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giovedì 8 agosto 2013

Buone notizie sul fronte dell'eolico in Basilicata

  Grande prova di ragionevolezza ieri in Consiglio Regionale nella direzione della salvaguardia del paesaggio lucano!
Il Consiglio Regionale ha approvato ieri martedì 6 agosto una sostanziale modifica al Piano d’Indirizzo Energetico della Basilicata (PIEAR), che allinea i criteri per la definizione dei siti non idonei alla realizzazione di impiantii eolici industriali, a quelli definiti dalle “Linee-Guida” Nazionali (DM 10/09/2010), con maggiore attenzione quindi alla salvaguardia naturalistica-ambientale e del paesaggio del territorio regionale.
Modifica  sollecitata con determinazione da un Coordinamento di Associazioni ambientaliste nazionali del calibro dell’ Istituto Nazionale di Urbanistica, di Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA e LIPU, che si è fortemente impegnato, negli ultimi due mesi, anche con proprie proposte, perché il Consiglio Regionale stesso, prima della sua imminente prevista scadenza, bloccasse la macchina infernale delle Conferenze di Servizio, già programmate, che nell’arco di pochi mesi avrebbe irrimediabilmente compromesso ambiente e paesaggio lucano.
La modifica al PIEAR regionale, è stata formalizzata in un emendamento (pubblicato a parte), presentato dal Consigliere Regionale Navazio, e che dà seguito alle sollecitazioni arrivate dallo stesso Presidente del Consiglio Regionale Santochirico, ma che è stato anche responsabilmente recepito da tantissimi consiglieri, dal Presidente De Filippo, dalla Giunta e dai Dipartimenti Regionali, in sintonia con alcuni parlamentari lucani, fra i quali Bubbico e Speranza.
Questo primo passo fa ben sperare in una maggiore attenzione da parte di tutti nei confronti del paesaggio e del territorio lucano, ma soprattutto fa ben sperare nel fatto che chi amministra prenda finalmente, con maggior determinazione, le parti del territorio della Basilicata, e della dignità dei suoi abitanti nei confronti di chi ha in animo solo di farne terra di conquista e colonizzazione, anche energetica.
Il cammino da compiere è ancora lungo, perché dovrà articolarsi, espletata la revisione dei criteri ambientali e paesaggistici per l’installazione di impianti industriali da fonti energetiche alternative, in un puntuale monitoraggio delle potenze fin qui autorizzate ed installate (anche in riferimento alle “traiettorie” previste dal “burden sharing” nazionale), base per una riconsiderazione complessiva delle politiche energetiche da fonti rinnovabili che privilegi le tecnologie “integrate” sia nel tessuto economico-produttivo regionale (industriale e soprattutto agricolo), e sia nelle più generali politiche di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio regionali, costituenti da sempre una delle poche “carte” vincenti per il futuro dell’identità stessa della Regione e delle sue popolazioni.
Una cosa ci conforta e ci sprona: abbiamo avuto prova che i risultati arrivano se le associazioni, oltre che segnalare inadempienze, spronano e propongono soluzioni, e se chi governa vaglia le proposte senza respingerle a priori, facendole proprie se vanno nell’interesse generale.
Il Coordinamento nazionale non farà mancare il proprio appoggio e la propria collaborazione se la via imboccata sarà tenuta diritta e determinata, e vigilerà sui risultati che, va ribadito, dovranno condurre ad una nuova politica energetica regionale, che rispetti ambiente e paesaggio quali “risorse (beni comuni) non rinnovabili”, e tutelati dalla Costituzione Repubblicana.
Il Coordinamento di Associazioni nazionali
Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Nazionale contro Eolico e e Fotovoltaico in aree verdi e naturali, ALTURA  e LIPU.

Pale nel comune di Grottole a ridosso del SIC ZPS di San Giuliano e Timmari

giovedì 27 giugno 2013

Una nuova politica per la produzione di energia da fonti rinnovabili

Conferenza stampa di associazioni  sul problema dell'eolico selvaggio

L’attuazione del PIEAR (Piano Energetico Regionale) di Basilicata, che assegna ai “parchi eolici” di grande dimensione, la produzione dei 2/3 del burden sharing regionale di energia da fonti rinnovabili, ha fatto esplodere la contraddizione insita in tale scelta di politica energetica: dall’energia da combustibili fossili (risorsa non rinnovabile), si passa ad energia da impianti eolici che consumano paesaggio, anch’esso risorsa non rinnovabile.
In Basilicata (ma il discorso vale per molte altre regioni italiane), praticamente tutto il territorio regionale potrebbe essere occupato da selve di pali eolici, dall’altezza media equivalente a quella di un palazzo di cinquanta piani. Si tratterebbe della compromissione di aree ad alto valore paesaggistico, fra le quali proprio quelle individuate nell’Atto di Indirizzo per il corretto Inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale, emanato con delibera di Giunta Regionale di Basilicata n°2920 del 13/12/2004!
Un’operazione miope e sciagurata, contro la quale tutte le Associazioni che sottoscrivono il presente comunicato vogliono mobilitare la società civile, e richiamare l’attenzione dei consiglieri regionali e di tutto il mondo politico lucano. Un’operazione frutto avvelenato di una politica che non ha stabilito regole di valutazione delle trasformazioni territoriali e che ha consentito l’approvazione di un Piano Energetico Regionale che non tutela il paesaggio, visto che rinvia ai Piani Paesaggistici (ancora inesistenti!) l’individuazione dei crinali di valore elevato, ma nel frattempo autorizza l’indiscriminata occupazione del territorio, con la conseguenza di sconvolgere, e cambiare per sempre, i connotati del paesaggio lucano.
Le Associazioni sottoscritte hanno promosso una conferenza stampa,aperta al pubblico, per sabato 29 giugno alle ore 10,30 presso l’ex convento di SS Lucia e Agata, Porta Pistola, sasso caveoso a Matera, città emblema, insieme con Orvieto, di questa sacrosanta battaglia di difesa del paesaggio.
Le Associazioni chiedono al Consiglio Regionale di fermare l’infernale macchina delle Conferenze di Servizio programmate, e contestualmente di aggiornare il Piano Energetico sulla base dei criteri nazionali (Linee Guida – DM 10/09/2010) e del citato Atto (che non più in vigore, va assolutamente in gran parte recuperato per le ampie tutele che prevedeva), in maniera da individuare le aree non idonee per l’installazione delle centrali eoliche. In parallelo il medesimo aggiornamento dovrà segnare una decisa virata della politica energetica regionale, dalla previsione di “grandi impianti”, fotovoltaici ed eolici, alla incentivazione di micro-impianti di “autoproduzione”, integrati nelle residenze, nei servizi pubblici, nelle attività produttive agricole, artigianali, industriali, ecc. (la cui realizzazione potrebbe attivare, essa sì, un significativo comparto produttivo regionale), ed alla incentivazione, in linea con le recenti scelte di politica nazionale, di interventi di “contenimento” dei consumi energetici, che risparmiano energia, ma non consumano nulla, paesaggio compreso!
Quindi non una generica moratoria ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Altresì le Associazioni richiamano la politica nazionale a un urgente  atto di responsabilità nei confronti della collettività e dei valori territoriali che rischiano di essere alienati per sempre: rimuovere gli incentivi ai nuovi impianti eolici, ormai gravemente autorizzati sui terreni agro-pastorali, e tassare le grandi rendite garantite per 15 anni (ora per 20!) a quelli realizzati, che in tempi di crisi sarebbe un mero atto di giustizia.
Matera, 25 giugno 2013
Le Associazioni
§       Italia Nostra
§       Istituto Nazionale di Urbanistica
§       Altura
§       Amici della Terra
§       LIPU
§       Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle aree verdi e naturali. 

