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mercoledì 24 ottobre 2012

Abbattuto a fucilate Pilar, biancone con satellitare

di Matteo Visceglia

Pilar, uno dei giovani bianconi (Circaetus gallicus) lucani nato lo scorso 2011 e protagonista di un ambizioso progetto di monitoraggio con telemetria satellitare, è stato barbaramente ucciso da bracconieri a metà settembre sullo stretto di Messina,  in località Alì Terme. E' l'ennesima prova, quasi una quotidiana ostentazione della stupidità umana, di quanto deleterio e spregevole sia il bracconaggio "made in Italy",  praticato in modo spesso impunito in tante parti d'Italia e d'Europa. Pochi giorni fa in Toscana anche due rari Ibis eremita, anch'essi facenti parte di un importante progetto europeo finalizzato alla conservazione della specie, sono stati abbattuti da colpi di arma da fuoco in Toscana.

Già nel 2010 il Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, in collaborazione con l’Università spagnola di Alicante, avviò un progetto di ricerca sul Biancone  aquila migratrice molto rara che nidifica nel territorio del Parco e sverna principalmente in Africa tropicale, a Sud del Sahara. Nell’ambito di questo progetto, per la prima volta in Italia, in due anni sono stati marcati 5 giovani esemplari mediante l’applicazione di piccole trasmittenti satellitari.
L’utilizzo di questa moderna tecnologia ha permesso di seguire in diretta gli spostamenti di questi rapaci nella migrazione tra Europa e Africa, fornendo utilissime informazioni sull’ecologia e le strategie migratorie adottate, necessarie per l’individuazione di misure per la conservazione della specie.  Moltissimi appassionati e diversi ricercatori interessati allo studio della migrazione a circuito del Biancone, sono rimasti assai sorpresi quando sul monitor del computer non hanno potuto più seguire gli spostamenti di Pilar tra la Basilicata e la Sicilia dove aveva trascorso il suo primo anno di vita.
Pilar era stato marcato nel suo nido, nel luglio 2011, poco prima dell’involo e nel suo primo anno di vita aveva volato per migliaia di chilometri in diverse località dell’Italia centro-meridionale trascorrendo l’inverno e la primavera in un’area della Sicilia centrale.

Sullo Stretto di Messina anche se la barbara "tradizione" di uccidere i migratori primaverili sembra  essere diminuita grazie agli enormi sforzi di vigilanza di Associazioni ambientaliste e alle azioni di repressione da parte delle forze di polizia, sono purtroppo ancora frequenti gli episodi di bracconaggio. Ciò è dovuto al fatto che le norme penali italiane sono inadeguate rispetto alla gravità del fenomeno del bracconaggio dove ad esempio, l’uccisione di una specie protetta, come il Biancone, rappresenta un reato “contravvenzionale” punito molto spesso con una multa e soprattutto, agli scarsi controlli attuati sull’attività venatoria in molte aree del nostro Paese, che risultano particolarmente carenti nelle regioni meridionali.

D’altra parte gli abbattimenti illegali di cui si viene a conoscenza, come quello del Biancone Pilar, sono solo una piccola minoranza e testimoniano gli enormi rischi che corrono in quell’area i rapaci migratori e non. Va ricordato che il numero complessivo degli animali abbattuti ogni anno dai bracconieri rimane ancora un’incognita a cui oggi le autorità competenti non sono in grado di dare un valore quantitativo. 

Il Presidente del Parco Luigi Lombardi nel commentare questo episodio ha così dichiarato:
"Ancora una volta questi vergognosi gesti di bracconaggio compromettono le diverse azioni positive messe in atto dagli enti gestori di aree protette, a cui spetta in primis il compito di attuare studi e programmi per garantire la tutela e la salvaguardia della Natura.  Gli sforzi di conservazione compiuti nelle aree di nidificazione (come nel caso di Pilar, nato in Basilicata nel Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane), subiscono ancora una volta un danno irreparabile a causa di atti delinquenziali compiuti da “uomini” che non hanno alcun rispetto del patrimonio naturale e delle normative.
In questo caso infatti, la spregevole azione dei bracconieri, oltre ad aver colpito una specie particolarmente protetta, ha vanificato tutti gli sforzi di ricerca, anche economici, attuati dopo anni di programmazione a livello internazionale per migliorare le conoscenze sui comportamenti migratori di quest'aquila mediterranea.
Fenomeni di tale gravità sottolineano l’importanza e l'urgenza di rendere più severe le norme nazionali di tutela della fauna e di affiancarvi operazioni concrete e costanti di vigilanza del territorio  da parte dei Corpi di Polizia preposti, al fine di contrastare fortemente questi atti di illegalità consolidata, compiuti altresì in epoca di pre-apertura dell’attività venatoria".



