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sabato 16 marzo 2013

Avvelenati 3 grifoni in Abruzzo

Dopo i recenti rinvenimenti di lupi morti per diverse cause, tra cui anche il veleno, ai confini del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si è registrata qualche giorno fa la notizia di tre grifoni trovati morti nelle vicinanze del Parco, nella zona tra Gioia dei Marsi e  Venere. 

Decisa ed immediata la presa di posizione di alcune associazioni ambientaliste che seguono da vicino le problematiche di conservazione di questa specie in Abruzzo.  Daniele Valfrè - responsabile Altura Abruzzo, Stefano Allavena - coordinatore Lipu Abruzzo- Pietro Matta - responsabile Pro Natura Abruzzo e Stefano Orlandini -  presidente Salviamo l'Orso,  sottolineano che a causa dei bocconi avvelenati sono a rischio altri simboli della fauna abruzzese come l'orso bruno marsicano e l'aquila reale e chiedono urgentemente  l'utilzzo dei nuclei cinofili antiveleno a scopo preventivo per scongiurare nuovi episodi di avvelenamento. Gli ambientalsti  suppongono che la morte degli avvoltoi sia stata dovutra all'ingestione  di veleno introdotto in esche appositamente distribuite sul territorio, presumibilmente per eliminare cani, volpi e lupi. Sono in corso indagini da parte del personale del Corpo Forestale dello Stato e del Servizio di Sorveglianza del Parco nazionale d'Abruzzo Purtroppo fatti di questo genere avvengono non di rado. Le associazioni sospettano che alcuni tartufai, spesso in lotta gli uni con gli altri non esitano a volte a provare ad eliminare i cani dei concorrenti. Sospetto anche per  bracconieri o  anche allevatori senza scrupoli che ricorrono al veleno per eliminare cani e lupi che potrebbero predare qualche capo di bestiame.

"I grifoni- fanno sapere Valfrè, Allavena, Matta e Orlandini - furono reintrodotti negli anni '90 dal Corpo Forestale dello Stato nella vicina Riserva Naturale del Monte Velino, liberando in zona diverse decine di individui donati dalla Spagna, e da allora questi grandi avvoltoi si sono bene ambientati nella zona, riproducendosi regolarmente ogni anno. L'avvelenamento, subdolo e vigliacco ad opera di delinquenti senza scrupolo, mette a repentaglio la vita di questi splendidi uccelli, ma non solo, minaccia anche, e gravemente, anche diverse specie tipiche dell'Abruzzo, come l'aquila reale, il lupo e soprattutto l'orso bruno marsicano.  Ricordiamo come nel 2007 almeno tre orsi e alcuni lupi furono avvelenati, sempre in comune di Gioia dei Marsi, in località Gioia Vecchio, in una zona sottoposta ad intenso pascolo bovino,  e i colpevoli non furono purtroppo trovati.

Gli ambientalisti auspicano  che nella zona vengano organizzati rapidamente dei pattugliamenti impiegando cani, particolarmente addestrati a trovare il veleno, impiegati nel Parco Nazionale del Gran sasso e dei Monti della Laga, grazie ad un progetto finanziato dall'Unione Europea (LIFE+ ANTITODO), al momento l'unico mezzo efficace nella lotta a questo fenomeno.

"E' necessario - aggiungono Valfrè, Allavena, Matta e Orlandini - che le autorità competenti facciano ogni sforzo per risalire agli autori di questo misfatto, nonchè di altri dello stesso genere, rimasti finora del tutto impuniti. In una situazione di crisi economica qual'è quella che stiamo vivendo in questi anni, non sarebbe male che ci si ricordasse come orsi, lupi, aquile ed avvoltoi costituisco la materia prima di un turismo nazionale ed internazionale che costituisce un'importante risorsa economica nel territorio del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise". 

Ogni anno decine di migliaia di persone visitano le montagne abruzzesi  e sostano nei paesi del Parco perchè qui questi animali ci sono ancora.
Purtroppo  una politica miope ed incapace troppo spesso non fa  quanto dovrebbe per aiutare gli organismi di gestione delle aree protette a salvaguardare adeguatamente il proprio patrimonio naturale. Anzi rende loro la vita sempre più difficile riducendo ancor più le già magre risorse economiche di cui dispongono, indispensabili per un'efficiente e moderna gestione del territorio.