Associazioni e/o Comitati che, pur non potendo materialmente partecipare alla conferenza, aderiscono al comunicato e lo sottoscrivono:
-Comitato Nazionale del Paesaggio
-Comitato Difesa Paesaggio Carmignano
-Comitato Ambiente Paesaggio Salute Sicurezza
-Osservatorio Molisano Legalità
-Rete molisana dei crinali
-Natura e Psiche, Nazionale
-Comitato Ariacheta,San Godenzio – Firenze
-Salviamo il Paesaggio
-Comitato Alta Valle del Sillaro
-Salvatore Tolone Azzariti
-Associazioni ambientaliste e comitati dell’orvietano
-Coordinamento umbro sulle rinnovabili
-Comitato tutela ambientale e del paesaggio Castel Rio e Firenzuola
-Associazione Culturale  Officine Frida Matera
-Comitato Diritto alla Salute Lavello
-Comitato Monte Faggiola Fiorenzuola
-Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Zeri (MS)
-Comitato Prato Barbieri-Bettola (PC)
-Consorzio rurale Noce –Cazuccone –Ferriere (PC)
Oltre a tantissimi comitati, associazioni , personalità, che faranno giungere le loro adesioni in queste ore


domenica 9 giugno 2013

L'INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) interviene a proposito dell'eolico in Basilicata

La Giunta Regionale di Basilicata, nella seduta del 24 maggio 2013, ha autorizzato la realizzazione di una serie di “parchi eolici” che, sommati a quelli già costruiti, ed a quelli in lista d’attesa, configurano un quadro sconvolgente per il futuro del paesaggio regionale. Praticamente tutti i crinali che strutturano il territorio regionale, caratterizzato da una sequenza di vallate (fiumi), e crinali collinari e/o montani, potrebbero essere occupati, da Nord a Sud, da selve di pali eolici (dell’altezza media di 150 ml. = palazzi di 50 piani!): le proposte di parchi eolici spaziano in effetti dalle dolci colline a vigneti del Vulture (Melfi, Venosa, Rapolla, Lavello) a quelle a seminativo doc della valle del Bradano (Acerenza, Oppido Palazzo, Genzano, Grottole, Miglionico ecc.) fino all’acrocoro calcareo-collinare di Matera e Montescaglioso (si salva Irsina, per una benemerita sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito il valore del paesaggio quale “bene primario ed assoluto”– art.9/Costituzione); dalle Valli del Basento/Cavone (Potenza, Vaglio, Campomaggiore, Tricarico, Grottole Garaguso, Salandra, Ferrandina, ecc.) alla Valle dell’Agri/Sauro (Viggiano, Laurenzana, Corleto, Gorgoglione, Stigliano,S. Arcangelo, Roccanova, Montalbano, ecc.), nelle quali si alternano varietà di paesaggi (dalle ricche terrazze metapontine, ai calanchi lunari, alle colline antropizzate, coltivate o boscate; dall’altrettanto mutevole Valle del Sinni, che definisce il piede del Massiccio del Pollino (Latronico, Colobraro, Rotondella , Valsinni, ecc.) alle valli dell’Appennino occidentale (Pescopagano S. Fele, Castelgrande, Muro, Vietri, Savoia, Brienza, ecc.): una vera e propria vendita del paesaggio lucano (per un piatto di lenticchie, purtroppo!). Una operazione che potrebbe cambiare letteralmente e radicalmente i connotati del paesaggio lucano, con buona pace dei programmi regionali che fanno, dei valori naturalistico-ambientali e del paesaggio, la principale risorsa strategica del territorio lucano (cfr.:“la nostra forza è il fascino dei nostri paesaggi”!); e con buona pace anche delle dichiarazioni che tutti i giorni, i nostri amministratori regionali fanno nella medesima direzione. Il caso di Matera (“gratificata” da 2 delle approvazioni di cui sopra, ed in attesa di altrettante 2: un inammissibile “accerchiamento”), è emblematico a riguardo: avremo un parco eolico, costituito da 15 aerogeneratori di h = 140 ml., collocato in bella vista, ai piedi del Sito/UNESCO (nonché Parco Regionale della Murgia Materana), ad “arricchire” un paesaggio storico-culturale e naturalistico–ambientale di straordinaria importanza, ormai universalmente riconosciuto a livello internazionale (ma, evidentemente, non a livello regionale). Un paesaggio le cui “matine” a seminativo, da sempre (dal neolitico) spazio rurale di riferimento della città rupestre, diventeranno a breve il toponimo nientemeno che di un “parco eolico”. Alcune domande (a chi ha valutato i progetti, e a chi li ha approvati): nel calcolo costi-benefici del progetto eolico, è stato valutato il danno d’immagine (e quindi economico) che provocherà un simile attentato al “quadro” paesaggistico ed habitat culturale della Basilicata più noto al mondo, costituente del resto il principale pilastro strategico del presente e del futuro della città (vedi Matera/2019)? e se questo stravolgimento paesaggistico dovesse indurre l’UNESCO a declassificare Matera da “Bene del Patrimonio Mondiale” a “Bene in Pericolo”, chi ne pagherebbe le conseguenze? Ora, quello che sta avvenendo nel paesaggio lucano non è frutto né di un destino “cinico e baro”, nè di un’imposizione esterna del potere statale (burden sharing richiesto di energia da fonti rinnovabili = 1438 MW), ma di una gestione “politica” del territorio che non ha mai voluto darsi regole valutative (obiettive, trasparenti, valide in tutti i casi) delle trasformazioni territoriali, affossando da subito la Carta Regionale dei Suoli, prevista dalla LUR dal lontano 1999. Ciò ha permesso, tra le altre cose, l’approvazione di un PIEAR (Piano Energetico Regionale) che non tutela sufficientemente il territorio regionale ed il suo paesaggio, anche rispetto a quanto previsto dalla “Linee Guida” nazionali in materia (D.M.10/09/2010), cui non si è mai adeguato; e che, rinviando l’individuazione dei crinali di valore elevato (non idonei all’installazione di parchi eolici) ad un ipotetico Piano Paesistico Regionale (chi l’ha visto?), sta dando comunque via libera all’indiscriminata occupazione di paesaggio di cui oggi siamo testimoni. Applicando questo PIEAR, si sta semplicemente consentendo la distruzione del paesaggio lucano, sulla base di convenienze imprenditoriali, senza il riscontro di un ragionato progetto” pubblico” di tutela paesaggistica e naturalistico-ambientale. Pertanto, vista la gravità della situazione che si sta determinando, l’INU/Basilicata fa appello al Consiglio Regionale di Basilicata, perché, prima del suo previsto scioglimento, esamini in seduta straordinaria la problematica in oggetto, sulla scorta di una semplice cartina geografica che, rappresentando i parchi eolici esistenti e/o previsti, faccia prendere coscienza ai Consiglieri del possibile scenario prossimo futuro del paesaggio lucano, che essi stanno “regalando” ai propri amministrati; dopodiché, auspichiamo, dando un segnale di grande senso di responsabilità, deliberi un’aggiornamento del PIEAR che contenga: l’adeguamento alle “Linee Guida” nazionali, dei criteri per la determinazione dei “siti non idonei” all’installazione dei parchi eolici ; l’individuazione di massima delle aree di crinale strutturanti il paesaggio regionale (par.1.2.1.1 del PIEAR), e delle aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità, e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale, elaborate direttamente dal Dipartimento Ambiente e Territorio, nelle more della loro più puntuale definizione nel Piano Paesaggistico Regionale (ormai da anni in perenne itinere). una conseguente riduzione della quota di energia da fonti rinnovabili assegnata all’eolico (allo stato i 2/3 del burden sharing!), trasferendola per quanto possibile al fotovoltaico, integrato nelle architetture e/o collocato nelle sterminate aree industriali dismesse della regione; Quindi non una generica moratoria, facilmente censurabile (vedi sentenza della Corte Costituzionale su prospezioni petrolifere), ma un adeguato, severo ed illuminato aggiornamento dei criteri di gestione del territorio lucano ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’INU/Basilicata fa appello inoltre a tutte le Associazioni Culturali (ambientaliste e non) della Regione, perché si organizzi un’azione comune di sensibilizzazione della comunità regionale su di una problematica di fondamentale importanza per il futuro dell’identità geografica e culturale della nostra Regione. 

