approvati): nel calcolo costi-benefici del progetto eolico, è stato valutato il danno d’immagine (e quindi economico) che provocherà un simile attentato al “quadro” paesaggistico ed habitat culturale della Basilicata più noto al mondo, costituente del resto il principale pilastro strategico del presente e del futuro della città (vedi Matera/2019)? e se questo stravolgimento paesaggistico dovesse indurre l’UNESCO a declassificare Matera da “Bene del Patrimonio Mondiale” a “Bene in Pericolo”, chi ne pagherebbe le conseguenze? Ora, quello che sta avvenendo nel paesaggio lucano non è frutto né di un destino “cinico e baro”, nè di un’imposizione esterna del potere statale (burden sharing richiesto di energia da fonti rinnovabili = 1438 MW), ma di una gestione “politica” del territorio che non ha mai voluto darsi regole valutative (obiettive, trasparenti, valide in tutti i casi) delle trasformazioni territoriali, affossando da subito la Carta Regionale dei Suoli, prevista dalla LUR dal lontano 1999. Ciò ha permesso, tra le altre cose, l’approvazione di un PIEAR (Piano Energetico Regionale) che non tutela sufficientemente il territorio regionale ed il suo paesaggio, anche rispetto a quanto previsto dalla “Linee Guida” nazionali in materia (D.M.10/09/2010), cui non si è mai adeguato; e che, rinviando l’individuazione dei crinali di valore elevato (non idonei all’installazione di parchi eolici) ad un ipotetico Piano Paesistico Regionale (chi l’ha visto?), sta dando comunque via libera all’indiscriminata occupazione di paesaggio di cui oggi siamo testimoni. Applicando questo PIEAR, si sta semplicemente consentendo la distruzione del paesaggio lucano, sulla base di convenienze imprenditoriali, senza il riscontro di un ragionato progetto” pubblico” di tutela paesaggistica e naturalistico-ambientale. Pertanto, vista la gravità della situazione che si sta determinando, l’INU/Basilicata fa appello al Consiglio Regionale di Basilicata, perché, prima del suo previsto scioglimento, esamini in seduta straordinaria la problematica in oggetto, sulla scorta di una semplice cartina geografica che, rappresentando i parchi eolici esistenti e/o previsti, faccia prendere coscienza ai Consiglieri del possibile scenario prossimo futuro del paesaggio lucano, che essi stanno “regalando” ai propri amministrati; dopodiché, auspichiamo, dando un segnale di grande senso di responsabilità, deliberi un’aggiornamento del PIEAR che contenga: l’adeguamento alle “Linee Guida” nazionali, dei criteri per la determinazione dei “siti non idonei” all’installazione dei parchi eolici ; l’individuazione di massima delle aree di crinale strutturanti il paesaggio regionale (par.1.2.1.1 del PIEAR), e delle aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità, e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale, elaborate direttamente dal Dipartimento Ambiente e Territorio, nelle more della loro più puntuale definizione nel Piano Paesaggistico Regionale (ormai da anni in perenne itinere). una conseguente riduzione della quota di energia da fonti rinnovabili assegnata all’eolico (allo stato i 2/3 del burden sharing!), trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico, integrato nelle architetture e/o collocato nelle sterminate aree industriali dismesse della regione; Quindi non una generica moratoria, facilmente censurabile (vedi sentenza della Corte Costituzionale su prospezioni petrolifere), ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’INU/Basilicata fa appello inoltre a tutte le Associazioni Culturali (ambientaliste e non) della Regione, perché si organizzi un’azione comune di sensibilizzazione della comunità regionale su di una problematica di fondamentale importanza per il futuro dell’identità geografica e culturale della nostra Regione. 

Potenza, 07/06/2013 
Il Direttivo INU/Basilicata



Fonte: http://www.trmtv.it/home/flashnews/2013_06_07/51954.html

giovedì 6 dicembre 2012

Associazioni ambientaliste si oppongono alla Via Ferrata nel SIC-ZPS Dolomiti di Pietrapertosa in Basilicata

Alcune associazioni (Altura, Città Plurale Matera, Lanius, Lipu, Movimento Azzurro Murge materane e OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, all’Assessore all’Ambiente Vilma Mazzocco e al Direttore Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio Donato Viggiano e per conoscenza al Presidente dell’Ente Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane di Accettura per chiedere chiarimenti sul Progetto denominato "Via ferrata Dolomiti lucane”. 
Riportiamo la nota integrale.