                                                                               


     
   

venerdì 25 marzo 2011

Avvelenano due rarissime aquile: condannati in Spagna a 1 anno e 4 mesi




LIVORNO. In Spagna tre individui colti in flagrante mentre spargevano esche avvelenate per uccidere uccelli rapaci protetti, sono state condannati a un anno e quattro mesi di prigione e una multa di 24.300 euro.
I tre uomini erano stati accusati dal Servicio para la protección de la naturaleza de la Guardia Civil (Seprona) di essere i responsabili della morte per avvelenamento di due rarissime aquile del Bonelli (*Hieraaetus fasciatus)* in una Zona di protezione speciale (Zps) in Aragona.
L'8 marzo, gli agenti del Seprona avevano recuperato due esemplari di aquile del Bonelli inanellati, un maschio e una femmina, nel comune di Valmadrid (Zaragoza) con gravi sintomi di avvelenamento. Le indagini successive hanno portato all'arresto di tre persone.
L'aquila del Bonelli è un predatore in pericolo in Aragona, dove la popolazione ha subito un calo di oltre il 35% negli ultimi 15 anni. La Spagna ospita la maggior parte della popolazione europea di questo magnifico rapace ed ha quindi una grande responsabilità per la loro salvaguardia.
In Spagna la riduzione dei decessi dei grandi uccelli rapaci causata dalla pratica incivile dei bocconi avvelenati è l'obiettivo principale del progetto Life Natura "Acciones para la lucha contra el uso ilegal de veneno en España - VeneNo" (LIFE08 NAT/E/000062) in corso.
L'informazione rappresenta un passo importante nel successo di una strategia nazionale contro l'uso di esche avvelenate, che il progetto sta aiutando a redigere. La condanna t dei tre avvelenatori dimostra anche l'efficacia delle pattuglie regionali e dei piani d'azione che il progetto intende istituire.
"VeneNo" è destinato ad alcune specie prioritarie di rapaci protetti, compresi l'quila imperiale spagnola (Aquila adalberti), il *gipeto (Gypaetus barbatus), il nibbio reale (Milvus Milvus) e il capovaccaio (Neophron percnopterus) e la sua sottospecie delle isole Canarie. Tutte specie elencate nelle direttive Uccelli ed habitat dell'Unione europe.
Il progetto Life è gestito dalla Seo/BirdLife, la Lipu spagnola, e dal Fondo para la conservación del Buitre Negro (Bvcf) della Dirección general de política forestal-Junta de Comunidades de Castilla-La Mancha, che stanno anche lavorando per mettere a punto maggiori controlli sulla vendita di prodotti tossici e per aumentare il sostegno dell'opinione pubblica spagnola alla prevenzione del loro uso. Il 'Libro Rojo de las Aves de España" evidenzia che l'uso illegale di veleni è una grande minaccia per le specie in pericolo e protette dalle direttive Habitat e Uccelli e che «E' necessario intervenire per eliminare l'uso illegale di veleni per il controllo dei predatori in Spagna e ridurre così al minimo tali minacce alle specie incluse nella Lista Rossa del Paese».
Seo/BirdLife, che si è costituita parte civile contro gli avvelenatori delle aquile del Bonelli, spiega che «Nonostante sia illegale e inefficace, il veleno è ancora usato per uccidere i predatori, nonché per controllare i parassiti agricoli. Lo spargimento di esche avvelenate è una pratica consolidata nei nostri campi, ma del tutto inefficace per gli obiettivi perseguiti: è sia un metodo massivo, non selettivo e sanguinoso per la fauna selvatica. Quindi, è vietato dalla legislazione nazionale e regionale ed è stato classificato come reato ai sensi del codice penale. Il veleno nei campi costituisce un rischio per la salute pubblica, per l'ambiente e per i nostri animali domestici».
Nel complesso gli obiettivi di "VeneNo" puntano a dare un contributo importante alla strategia nazionale della Spagna contro l'uso di esche avvelenate in ambiente naturale, approvato dalla Commissione nazionale per la protezione della natura. I risultati attesi sono: «Riduzione dell'uso illegale di veleni per il controllo dei predatori, in particolare nei siti interessati dalla rete delle Zps della Spagna; Approvazione dei piani e protocolli di azione regionali per aiutare le autorità a contrastare l'uso illegale di veleni per il controllo dei predatori; Introduzione e gestione di nuove pattuglie di controllo specializzate che servirà da modello per analoghe iniziative di protezione delle specie; Un aumento del sostegno pubblico per la prevenzione dell'uso illecito di veleno per il controllo dei predatori; Maggiori controlli sulla vendita e le licenze dei prodotti tossici».