Potenza, 07/06/2013 
Il Direttivo INU/Basilicata



Fonte: http://www.trmtv.it/home/flashnews/2013_06_07/51954.html

giovedì 4 aprile 2013

mercoledì 23 gennaio 2013

Ancora eolico? Grazie, basta così!

In un recente comunicato stampa ANEV (Associazione nazionale energia del vento) e Legambiente si stracciano le vesti, perché i risultati delle Aste competitive al ribasso pubblicati dal GSE, preannuncerebbero effetti lesivi per il settore che potrebbe vedere da quest’anno il volume dei suoi affari diminuito del 75%. E’ successo che una quota del contingente previsto nelle Aste non è stato assegnato perché molti produttori non hanno potuto concorrere alla gara in quanto privi dell’affidabilità patrimoniale necessaria a ottenere il credito bancario richiesto. Il che equivale a una implicita ma inequivocabile dimostrazione del caos e della approssimazione che aveva caratterizzato fino a ieri l’“assalto alla diligenza” degli incentivi concessi alle energie rinnovabili, prelevandoli disinvoltamente dalle tasche degli italiani.


Al contrario, la notizia è stata accolta con soddisfazione da tutte le associazioni ambientaliste e dai movimenti spontanei che da anni combattono per ostacolare l’aggressione selvaggia al territorio e la irreversibile degradazione del valore identitario dei paesaggi italiani causate dalla selva di aerogeneratori che stanno sorgendo ovunque, anche in zone non favorite da una sufficiente ventosità, a esclusivo vantaggio di improvvisati ( e a volte anche malavitosi) produttori e dei loro accoliti. Nessuno è contrario, in linea teorica, al ricorso a fonti di energia “pulite” e rinnovabili; ma molte sono le perplessità sulle politiche messe in atto fino ad oggi in tale ambito, per quel che riguarda i costi e i benefici economici delle soluzioni adottate, l’eccesso di incentivazioni concentrate sulle rinnovabili elettriche con la sproporzionata proliferazione delle torri eoliche e dei pannelli fotovoltaici, la scarsa attenzione, in concreto, alle rinnovabili termiche, all’efficienza energetica, al risparmio, nonostante le riconosciute potenzialità di questi settori. La stessa Strategia Energetica Nazionale ha reso evidente che l’incidenza dell’eolico industriale sulla produzione di energia elettrica rimarrà comunque irrilevante. Tale da non giustificare i danni gravissimi che esso provoca all’ambiente naturale e al patrimonio culturale della Nazione. Senza parlare poi dei costi pesanti per l’intera comunità, in un momento di crisi. Per gli incentivi alle rinnovabili elettriche sono stati sottratti ai portafogli degli italiani circa11 miliardi, per il solo anno 2012. E il prelievo proseguirà per 20 anni con oltre 12 miliardi all’anno (6,7 per fotovoltaico e 5,8 per le altre FER, tra cui l’eolico in misura prevalente).


In un successivo documento pre-elettorale redatto da Legambiente, WWF e Greenpeace si chiede, tra molte altre cose, che il prossimo Governo torni a favorire oltre ogni misura i produttori di energia eolica e fotovoltaica; la richiesta è sostenuta da un ricatto occupazionale più che dubbio e attraverso affermazioni avventate che sfiorano il terrorismo. Secondo gli estensori l’aver finalmente cominciato ad imporre regole ragionevoli al settore delle energie rinnovabili soffocherà l’unica speranza di futuro per l’Italia. Le associazioni e i movimenti che sottoscrivono il presente documento su questo punto pensano esattamente il contrario e chiedono invece alle forze politiche di impegnarsi per azzerare ulteriori incentivi a nuovi o rinnovati impianti eolici.

Roma, 23 gennaio 2013

Altura

Amici della Terra

CNP – Comitato Nazionale per il Paesaggio

Comitato per la Bellezza

Italia Nostra

Mountain Wilderness Italia

MovimentoAzzurro

lunedì 17 dicembre 2012

ALTURA e LIPU SI SONO OPPOSTI A TRE PROGETTI EOLICI IMPATTANTI IN ABRUZZO

CRESTA COPPO VOLPE
Il Comitato per la Valutazione dell’Impatto Ambientale della Regione, nella riunione dell’11 dicembre ha, tra le tante cose, esaminato tre progetti di centrali eoliche particolarmente impattanti sul paesaggio, sugli ambienti naturali, sulla fauna selvatica. Su questi progetti sono stati sentiti dal Comitato anche gli esperti di LIPU e di ALTURA.
Un progetto, non approvato, riguardava le montagne più selvagge a ridosso del Parco regionale del Sirente-Velino, in comune di Tornimparte. Una zona ancora intatta frequentata dall’orso marsicano, dal lupo, dal cervo. La centrale eolica avrebbe messo a repentaglio anche la sopravvivenza nella zona dell’aquila reale  e della principale colonia di avvoltoio grifone di tutta Italia, frutto di un progetto di reintroduzione in zona, effettuato una ventina di anni fa dal Corpo Forestale dello Stato utilizzando esemplari portati dalla Spagna. Sia i grifoni che le aquile avrebbero potuto essere facilmente uccisi, per collisione con le pale rotanti degli aerogeneratori,  durante il volo.
Altro progetto respinto riguarda la centrale progettata in comune di Cupello, in provincia di Chieti, a pochissima distanza da una discarica che costituisce un’insostituibile risorsa alimentare per un'importante colonia di nibbi reali, grandi rapaci sempre più rari e in Abruzzo presenti solamente in una parte della provincia di Chieti, e, nei mesi primaverili - estivi, per alcune coppie di nibbio bruno. Anche i nibbi vengono facilmente uccisi dalle pale rotanti durante il loro lento volo volteggiante. Si tratta di specie particolarmente protette a livello nazionale e comunitario che la regione ha il preciso dovere di tutelare, anche per quanto riguarda la salvaguardia dei loro ambienti di vita.

Il Comitato VIA ha poi esaminato un altro progetto di centrale eolica nei comuni di Pizzoferrato e Quadri, in provincia di Chieti e praticamente ai confini del Parco Nazionale della Maiella. Si tratta di uno dei paesaggi più integri di tutto l’Appennino, già celebre più di duecento anni fa. E’ inoltre di importanza particolare  per la presenza  dell’orso bruno marsicano. La specie simbolo della regione Abruzzo, ridotta al massimo ad una cinquantina di esemplari, ha bisogno per sopravvivere di territori incontaminati e una centrale eolica, con tutto ciò che comporta, anche in fatto di  rumore delle pale, è chiaramente incompatibile con la sua presenza.  Il Comitato ha rinviato la decisione finale su questo punto in attesa di ulteriori approfondimenti in merito alla presenza dell’orso. Chiediamo che anche l’Ente Parco Nazionale della Majella faccia sentire la propria voce in difesa dell’orso marsicano e del suo ambiente.

 Città S. Angelo, 14 dicembre 2012


Dott. Stefano Allavena
Delegato LIPU per l’ Abruzzo
    

Dott. Daniele Valfrè
Responsabile per l’Abruzzo di ALTURA

martedì 20 novembre 2012

Lettera eolico pubblicata sul Corriere della Sera



L'articolo a cui si fa riferimento si può leggere cliccando qui

domenica 16 settembre 2012

Pale eoliche, quanti miliardi al vento

Articolo di Antonello Caporale
pubblicato su IL FATTO QUOTIDIANO del 16 settembre 2012