Oggetto:  Progetto via ferrata “Dolomiti Lucane”.
I fondi europei  servono, come la tela di Penelope, prima per tessere e poi disfare, basta cambiare  l'angolo di osservazione o meglio, per essere più chiari, servono  a prelevare da più forni e spesso gli interventi fanno a cazzotti tra di loro.
La vicenda, squallida in vero, della “Via Ferrata” che si vorrebbe finanziare  con fondi comunitari  nell'ambito del P.O. FESR 2007/2013 per  440 mila Euro ne è l'esempio classico. Già nel 2005 la Regione Basilicata con la DGR n° 1608  escluse  l'intervento in quanto sussistevano dubbi circa l'eventuale impatto sull’equilibrio faunistico, in particolare avifauna particolarmente protetta, della
zona. Significa, in poche parole, che i progettisti restarono con la bocca asciutta  ma il progetto era ormai pronto e bisognava riprovarci.
Lo si fa con i P.O. FESR 2007/2013  per l'importo che abbiamo detto e malgrado  vi siano stati appositi studi  di settore anche questi finanziati dalla Comunità Europea nell’ ambito del Progetto Rete Natura 2000 costato, almeno, 2 milioni e 600 mila Euro.
Un progetto, Rete Natura 2000, che quando nel 2009 venne annunziato, come al solito in pompa magna, dell'Assessore all'Ambiente di turno permise di dire che l'Ambiente e la Natura andavano tutelati  e per fare questo  si sarebbero messi in campo i migliori professionisti e le solite università. E' da ritenere che venne fuori un lavoro ben fatto  tanto è che nel giugno scorso il Presidente De Filippo, l'Assessore Mazzocco e tanta altra bella gente si recarono in pellegrinaggio a Roma  per illustrare alla platea  il modo con il quale si era mossa la Basilicata e soffermarsi sulla solita melina  fatta di   conservazione della biodiversità, esigenza di  garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.  In quel contesto si affannarono anche  ad illustrare il modello metodologico innovativo avente caratteristiche  come la multidisciplinarità, competenza, complessità, pianificazione integrata e partecipazione: quante belle parole! Abbiamo detto che i progettisti della “ Via Ferrata” non potevano restare a bocca asciutta ed allora il discorso sull'intervento si riapre. Di cosa  si discute? Di impiantare un  percorso turistico estremo che penetra direttamente negli habitat riproduttivi, trofici e lungo i percorsi di sosta e migrazione  di un lungo elenco di specie rare o in via di estinzione di uccelli, ovviamente protette, in una area SIC-ZPS identificata a livello europeo come IT9210105 “Dolomiti di Pietrapertosa”- Il nome del paese è già una referenza - tra le varie specie di volatili vi è anche la Cicogna nera che nidifica nelle coste rocciose delle Dolomiti Lucane, uno dei pochissimi siti, circa una decina, che ospita questa specie a livello nazionale. Specie rarissima dunque che un Ente Parco, attraverso una oculata e attenta protezione della sua  Riserva Integrale e ZPS  Zona di Protezione Speciale, dovrebbe a tutti i livelli tutelare nell’interesse della collettività nazionale ed europea. Ci domandiamo: ma questa benedetta Cicogna nera non aveva altro luogo dove scegliere il suo habitat più idoneo che le Dolomiti Lucane e togliere il sonno al sottoprodotto del sottogoverno chiamato  ad indirizzare, si fa per dire, le sorti del  Parco di Gallipoli Cognato? Nell'ambito del Piano di Gestione del Parco Regionale di Gallipoli Cognato  e Piccole Dolomiti Lucane, piano adottato, l'IT9210105 è Riserva Integrale, in parte, e Riserva Generale Orientata di tipo A, per la parte rimanente.  Nel primo caso l'accesso è consentito solo  per motivi di studio e ricerche,  con visite guidate da personale specializzato  ed altre norme di indirizzo similari, nell'altro caso i termini di fruibilità naturalistica sono meno restrittivi ma vi è, comunque, identica  rigorosità con  indirizzi finalizzati al mantenimento dello status quo. Un intervento come la Via Ferrata, data la peculiarità
dei luoghi e la sensibilità degli habitat,  risulta oltre che  invasivo anche non contemplato. Ricordiamo, altresì, che la congruenza con il Piano di Gestione è una condizionalità necessaria per
godere del beneficio comunitario e che nelle relazioni di valutazioni di impatto ambientale e di incidenza  ambientale emergono molte “imprecisioni” proprie di un lavoro affrettato  e poco qualificato.  
Siccome l'intervento non rientra nel Piano di Gestione, adottato, del  Parco appare evidente come non possa essere finanziato dalla UE e bene fece la Giunta regionale che già nel 2005, anche se all'epoca non vi erano norme restrittive come quelle di oggi, ad  esprimere parere  negativo alla realizzazione dell'intervento.
Già adesso il Ministero dell’Ambiente ha  sollecitato gli organi concorrenti a formare la volontà e principalmente la Regione Basilicata  ad adottare iniziative atte a tutelare le peculiarità naturalistiche del sito.
Il Ministero per la Coesione Territoriale verrà  interessato per la verificare circa  l'appropriatezza della spesa.
Non c'è altro da aggiungere, al momento, ed auguriamo un buon e saggio lavoro.  