Fonte: http://www.greenreport.it 24 marzo 2011

giovedì 23 dicembre 2010

Il veleno colpisce anche in Irlanda



Un certo risalto ha avuto in Irlanda il ritrovamento di un maschio di aquila reale trovato morto avvelenato ai primi di Dicembre 2010. In questo paese è in corso da molti anni un progetto di reintroduzione dell’aquila reale nella parte nord occidentale del paese dove fino ai primi anni del novecento viveva una piccola popolazione di questo rapace. La reintroduzione è avvenuta negli anni passati utilizzando il metodo dell’hacking, prelevando da nidi scozzesi aquilotti di 5-6 settimane di vita su licenza dello Scottish Natural Heritage per poi rilasciarli nei vecchi home range irlandesi una volta conseguito il piumaggio completo. Nel 2007 si è involato il primo giovane da un nido irlandese dopo quasi cento anni! Il veleno è ancora una delle minacce più consistenti per quei rapaci che, come l’aquila reale, si nutrono anche di carogne.



Di seguito l'articolo di Claire Smith che riporta l'evento irlandese:

“A RARE golden eagle taken to Ireland from Scotland as a chick as part of a reintroduction programme has been found poisoned. The RSPB told yesterday how the poisoned eagle was found outside the village of Killeter, Co Tyrone, Northern Ireland, last month. Police were called in after the male raptor was poisoned by carbofuran, which has been banned in the UK since 2001. The bird was collected as a chick from the Outer Hebrides in June this year and reared and released in Glenveagh National Park, Co Donegal, by the Golden Eagle Trust as part of an ongoing project to restore golden eagles in the Republic of Ireland.
RSPB Northern Ireland director Dr James Robinson said: “Words cannot express our disgust at this terrible and careless act.” After 20 years, there are now 35 young golden eagles in Glenveagh.
Planning for the project began in 1989.
The Irish government took the first step by partly funding environmental improvements as part of the millennium heritage celebrations. The chosen refuge for the eagles soon showed promise, with an abundance of their favourite foods.
However, the reintroduction was opposed by some farmers as a threat to their livestock”

By Claire Smith

Un certo risalto ha avuto in Irlanda il ritrovamento di un maschio di aquila reale trovato morto avvelenato ai primi di Dicembre 2010. In questo paese è in corso da molti anni un progetto di reintroduzione dell’aquila reale nella parte nord occidentale del paese dove fino ai primi anni del novecento viveva una piccola popolazione di questo rapace. La reintroduzione è avvenuta negli anni passati utilizzando il metodo dell’hacking, prelevando da nidi scozzesi aquilotti di 5-6 settimane di vita su licenza dello Scottish Natural Heritage per poi rilasciarli nei vecchi home range irlandesi una volta conseguito il piumaggio completo. Nel 2007 si è involato il primo giovane da un nido irlandese dopo quasi cento anni! Il veleno è ancora una delle minacce più consistenti per quei rapaci che, come l’aquila reale, si nutrono anche di carogne.

Di seguito l'articolo di Claire Smith che riporta l'evento irlandese:

“A RARE golden eagle taken to Ireland from Scotland as a chick as part of a reintroduction programme has been found poisoned. The RSPB told yesterday how the poisoned eagle was found outside the village of Killeter, Co Tyrone, Northern Ireland, last month. Police were called in after the male raptor was poisoned by carbofuran, which has been banned in the UK since 2001. The bird was collected as a chick from the Outer Hebrides in June this year and reared and released in Glenveagh National Park, Co Donegal, by the Golden Eagle Trust as part of an ongoing project to restore golden eagles in the Republic of Ireland.
RSPB Northern Ireland director Dr James Robinson said: “Words cannot express our disgust at this terrible and careless act.” After 20 years, there are now 35 young golden eagles in Glenveagh.
Planning for the project began in 1989.
The Irish government took the first step by partly funding environmental improvements as part of the millennium heritage celebrations. The chosen refuge for the eagles soon showed promise, with an abundance of their favourite foods.
However, the reintroduction was opposed by some farmers as a threat to their livestock”

By Claire Smith