Candela è un paesino che lega la Campania alla Puglia. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommità dell’Appennino, finita la salita dell’Irpinia d’Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. A Candela nessuno pensava fino a vent’anni fa che il vento si potesse anche vendere. Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all’anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un’asta lunga, una specie di ago d’acciaio diretto al cielo, si può conoscere se è buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se è utile a far fare quattrini, dunque.
Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento. Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. C’era la possibilità di ottenere qualche migliaio di euro dalla società che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era già successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!
Pure belle sono le pale. Se le vedi da lontano sembrano rosoni d’acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: “Abbiamo già il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord”.
Le pale eoliche messe una accanto all’altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto: significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l’aria, anzi l’avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Così a Rocchetta Sant’Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant’Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s’incamminarono verso Lesina, verso il mare dell’Adriatico.
Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell’energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attività ecocompatibili. In nome del futuro dell’uomo. Conviene dunque partire da qui, dall’Irpinia d’Oriente, epicentro del vento, per illustrare il più straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi, un giro d’affari che nel 2020 toccherà punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L’equivalente di un’elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile è stato ceduto ai privati. Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica. Per volere di chi, grazie a complicità di quali menti, di quali mani, di quali occhi? E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro. Solo quest’anno, nel tempo feroce della spending review che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari, si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, le cosiddette Fer. Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l’obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappiù della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi. Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette “aste”. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.
ORIZZONTE D’ACCIAIO
Candela accoglie i viaggiatori nel grande piazzale di una stazione di rifornimento di carburante. Il vento spazza l’asfalto. La sosta è obbligata per i bus che collegano l’est con l’ovest del Mezzogiorno. Arrivano le corriere da Napoli. Chi vuole andare a Foggia non conta infatti sul treno, sarebbe una via crucis. Perciò il bus. Il viaggiatore può attenderlo nel bar di antico sapore bulgaro. Una stradina lo costeggia e ci conduce verso Rocchetta Sant’Antonio, sulla linea di confine pugliese. Superata la prima curva, l’orizzonte si fa d’acciaio. Una foresta di tubi e di pale, l’una dietro l’altra a recinto dei crinali delle montagne. L’orizzonte è tagliato dalle eliche, sembra che la terra possa decollare e tutti noi puntare da un momento all’altro verso il paradiso. “I contadini hanno fittato agli imprenditori del vento e si sono rifugiati altrove – dice Enzo Cripezzi, presidente della Lipu Puglia e uno dei maggiori indagatori del fenomeno eolico – Hanno messo in tasca i pochi quattrini, una somma comunque incomparabile rispetto al reddito miserabile dell’agricoltura, e hanno scelto l’abbandono. Sono fuggiti col tesoretto, felici finalmente”. Verso Rocchetta troviamo a far compagnia alle torri una poiana, rapace autoctono, che tenta di fare spuntino con una lucertola e poi compare più in là un biancone. Sono uccelli migratori, profondi conoscitori delle correnti del vento. Vivono grazie ai vortici depressionari che d’estate li conducono in Italia, in Spagna, nei territori caldi dell’Europa e l’inverno li riportano in Africa dove attendono il nuovo viaggio. Il biancone, della larga famiglia delle aquile, conosce così bene le correnti da superarle aggirando il Mediterraneo, prendendolo ai fianchi: costa ligure, costa azzurra, costa brava, stretto di Gibilterra, infine Marocco. Fanno fatica a superare l’acqua e questi uccelli migratori sono simili – in quanto a viaggi della speranza – agli uomini migranti. Gli umani muoiono sui barconi, gli animali in aria se il loro corpo non resiste alla fatica che la natura impone. Fino a ieri il pericolo era il canale di Sicilia, superato il quale veleggiavano verso la salvezza. Adesso no, le eliche li confondonoeliannientano.Inibbireali,lecicognenere, specie protetta e rara, possono incappare nelle turbine, ferirsi e morire. Così i falchi, le poiane, e ogni uccello che tenti di attraversare l’Appennino. Effetti collaterali minori, si dirà. E qual è l’effetto visivo, l’impatto ambientale, la forza prepotente e magica di questi spuntoni di roccia che affiorano sui pendii descritti da Gabriele Salvatores nel film Io non ho paura?. “La natura non aveva preventivato le pale eoliche – dice Cripezzi – Guardare oggi questo panorama e compararlo con quello di ieri fa venire un’enorme tristezza, un dolore profondo e rabbia”. La stradina si confonde al vecchio tratturo e punta su Monteverde. Il paese che guarda le pale. 850 abitanti, solo un anziano sulla panchina: “A me fanno venire le vertigini. Allora piglio una pasticca e tutto passa”.
DECIDONO LE REGIONI
Non si può dire no al petrolio e affossare l’eolico e il fotovoltaico, certo. Ma si poteva, anzi si doveva gestire il territorio, dividerlo per caratura paesaggistica, garantire alle pale un luogo e al paesaggio la sua identità. Scegliere dove metterle, e come. Preservare il possibile e il giusto. Invece? Invece la legge nazionale delega alle regioni. Lo sviluppo dell’energia è questione loro. E il paesaggio tutelato dalla Costituzione? Problema locale. Le Regioni anziché fare un piano regolatore dei venti e delle pale e promuovere partecipazioni pubbliche allo sviluppo dell’energia pulita, rendendo bene comune, esattamente come l’acqua, il vento e il sole, privatizzano progetti e attuatori. Tutto demandato agli uffici del Via, microscopici controllori della legalità e del paesaggio che col tempo fungono da predellino delle lobbies.“L’Europa ci vieta, per le norme sulla concorrenza, di prendere parte all’impresa”. Un leit motiv non soltanto falso, ma irriconoscente della realtà: non era vero, né poteva esserlo. Ma era comodo dirlo. Pensate che la signora Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel primo semestre di quest’anno ha prodotto circa 230 nomine tra consulenti e consiglieri di amministrazione nelle più diverse e bizzarre diversificazioni merceologiche dell’intervento pubblico. Manca solo l’azienda regionale per la promozione del cioccolato bianco. Tutto si può e tutto si fa, ma l’energia non è un bene pubblico, e lo sfruttamento delle risorse naturali non è questione collettiva. Ricordiamo le parole di sintesi – a proposito della discussione sulla misura degli incentivi da dare ai privati – di Gianfranco Micciché, viceministro al tempo del governo Berlusconi, noto a tutti per le sue battaglie ambientaliste: “Chi tocca il fotovoltaico si propone di far cadere il governo”. E così i raggi del sole si sono trasformati in infiltrazioni private sulla terra. Affari della Sanyo, come a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi. Decine di ettari di terreno confiscati all’agricoltura sui quali sono stati riposti 33mila moduli solari per farne l’impianto tra i più grandi d’Europa. Finanziamento tedesco e tecnologia giapponese. “Vorrei esprimere le nostre sincere congratulazioni per il completamento di questo progetto e ringraziare Deutsche Bank per averci dato fiducia nella scelta dei nostri moduli solari”, commentò Misturu Homma, executive vice President di Sanyo. Giusto. Il sole è italiano, ma non conta, non vale. Non si vende. Si regala. Come pure i terreni. Pochi quattrini e affare fatto. Oggi il ministro dell’Agricoltura, l’unico sensibile al consumo del suolo, propone una moratoria uno stop al consumo del suolo. Il governo ha appena licenziato il disegno di legge. Catania non è stato certo aiutato dal collega dell’Ambiente, il prode Clini. Clini non sa o non ricorda che in Italia esistono circa 13 milioni di abitazioni costruite dopo il 1970, quindi senza particolare tutele. Sui tetti i pannelli e gli ulivi per terra: era più naturale e forse possibile? Possibile senz’altro ma troppo dispendioso per i privati: molto più facile tombare di silicio centinaia di ettari di terreno. Molto più veloce e produttivo.
Sono stati cementificati 750mila ettari di territorio solo nell’ultimo decennio. Una parte poteva essere destinata ad ospitare i pannelli? Macché, troppo complicato. Via col vento e col sole dunque. E via con le imprese.
Il Mezzogiorno è stato spartito in spicchi d’influenza.Ad alcune aziende monopoliste sono stati affidati i lucchetti: la Fortore Energia ha cinto la Puglia, l’Ipvc la Campania, Moncada la Sicilia. In Calabria molte srl, alcune delle quali facenti capo indirettamente alle famiglie più importanti della ‘ndrangheta. La Piana lametina e il Crotonese sono stati assoggettati all’illegalità più clamorosa, plateale. Non c’è pala messa che non sia stata accompagnata da un’inchiesta giudiziaria. Truffa, corruzione, falso. Il trittico dei reati tipici, la serializzazione dell’attività giudiziaria. Energia pulita per mani sporche. Non tutte sporche, naturalmente. E non tutti imprenditori affaristi, naturalmente. Ma di certo tutti hanno goduto di una deregulation mai vista, incredibile solo a pensarci.
Edison, Sorgenia, Green Power, Sanyo e poi olandesi, spagnoli, cinesi. Tutti nel business. Solo privati però, sempre privati. Lo Stato non ha partecipato in nessuna forma, e gli enti locali neanche per sogno hanno accompagnato lo sviluppo eolico con una loro presenza, magari anche minoritaria, nelle società di produzione. In Puglia la fabbrica ideologica di Nichi Vendola, secondo cui l’energia, per il solo fatto di essere rinnovabile e pulita fosse obbligatoriamente da catalogarsi a sinistra, ha permesso a essa di straripare. A nord della regione le pale, a sud i pannelli. Nichi ha chiuso la stalla quando i buoi erano già tutti scappati. La Campania è stata comprata come detto dal signor Vigorito, capo dell’Ipvc, pioniere del vento. Acclamato presidente dell’Anev, l’associazione degli industriali del vento. Associazione “ambientalista” secondo i protocolli in uso per i tavoli del ministero dell’Ambiente. Una benemerita. Nel 2005 Legambiente e Anev hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia.“Insieme organizzano e collaborano”, scrive il sito ufficiale degli imprenditori. Purtroppo nel 2009 il presidente dell’Anev, questa titolata associazione ambientalista, viene arrestato. La Guardia di Finanza sequestra sette “parchi” eolici in diverse regioni e accusa Vigorito…
Era ieri. Torniamo all’oggi. Al 2011 sono state installate 5500 torri eoliche per quasi settemila megawatt di potenza installata. Altrettante sono in arrivo. Tutte concesse a tempo di record. E chi vorrà dedicarsi alla coltivazione del mini eolico (torri alte anche cento metri fino a 1 megawatt) non dovrà neanche attendere la firma: basta la dichiarazione di inizio attività. Sarà zeppo di acciaio anche ciò che ora è libero da impianti. Anche le vostre montagne e i vostri occhi dovranno abituarsi. Serve energia pulita. E che nessuno fiati.