Potenza, 6 dicembre 2012

LE ASSOCIAZIONI FIRMATARIE
ALTURA   
CITTA’ PLURALE   
LANIUS   
LIPU  
MOVIMENTO AZZURRO MURGE MATERANE  
OLA 


domenica 11 novembre 2012

Albanella reale colpita in Basilicata da bracconieri

COMUNICATO STAMPA CRAS - 10/11/2012
Un nuovo caso di bracconaggio ai rapaci. Recuperata ad Irsina un'Albanella reale ferita da colpi di arma da fuoco.
  
Il CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera operante presso la Riserva di San Giuliano prosegue nel proprio impegno a favore della fauna in difficoltà.  Dopo il recupero di lunedì 5 novembre  di una Lontra investita in territorio di Pisticci è stato effettuato un nuovo intervento per salvare la vita ad un altro animale protetto.
In agro di Irsina tra sabato e domenica scorsi è stato abbattuto da bracconieri uno stupendo esemplare di Albanella reale femmina, rapace di dimensioni medio-grandi con un’apertura alare che raggiunge 120 centimetri. Un cittadino dopo averla notata sul terreno, ed incapace di volare,  domenica scorsa nelle campagne della località Santa Maria d’Irsi, è riuscito fortunatamente a raccoglierla a farla pervenire presso un ambulatorio veterinario di Matera per poi essere consegnata al CRAS da un volontario martedì scorso .
All’arrivo il maestoso rapace mostrava l’ala sinistra in posizione anormale, segno inequivocabile di qualche  trauma. Inoltre a causa dell’impossibilità di nutrirsi per qualche giorno il suo peso non superava i 370 grammi, troppo basso per un esemplare di quella specie. Immediatamente è stata prontamente soccorsa, reidratata ed alimentata dal responsabile del CRAS per consentirle di recuperare le forze e superare la notte. Era talmente debilitata e magra che non avrebbe potuto sopravvivere un altro giorno senza cure immediate. Poiché vi erano sospetti che l’Albanella potesse essere stata ferita da colpi di arma da fuoco è stata nella giornata di giovedì trasportata presso l’ospedale veterinario della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari dove è stata subito visitata. All’esame radiografico effettuato sono stati infatti riscontrati nel corpo del rapace alcuni pallini, del tipo usato normalmente per la caccia che gli hanno procurato una frattura al radio-ulna. Non appena avrà recuperato un po’ di peso e forza dovrà essere operata e seguita dai veterinari per alcuni giorni prima di ritornare al CRAS per la degenza post-operatoria e per la riabilitazione. 


Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
Il bracconaggio ai danni delle specie particolarmente protette come i rapaci purtroppo mostra segnali molto preoccupanti in Italia. Le cronache recenti non hanno bisogno di commenti: dopo l’apertura della stagione venatoria sono stati uccisi o feriti molti esemplari di specie di grande di valore conservazionistico. Non c’è giorno che presso i centri di recupero sparsi in tutta Italia non arrivino animali impallinati, gran parte dei quali non sopravvive o nel migliore di casi non potrà essere più liberato in natura. Data l’alta incidenza del bracconaggio sulle specie protette è evidente che non possiamo parlare di errori ma di abbattimenti volontari, dettati solo da un profondo disprezzo per la vita e la natura. Un’Albanella, e come essa tantissime altre specie non confondibili assolutamente con quelle cacciabili,  è impossibile scambiarla per una quaglia o un fagiano. La sua morfologia, anche a distanza,  richiama inequivocabilmente  i rapaci e ciò non dovrebbe lasciare alcun dubbio a coloro che esercitano la caccia. Ecco perché riteniamo che chi abbatte questi animali preziosi vada semplicemente definito bracconiere. Pur in un contesto di non condivisione della caccia, pensiamo che coloro che praticano con senso di responsabilità questa attività debbano isolare e condannare chi ancora oggi si diverte ad uccidere specie particolarmente protette. Le leggi dello stato sono fatte per essere rispettate, ma l’etica del cacciatore onesto e responsabile non dovrebbe aver bisogno di alcuna norma imposta ma deve ascoltare solo la propria coscienza e senso civico”.