Gli spostamenti di Pilar nel suo primo anno

venerdì 1 aprile 2011

RITROVATA MORTA RARISSIMA AQUILA IMPERIALE IN SICILIA

Il cadavere dell’animale ritrovato era in avanzato stato di decomposizione. Ma ciò non ha impedito di identificarlo: si tratta di un esemplare della rarissima aquila imperiale, un maestoso rapace delle stesse dimensioni di un’aquila reale, ma che in Italia non nidifica e che anzi è rarissimo incontrare.

La denuncia è della LIPU-BirdLife Italia, che ha ricevuto qualche giorno fa il rapace dall’Azienda Foreste Demaniali di Piazza Armerina (CT), che con la LIPU gestisce il Centro recupero rapaci di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

Sulla causa della morte ancora non c’è un riscontro da parte dell’Istituto Zooprofilattico e del Nucleo operativo Cites di Palermo, cui Viviana Ingrasciotta, responsabile del Centro recupero, ha segnalato la cosa. Ma la LIPU, pur non potendo effettuare radiografie a causa dell’avanzato stato di decomposizione, teme un gravo atto di bracconaggio.
“Si tratta di una specie rarissima, che possiamo osservare in uno o due esemplari tutto l’anno sull’intero territorio nazionale – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU – Se le analisi ufficiali sveleranno una morte per impallinamento, si tratterebbe di un grave atto per il quale dovremo chiedere alla Regione misure speciali antibracconaggio”.

“Un altro rapace rarissimo, l’Aquila del Bonelli – prosegue – è minacciato dalla predazione di uova e pulcini dai nidi, e contro questi furti la LIPU, con altre associazioni ambientaliste, sta monitorando i siti di nidificazione. Sarebbe utile che le Prefetture e la Regione si attivino per prevenire eventuali azioni di disturbo da parte dei bracconieri”.

L’aquila imperiale è stata ritrovata da alcune persone nelle campagne di Contrada da Leano, a Mirabella Imbaccari (CT). L’animale riportava un anello identificativo del Museo di Bratislava, i cui numeri sono stati trasmessi all’Ispra per una verifica.

L’aquila imperiale (aquila heliaca), da non confondere con la somigliante aquila imperiale spagnola (aquila adalberti), è presente in Europa con un numero molto ridotto di coppie nidificanti, tra le 800 e le 1.500, distribuite tra la Russia (600-900 coppie, stabili), altri Paesi dell’Europa centro-orientale (principalmente in Bulgaria, Slovacchia, Ungheria e Macedonia), la Georgia, Cipro e la Turchia, paesi, questi ultimi, dove è in forte diminuzione.

La specie è classificata da BirdLife International come SPEC 1 (ossia specie minacciata a livello globale) ed è protetta dalle normative comunitarie e nazionali.

31/03/11
UFFICIO STAMPA LIPU BIRDLIFE ITALIA

martedì 4 maggio 2010

Avvistato nel Parco dei Nebrodi (Sicilia) un avvoltoio grifone inanellato in Francia.

L’Ente Parco dei Nebrodi ha in corso dal 1998 un progetto di reintroduzione dell’avvoltoio grifone (Gyps fulvus), specie estintasi in Sicilia negli anni ’60 del XX secolo. Attualmente la colonia di questi avvoltoi consta di circa 40 individui, formata da esemplari importati dalla Spagna muniti di anello marker di colore azzurro con codice individuale bianco e da individui non inanellati, nati nei Nebrodi o arrivati per dispersione da altre regioni, che si sono insediati presso le Rocche del Crasto, l’area montuosa compresa fra i paesi di Alcara Li Fusi, San Marco D’Alunzio, Militello Rosmarino e Longi. Questi grifoni si sono riprodotti ogni anno a partire dal 2005.
Ad Alcara Li Fusi in data 15-aprile 2010 è stato avvistato dallo scrivente un grifone proveniente dalla Francia, che è rimasto anche nei giorni successivi; l’avvistamento è avvenuto mentre l’avvoltoio era intento a cibarsi, insieme ad altri grifoni, presso il punto d’alimentazione per uccelli necrofagi realizzato dall’Ente Parco in contrada Grazia. È stato possibile distinguerlo dagli altri avvoltoi della colonia, grazie all’anello marker di colore bianco con il codice individuale DRF. La provenienza francese è stata confermata dallo zoologo francese Jean Pierre Choisy; l’animale era stato inanellato nel nido nel 2009 nel Parco Naturale Regionale di Vercors.
Anche i grifoni della colonia dei Nebrodi compiono lunghi spostamenti fuori dalla Sicilia; diverse volte, gruppi di individui sono stati osservati mentre attraversano lo Stretto di Messina; nel maggio 2008, l’individuo identificato con il codice alfanumerico G76 fu rinvenuto debilitato in Calabria in Aspromonte, recuperato e successivamente nuovamente rilasciato nei Nebrodi; un altro individuo, S27, fu avvistato nel giugno 2008 a Verdon nelle prealpi francesi.
Questi spostamenti dimostrano la connessione esistente fra la popolazione siciliana e quella di altre regioni, anche d’oltralpe.

Dottor Antonio Spinnato
Consulente progetti faunistici Ente Parco dei Nebrodi