di Antonello Caporale
da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2012

mercoledì 15 agosto 2012

Eolico e furbetti

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martedì 17 aprile 2012

Scelte chiare sull’eolico

Da tempo si levano in tutta Italia proteste di associazioni (Italia Nostra, Mountain Wilderness, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale per il Paesaggio, Amici della Terra, Eddyburg, Coldiretti, ecc.) e di comitati di cittadini contro l’installazione indiscriminata di gigantesche torri eoliche sui crinali appenninici, nel cuore di paesaggi intoccati, vicino a vigneti e oliveti, a Scansano e recentemente a Bolsena, o in prossimità di aree archeologiche come la romana Saepinum. In Italia il vento è, oggettivamente, la metà della media nordeuropea, ad eccezione di limitate zone di Puglia, Sardegna e Sicilia. Per cui tanti impianti sono improduttivi per lunghi periodi. Numerose inchieste televisive hanno comprovato pesanti infiltrazioni criminali. Risultato: 1) i Comuni, spesso poveri, sono stati sedotti con un po’ di euro e poi abbandonati; 2) i forti contributi governativi ai concessionari non hanno fruttato energia; 3) paesaggi ed ecosistemi sono sconvolti, con le pale ferme. Altre dure polemiche hanno riguardato i maxi-impianti di fotovoltaico realizzati su vaste estensioni coltivate. Pratica contestata anche da Carlo Petrini di Slow Food e ora vietata dal ministro Mario Catania.
«Gli incentivi concessi fin qui hanno favorito una espansione del fotovoltaico così imponente da permettere al nostro Paese di raggiungere i traguardi indicati dall’Europa con ben otto anni di anticipo», si legge nell’appello promosso da Carlo Alberto Pinelli di Mountain Wilderness e rivolto al presidente Monti. In esso si ribadisce un netto sì al sostegno delle energie rinnovabili, purché gestito in modo virtuoso, rigoroso e senza ulteriori insostenibili sprechi, e però si dice «basta all’eolico industriale» poco utile ma responsabile «dei maggiori danni a molti preziosi paesaggi italiani». Documento sottoscritto dalle associazioni sopracitate e firmato anche da personaggi di indiscusso prestigio quali, fra gli altri, Gianfranco Amendola, Asor Rosa, Berdini, Bodei, Caracciolo, Cervellati, Craveri, De Lucia, Guzzo, La Regina, Desideria Pasolini, Paolucci, Rita Paris, Pericoli, Pirani, Ruffolo, Carla Sepe, Settis. Nonché dall’Associazione Tecnici del MiBAC.
Il documento farà discutere gli ambientalisti. Greenpeace e Legambiente risultano infatti schierate da sempre a favore dell’eolico e le altre sigle, invece, sono fortemente critiche. Al punto che Italia Nostra ha assegnato il Premio Zanotti Bianco 2011 all’archeologa romana Rita Paris e al direttore regionale del Molise, Gino Famiglietti, protagonisti della battaglia contro le pale eoliche.

Fonte: L'Unità 17 aprile 2012

sabato 14 aprile 2012

Bocciato il progetto di eolico industriale a Tornimparte (AQ)

La Commissione VIA della Regione Abruzzo ha espresso parere non favorevole al progetto di eolico industriale nel comune di Tornimparte a causa della presenza documentata del grifone da parte del Corpo Forestale dello Stato effettuata tramite monitoraggio telemetrico satellitare. Sulla stessa area è stato già depositato presso la Regione Abruzzo un nuovo progetto di eolico industriale.

Nella seduta del 11 aprile scorso, il Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale (CCR-VIA) della Regione Abruzzo ha espresso parere non favorevole al progetto per la realizzazione di 5 aerogeneratori da parte della F.E.R.A. srl nel comune di Tornimparte (AQ) a causa “della presenza documentata del grifone ed in conformità alla normativa comunitaria che prevede l’applicazione del principio di precauzione”.
Il progetto prevedeva l’installazione in località Venubbio di 5 aerogeneratori da 2.3 MW, con altezza totale di 131 metri da terra (diametro rotore di 92 metri), posti su un crinale ad oltre 1400 metri di altitudine in presenza di vincolo idrogeologico e paesaggistico.
Erano previsti circa 1500 m di interventi di adeguamento su strade sterrate esistenti e altrettanti di tracciati ex novo proprio nell’area di crinale, oltre alla realizzazione di circa 10.500 m di cavidotti fino alla cabina primaria alla periferia del comune di Scoppito.
Duole notare che, purtroppo anche in quest’occasione, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell'Abruzzo ha espresso parere favorevole ai fini del rilascio della VIA.

La FERA aveva presentato già nel 2009 e nel 2010 simili progetti (con 12 aerogeneratori posti ad una altitudine massima di 1800 metri) entrambi non andati a buon fine.

Determinante è stato, nella seduta dell’11 aprile, il parere contrario del Corpo Forestale dello Stato, in quanto dati consolidati relativi allo studio sul monitoraggio telemetrico satellitare del grifone intrapreso dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel di Sangro nell’ambito di un progetto europeo, mostrano come “la presenza del grifone nell’area di Tornimparte sia relativa a 10 mesi su 13” dello studio effettuato e che tale area risulti “area vitale degli individui monitorati”. Inoltre è emerso che “i livelli di sorvolo compresi tra 0 e 150 metri rispetto al suolo sono lo spazio di volo più frequentemente utilizzato dal grifone”, esattamente il contrario di quanto asserito nello studio naturalistico commissionato dalla FERA.

Nella seduta della CCR-VIA, dove ha partecipato in audizione il responsabile regionale Abruzzo di ALTURA, sono state verbalizzate le istanze presentate come osservazioni da parte dell’associazione stessa, inerenti la presenza nel sito, oltre che del grifone, dell’aquila reale e di diverse specie di rapaci di notevole importanza conservazionistica.
ALTURA ha evidenziato che rispetto le linee guida regionali sull’eolico, ricorrono tutte le condizioni per la classificazione del progetto in “area critica”. ALTURA ha inoltre segnalato alla CCR-VIA che l’area in oggetto è di grande importanza per la presenza ricorrente dell’orso bruno marsicano.
Era presente anche il vicesindaco del comune di Tornimparte che si è espresso perplesso riguardo l’eccessivo impatto visivo sul paesaggio.