L’Albanella reale (Circus cyaneus) appartiene alla famiglia degli Accipitridi, stessa famiglia delle aquile, dei nibbi, degli avvoltoi. La sua presenza in Italia è fondamentalmente legata alla migrazione e allo svernamento. Si stima che la popolazione svernante sia variabile da 1000 a 3000 individui in relazione agli anni e alla rigidità del clima. Il suo areale di nidificazione più importante è concentrato in Russia e in altri paesi dell’Europa centrale oltre che in Asia centrale e settentrionale.

martedì 9 ottobre 2012

Grifoni in Basilicata

Ieri mi è stato segnalato da amici un nuovo avvistamento di 6 GRIFONI in Basilicata, nella Valle dell'Agri,
L'avvistamento risale all'ultima decade di settembre scorso e riferisce di esemplari  posati su un pendio roccioso presso la montagna di Viggiano (Pz).
E' probabile che possa trattarsi degli stessi esemplari che frequentano regolarmente la valle da oltre un anno e che hanno tentato una nidificazione,  purtroppo fallita.
Nella foto sembra appena visibile un anello colorato alla zampa dell'individuo sulla sinistra.

Matteo Visceglia





mercoledì 15 agosto 2012

Eolico e furbetti

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sabato 2 giugno 2012

Capovaccai al carnaio

Nel video qui sotto 2 capovaccai si nutrono presso un carnaio in Basilicata sostenuto grazie all'associazione ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti) e al CRAS provinciale di Matera. Le riprese sono state effettuate nella metà di aprile da circa 1200 metri di distanza in digiscoping allo scopo di non arrecare alcun disturbo agli animali in un periodo particolarmente delicato come quello che precede la riproduzione.
Questi esemplari sono tra gli ultimi che sopravvivono anche grazie al supporto alimentare fornito. In Italia restano ormai non più di cinque o sei coppie nidificanti, tutte drammaticamente avviate verso l'estinzione. Ormai non c'è più tempo da perdere, occorre fare ogni sforzo per impedire che ciò avvenga.
Il CRAS provinciale di Matera non ha al momento alcun finanziamento destinato al capovaccaio e a tutte le proprie attività di salvaguardia e recupero delle specie protette.

giovedì 2 febbraio 2012

Eolico: elemosine ai cittadini di un piccolo centro lucano

Ripacandida – Finalmente arrivano le royalties per l’eolico: 28 euro a persona

In base alle royalties “rivenienti” dalla gestione dell’impianto eolico, l’amministrazione comunale ha emanato un provvedimento per conferire ad ogni abitante 28 euro (ventotto).

Come riportato da Il Quotidiano della Basilicata: “Il sindaco, mettendo in atto l’intendimento dell’amministrazione Comunale di distribuire in forma simbolica parte delle royalties rivenienti dalla gestione dell’impianto eolico , autorizzato e fatto installare sul territorio del Comune di Ripacandida, anche per compensare il relativo “impatto ambientale”; di introdurre misure di sostegno economico per le famiglie residenti nel Comune, per far fronte alla grave crisi che attanaglia la nostra comunità, informa i cittadini
residenti a Ripacandida, ininterrottamente, almeno dal 1 gennaio 2012 al 30 settembre 2012 che presso gli sportelli della Banca Oppido Lucano e Ripacandida è in pagamento dal giorno 23 gennaio il bonus economico ammontante ad euro 28,00 a persona. Il mandato di pagamento è riferito all’intero nucleo familiare. Il diritto alla riscossione del bonus decade, perentoriamente, il 30 settembre 2012.”

Ovviamente l’iniziativa, eccettuata la buona volontà, non ha suscitato particolare eccitazione negli abitanti, che si ritengono (i più cortesi) “presi in giro”.

Fonte:http://giornalelucano.com/2012/01/30/ripacandida-finalmente-arrivano-le-royalties-per-leolico-28-euro-a-persona/

domenica 18 dicembre 2011

Eolico alle porte della città dei Sassi

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?

[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]