Sempre in località Venubbio (esattamente sulla stessa area) è stato già depositato presso la Regione Abruzzo un nuovo progetto di eolico industriale presentato dalla ditta New Energy per 7 aerogeneratori, di potenza nominale di 850 kW ciascuno, per una potenza complessiva nominale di 5,95 MW con rotore di 52 m di diametro e torre di 44 m di altezza, i cui termini per presentare osservazioni scadono nei prossimi giorni.


Rosciolo dei Marsi, 14 aprile 2012

martedì 14 febbraio 2012

La risposta di Altura all'eolico di Geo & Geo

Al Centro di Produzione RAI di Saxa Rubra
Largo Willy De Luca, 33
00188 Roma



All’attenzione del Dott. Antonio Di Bella (Direzione di Rai 3)

All’attenzione della Sig.ra Sveva Sagramola (trasmissione Geo & Geo)


Il 26 gennaio, nel corso della puntata di Geo&Geo, abbiamo costatato con stupore come si sia parlato di eolico in modo molto superficiale e tutt’altro che oggettivo. Vi siete limitati a intervistare il Sig. Togni, presidente dell’ANEV (Associazione Italiana Energia Eolica) il quale, ovviamente, si è prodigato per far passare un messaggio fuorviante e di parte, per nulla consono a una trasmissione che per definizione dovrebbe essere schierata dalla parte della natura.
L’aver liquidato l’impatto sull’ambiente naturale ai soli uccelli migratori è un fatto sconcertante e grave per una trasmissione come Geo & Geo. Se anche ci si limitasse a considerare l’impatto delle centrali eoliche sull’avifauna, già ci troveremmo di fronte ad un problema enorme in quanto non soltanto gli uccelli migratori rischiano la vita nel transitare in luoghi con presenza di eolico ma ancora più rischiosa è la vita giornaliera di uccelli stanziali quali per esempio i grandi rapaci veleggiatori come aquile, avvoltoi e nibbi che trovano in queste grandi e invasive infrastrutture, con ipocrisia denominate ‘parchi’ (parchi sono quelli del Gran Paradiso o dei Monti Sibillini), un costante e grave pericolo per la loro sopravvivenza, come testimoniano i ritrovamenti di carcasse di uccelli alla base di torri eoliche (vedi foto allegate) nonché numerosi studi scientifici effettuati in diverse parti del mondo.
Che dire poi dell’impatto sull’ambiente naturale soprattutto in presenza di crinali montani, con colline e montagne trasformate in basamenti industriali atti a ospitare giganteschi aerogeneratori alti anche quasi duecento metri (più della cupola di S. Pietro), ai piedi dei quali si costruisce un invasivo reticolo di strade con lo scopo di dare accesso a pesanti tir per il trasporto delle torri.
In questo luogo le aquile e altri rapaci, e non si tratta di migratori, continuano a cacciare come prima dell’insediamento eolico, prevalendo in esse l’istinto predatorio, con forte aggravio della loro mortalità. Oggi diverse specie di uccelli, non migratori, sono minacciate di estinzione su vasti territori per causa della presenza di grandi centrali eoliche. Naturalmente l’impatto sugli uccelli migratori è anch’esso un problema molto serio, anche perché non è per niente vero che le centrali eoliche non sono realizzate lungo le rotte migratorie.
ALTURA non disconosce l’importanza delle fonti di energia rinnovabile, tuttavia l’assenza di emissioni in atmosfera non significa assenza d’impatto ambientale.
Inoltre la nostra associazione, insieme con altre più conosciute quali Italia Nostra, Club Alpino Italiano, Mountain Wilderness, LIPU, Associazione Italiana per la Wilderness, Amici della Terra e sezioni locali del WWF, si batte da anni contro quello che abbiamo definito “l’eolico selvaggio”, ovverossia l’insediamento di tali centrali in luoghi non idonei e con alta valenza naturalistica, nonché paesaggistica.
In conclusione chiediamo che in futuro l’informazione su tali problematiche avvenga in modo completo e oggettivo e non sbrigativo, superficiale e fuorviante, evidenziando correttamente tutti i fattori in gioco, positivi e negativi.
Distinti saluti,

Roma, 13 febbraio 2012

Il Segretario di ALTURA
Fabio Borlenghi



giovedì 2 febbraio 2012

Eolico: elemosine ai cittadini di un piccolo centro lucano

Ripacandida – Finalmente arrivano le royalties per l’eolico: 28 euro a persona

In base alle royalties “rivenienti” dalla gestione dell’impianto eolico, l’amministrazione comunale ha emanato un provvedimento per conferire ad ogni abitante 28 euro (ventotto).

Come riportato da Il Quotidiano della Basilicata: “Il sindaco, mettendo in atto l’intendimento dell’amministrazione Comunale di distribuire in forma simbolica parte delle royalties rivenienti dalla gestione dell’impianto eolico , autorizzato e fatto installare sul territorio del Comune di Ripacandida, anche per compensare il relativo “impatto ambientale”; di introdurre misure di sostegno economico per le famiglie residenti nel Comune, per far fronte alla grave crisi che attanaglia la nostra comunità, informa i cittadini
residenti a Ripacandida, ininterrottamente, almeno dal 1 gennaio 2012 al 30 settembre 2012 che presso gli sportelli della Banca Oppido Lucano e Ripacandida è in pagamento dal giorno 23 gennaio il bonus economico ammontante ad euro 28,00 a persona. Il mandato di pagamento è riferito all’intero nucleo familiare. Il diritto alla riscossione del bonus decade, perentoriamente, il 30 settembre 2012.”

Ovviamente l’iniziativa, eccettuata la buona volontà, non ha suscitato particolare eccitazione negli abitanti, che si ritengono (i più cortesi) “presi in giro”.

Fonte:http://giornalelucano.com/2012/01/30/ripacandida-finalmente-arrivano-le-royalties-per-leolico-28-euro-a-persona/

giovedì 26 gennaio 2012

Geo & Geo: va in onda l'eolico al caramello

Giovedì 26 gennaio ho assistito a una puntata di Geo & Geo che è poco definire scandalosa. Il tema: l'eolico con intervista al Sig. Togni, Presidente dell'ANEV.

In pratica è come se si fosse voluto accertare la bontà della cucina di un ristorante.... intervistando il cuoco! Mi ha colpito, negativamente, l'assoluta 'prostrazione giuliva' della conduttrice, la Signora Sagramola, nei confronti del nuovo Mosè dell'energia rinnovabile: il Sig. Togni (nipote di tanto democristiano nonno!..... eh...eh.... Darwin aveva proprio ragione!.....).

La conduttrice ha dichiarato, sempre con fare giulivo, che la vista dei "Parchi eolici" le dà gioia, sì insomma li vede belli.....

Intanto Togni con fare serio e professionale (!) esibiva l'accordo con Greenpeace e Legambiente in merito alle linee guida sul come installare i cosiddetti "Parchi eolici" evitando di ferire l'ambiente e il paesaggio. Credetemi, un pezzo da libro Cuore.

L'aspetto grave è stata l'omissione da parte della conduttrice delle problematiche relative all'impatto dell'eolico nell'ambiente, come la distruzione e perdita dell'habitat, l'incidenza sulla mortalità di specie di uccelli non solo migratrici (aquile, avvoltoi, nibbi ecc....), il guasto irreversibile allo skyline. Solo una battutina finale, sempre con fare giulivo (si vede proprio che non ne può fare a meno....) sul pericolo degli uccelli migratori (sic....e gli altri non migratori?). Pronta la risposta di Mosè Togni: mai faremo impianti sulle rotte migratrici:a questo punto applausi a non finire e sipario che scende su questa brutta farsa di RAI 3.

Se questa è informazione io sono una quaglia...

Scriverò alla Signora Sagramola come Segretario di Altura ricordandole un pò di cose e informandola su aspetti importanti che sembra ignorare.



Fabio Borlenghi


domenica 15 gennaio 2012

Progetto di eolico sui Monti Sibillini

L’Associazione Sibilla Appenninica, insieme ad altre Associazioni e Comitati, ha promosso un’azione di deciso contrasto contro un progetto di impianto cosiddetto "minieolico", riguardante una zona dei Monti Sibillini di forte pregio naturalistico.

ALTURA condivide il comunicato diffuso dall'Associazione Sibilla Appenninica e dà il proprio appoggio totale alle iniziative di contrasto alle centrali eoliche nel Parco nazionale dei Monti Sibillini e nelle zone circostanti

Ecco a seguire il comunicato della stessa associazione
(www.sibillaappenninica.it):


"NO ALL'EOLICO NEL PARCO DEI SIBILLINI: LE ASSOCIAZIONI E I COMITATI
DIFENDONO IL DIRETTORE

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un duro attacco da parte dei sindaci dei Comuni dell’Alto Nera (Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera) nei confronti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del suo Direttore Franco Perco. Lo scontro si è incentrato sul parere negativo del Parco per “il progetto di realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte eolica”. I progetti, definiti “minieolico”, prevedono l’installazione di tre torri, di altezza complessiva che va dai 33 ai 40 metri, cioè come palazzi di oltre 10 piani, sul monte Spina di Gualdo, a oltre 1300 m di quota. Il progetto interessa quindi un’area di eccezionale valore paesaggistico e ambientale, situata nel cuore del Parco e sottoposta ai massimi livelli di tutela: zona 1, dove sono prevalenti gli interessi di conservazione ambientale, e zona B del piano per il Parco, “di riserva generale orientata, dove è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio, effettuare movimenti di terreno o
trasformazione dell’uso del suolo.
Comprendiamo le difficoltà economiche dei piccoli comuni montani, ma lascia quantomeno perplessi che si spenda denaro pubblico nello studio di progetti che andrebbero a deturpare proprio le principali risorse del territorio, cioè quelle ambientali, e che contrastano palesemente con le vigenti norme di tutela dei parchi e, in particolare, con la legge n. 394/1991 che vieta le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati.
Riteniamo pertanto che il diniego dell’ente parco sia stato un atto doveroso ed esprimiamo piena solidarietà al Direttore Franco Perco, ingiustamente attaccato dai tre sindaci. Confidiamo che gli stessi sindaci rinuncino a tali progetti, non solo in uno spirito di legalità e rispetto delle altre istituzioni, ma anche nella consapevolezza che le principali potenzialità di sviluppo di questi territori si fonda proprio sulla tutela del paesaggio e della natura, come dimostrano i molti turisti che ogni anno visitano questi luoghi contribuendo a tener viva l’economia locale.

Sottoscrivono:
WWF Marche
Associazione Guide Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi
Comitato Ariacheta
Comitato per la difesa del paesaggio dell'Alta Valsillaro
Comitato Monte Faggiola
Comitato cittadino Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi
Comitato Don Chisciotte Terni
Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza."



Marina Cianconi
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venerdì 23 dicembre 2011

Energie alternative: le associazioni scrivono ai ministri

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma, 16 dicembre 2011

Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 - 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione. Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
- Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a carico dei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: è opportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.
- nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi rappresentano un enorme fiume di denaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle multinazionali.
- l’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana, e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
- l’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili ad una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese di innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.
- La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative ad impianti eolici in tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà di intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.
- La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.
- In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.

Il presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di "momento di straordinaria difficoltà" ed ha affermato che "siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione". Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quello spagnolo di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l'adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l'installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede ad un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione, assunta quest'anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità di installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a una oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: "Dobbiamo affrontare la tematica ... tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall'altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio." e "... nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull'eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell'elettricità con l'eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare anche in questo caso la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio."
Sono tutte affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell'atteso provvedimento.
Ribadiamo che non siamo contrari alle energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, “bene comune” che rinnovabile non è; in particolare riteniamo necessario che:
- Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.
- Nel frattempo si proceda ad una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso ottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di "rischi di collasso" per il sistema elettrico e della necessità di evitare "una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano".
- Sia ridotta la soglia dei certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che il valore di riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro a MWh) e i coefficienti…. possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico…”.
- La installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all'Unione (8.000 MW, siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio), vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l'eolico.
- Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico. Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poichè tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla di impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
- Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.
- Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra.


Altura il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio il Presidente Carlo Ripa Di Meana,
Comitato per la Bellezza il Presidente Vittorio Emiliani,
Italia Nostra la Presidente Alessandra Mottola Molfino,
LIPU il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness il Presidente Carlo Alberto Pinelli,
Movimento Azzurro il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società) il Presidente Sen. Guido Pollice


Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento

Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna (ASOER)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS - Minucciano LU)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia
Tedalda AR)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Monte dei Cucchi - La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
Comitato Bruscoli - La Faggeta (Firenzuola FI)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell'Appennino pistoiese
Comitato Passo delle Pianazze - Case Ini (Farini PC - Bardi PR)

Maremma
Comitato GEO - Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)

Alpi liguri:
Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
Associazione Cuneobirding

Marche:
Comitato No Megaeolico (PU)
Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
Associazione Sibilla Appenninica

Molise:
Comitato pro-tempore La rete contro l'eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e
associazioni molisane)

Tuscia:
Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l'Ambiente - Terra e Natura

Basilicata:
Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
Città plurale Matera

domenica 18 dicembre 2011

Eolico alle porte della città dei Sassi

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?

[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]

martedì 6 dicembre 2011

Bocciato il progetto di eolico a Scoppito (AQ)

Nella seduta del 1 dicembre scorso, il Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione d'Impatto Ambientale (CCR-VIA) della Regione Abruzzo ha espresso parere non favorevole al progetto per la realizzazione di 8 aerogeneratori da 2,6 MW da parte della Alerion Energie Rinnovabili nel comune di Scoppito (AQ) a causa "della presenza documentata del grifone ed in conformità alla normativa comunitaria che prevede l'applicazione del principio di precauzione".


Già nel 2010 il progetto era stato rinviato per acquisire integrazioni circa le osservazioni dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso - Laga e del Corpo Forestale dello Stato che mettevano in luce la criticità dell'impianto nei confronti dell'avifauna in particolare di grifone, aquila reale e di alcune specie di mammiferi in particolare dell'orso bruno marsicano e dei chirotteri. Oltre all'impatto sulla fauna, il CFS esprimeva perplessità circa l'impatto della viabilità prevista sulla vegetazione e su unità ambientali di elevato interesse ecologico e di interesse comunitario.

Determinante è stato, nella seduta del 1 dicembre, il nuovo parere contrario del Corpo Forestale dello Stato, in quanto dati preliminari dello "studio sul monitoraggio telemetrico satellitare del grifone" intrapreso dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel di Sangro, mostarno come "la presenza del grifone nell'area di Scoppito sia accertata e consolidata e che la zona in questione rientra tra le aree maggiormente frequentate dal grifone, escludendo pertanto che si tratti di un'area marginale come asserito dalla ditta proponente".

Alla seduta della CCR-VIA ha partecipato in audizione il responsabile regionale Abruzzo di ALTURA e sono state accolte le istanze presentate come osservazioni da parte della LIPU Abruzzo.

Nella foto qui sotto, scattata da Daniele Valfrè, si nota l'area montuosa che sarebbe stata occupata dall'impianto eolico.

giovedì 6 ottobre 2011

Campania: la cicogna nera minacciata dalle pale eoliche

Due delle dieci coppie di cicogna nera italiana vivono nell’Irpinia d’Oriente ed è qui che la Regione Campania ha già autorizzato 19 torri eoliche a Monteverde, 4 ad Aquilonia e, nella vicina Lacedonia, è stato presentato un progetto di ben 33 torri. Abbiamo intervistato Vincenzo Cripezzi, responsabile LIPU Pugliese, che da anni continua la sua battaglia contro l’installazione di centrali eoliche nel nostro meridione nelle aree soggette a vincoli ambientali.

di Virginiano Spiniello - 4 Ottobre 2011


Se io fossi una cicogna mi rifiuterei di portare ancora bambini, di sudare e farmi in quattro per noi umani. Magari per correre il rischio, drammaticamente realistico, di essere tagliata in due da un mulino a vento d’acciaio di cui non sospettavo minimamente l’esistenza.

Due delle dieci coppie di cicogna nera italiana vivono nell’Irpinia d’Oriente ed è qui che la Regione Campania ha già autorizzato 19 torri a Monteverde, 4 ad Aquilonia e, nella vicina Lacedonia, è stato presentato un progetto di ben 33 torri.

Vincenzo Cripezzi, responsabile LIPU Pugliese, scruta le torri sui crinali e, da anni, continua la sua battaglia contro l’installazione di centrali eoliche nel nostro meridione nelle aree soggette a vincoli ambientali. Come Don Chisciotte si scontra contro giganti veri, inesorabili, che si moltiplicano nelle aree indifese del meridione.

Qual è la situazione per la cicogna nera dell’Ofanto?

La cicogna nera a differenza della bianca, che è molto diffusa e non teme le zone antropizzate, è molto rara, schiva e ha bisogno di un habitat più selvaggio, con zone molto pescose, ricche di nutrimento. Necessita di un territorio molto ampio e la presenza di rotori lungo i crinali sarebbe disastrosa, soprattutto in fase riproduttiva. È un indicatore della buona salute del territorio, un po’ come la lontra, ancora presente in quest’area.

Oltre a due delle dieci coppie di Cicogna nera italiane, sono presenti Nibbio reale e Nibbio bruno, il falco Lanario - il più raro d’Italia - e anche il Falco pellegrino, l’Averla piccola, il Biancone, che rendono ancora più scandalosa la collocazione di queste gigantesche macchine industriali. Questa zona era un dormitorio per i nibbi che adesso da più di un centinaio sono diventati poche decine e, parallelamente, sono apparse centinaia e centinaia di pale eoliche.

Chi subisce, oltre ai rapaci, l’impatto maggiore?

Le questioni sono di diverso tipo: aree soggette a vincoli naturalistici, danni per l’avifauna, impatto e costo beneficio nullo se non sostenuto dagli incentivi. Si pensi che i vecchi impianti a volte non hanno nemmeno gli elettrodotti adatti a trasportare il surplus di energia generata dalle pale quando c’è molto vento. E il bello è che se il Gestore non riesce a immetterla in rete c’è un rimborso - pagato da noi utenti - per l’azienda proprietaria dell’impianto. Soffermiamoci un attimo sui lavori di scavo, la realizzazione delle strade in aperta campagna per permettere ai tir di arrivare ai piloni e installare i rotori, la costruzione di elettrodotti che stravolgono un paesaggio che sarà poi compromesso definitivamente dalle selve di turbine installate selvaggiamente.

E per limitare i danni dell’energia pulita cosa fanno i nostri governanti?

La regione Campania si è svegliata dal profondo letargo, ma 'la montagna ha partorito il topolino'. Invece di studiare ed elaborare una rigida vincolistica territoriale ha individuato sommariamente una generalizzata distanza di 800 metri delle nuove pale da realizzarsi rispetto a quelle esistenti o autorizzate.

Questo esemplifica lo stato di 'ostaggio' in cui il governo regionale si trova e per cui non ha saputo fare di più, esponendosi di fatto alle censure di carattere amministrativo rispetto alle linee guida nazionali. Il Governo, infatti, assurdamente non tenendo conto nemmeno della saturazione territoriale di aree gravemente compromesse come l’Irpinia (ma anche il beneventano è già un disastro), ha impugnato la predetta legge dinanzi alla Corte Costituzionale, malgrado rappresentasse una misura tardiva e minimale per quanto rocambolesca.

E i nuovi progetti in Irpinia a che punto sono?

Diversi progetti nell’area irpina sono stati oggetto di sospensione delle conferenze di servizi, ufficialmente non sappiamo il motivo. Tuttavia diversi di questi ulteriori progetti erano stati oggetto di osservazioni e controdeduzioni da parte della LIPU ed altre associazioni. Intanto sul caso specifico dei progetti già approvati la Regione Campania non ci ha ancora risposto. E per una istituzione che si rispetti questo è quanto meno imbarazzante!

Se dovessi fare una analisi energetica delle fonti di energia rinnovabile, come sarebbe?

Impietosa. Anche il fotovoltaico avanza ma in maniera anch’esso non del tutto etica. Distese allucinanti di pannelli divorano le campagne nella deregolamentazione complessiva, in parte e tardivamente arginata solo dal recente decreto Romani che ha cancellato gli incentivi al nuovo fotovoltaico su suolo agricolo oltre 1 MW (2 ettari). In ogni caso l’avanzata del fotovoltaico ha superato la soglia di 8000 MW prevista al 2020 e anche la potenza eolica in esercizio (6000 MW a fine 2010).

Il Governo ha così fatto lievitare le previsioni della soglia di potenza fotovoltaica da perseguire portandola a 23.000 MW già al 2016. L’energia derivante da questi 23.000 MW di potenza fotovoltaica permetterebbe, con 4 anni di anticipo sulle scadenze comunitarie del 2020, di compensare anche tutta l’energia dei 12.000 MW eolici previsti al 2020 dallo Stato (l’ANEV preme scandalosamente per imporre oltre 16.000!). Pertanto, rispetto agli obiettivi comunitari nel comparto elettrico già i 6000 MW eolici impunemente realizzati sono un surplus inutile, quindi ancor più la valanga eolica da realizzarsi (per altro in aree sempre meno produttive).

Qualcuno obietterebbe “si ma che male c’è se andiamo oltre gli obiettivi, è pur sempre energia pulita...”. In realtà ciò si traduce in un grave danno alle strategie di decarbonizzazione dell’Italia poiché quelle risorse derivano dalle tariffe energetiche e quindi dalle bollette delle imprese e degli italiani con danno all’economia e con la spinta a delocalizzare le stesse produzioni energivore in paesi a bassi costi energetici a base di carbone.

Quelle stesse risorse potrebbero essere più utilmente impegnate nella politica energetica a cominciare dai settori fortemente energivori come i trasporti, o nell’efficientamento energetico dei processi e degli edifici, o nelle rinnovabili termiche per il raffrescamento e riscaldamento. Tutti comparti dove siamo al palo, a differenza del comparto elettrico. E infine le risorse dovrebbero essere impegnate nella ricerca, assolutamente fondamentale e strategica perché il contributo delle nuove rinnovabili non rimanga del tutto infinitesimo. Infatti il contributo sostanziale viene dalle rinnovabili tradizionali come idroelettrico e geotermico. A regime l’apporto di Eolico o Fotovoltaico sarà dell’ordine dell’1-2 % dell’energia complessiva e non potrà essere questo il futuro, per di più a fronte di un Paese devastato e consegnato agli speculatori.

E poi non è un belvedere, questo non dimentichiamocelo…

Insieme al castello di Monteverde, alle zone archeologiche di Aquilonia, anche gli animali avrebbero potuto essere monetizzati. Al nord fanno costosi programmi di reintroduzione, riescono a monetizzare tutto. Noi che abbiamo la lontra, il nibbio reale, la cicogna nera stiamo distruggendo il nostro paesaggio rurale. Qui si possono impunemente realizzare impianti eolici, fotovoltaico a terra, inceneritori, discariche, strade inutili, ma guai a parlare di storia, paesaggio, identità, in breve, guai a parlare di orgoglio e dignità, guai a parlare di vero cambiamento e di sviluppo sostenibile.

A salvare il nostro territorio, a custodirlo con l’atteggiamento del 'buon padre di famiglia' ci sarebbe tutto da guadagnare perché è l’unico valore produttivo che non sarà mai delocalizzabile in Cina o altrove. Ma questo politici e Amministratori sembrano non volerlo capire.

Fonte:
http://www.ilcambiamento.it/estinzione/cicogna_nera_centrali_eoliche_campania.html