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sabato 7 aprile 2012

Orso bruno marsicano: le Associazioni incontrano il Direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

ALTURA, GNR, LIPU e Pro Natura hanno incontrato nei giorni scorsi Dario Febbo per discutere di alcune tematiche inerenti la grave situazione in cui versa l’orso bruno marsicano ed in particolare dell’alta mortalità delle femmine per la maggior parte dovuta a cause legate alla presenza dell’uomo.L’ultima stima della popolazione è di 40 individui: la specie è sull’orlo dell’estinzione e questi dati rendono ancora più evidente la drammaticità della situazione. Lo scorso anno sono nati solo tre cuccioli di orso marsicano. Il dato è il più basso dal 2006. Le associazioni chiedono che il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Ministero dell’Ambiente e della Salute, Corpo Forestale dello Stato e Regioni si adoperino per eliminare definitivamente le cause della mortalità.
Le Associazioni ALTURA, GNR, LIPU e Pro Natura hanno incontrato nei giorni scorsi a Pescasseroli il Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per discutere di alcune tematiche inerenti la grave situazione in cui versa l’orso bruno marsicano ed in particolare dell’alta mortalità delle femmine per la maggior parte dovuta a cause all’uomo.
La situazione appare particolarmente critica visto che l’ultima stima della popolazione di orso bruno marsicano del 2008 consta di soli 40 individui di cui circa 10-12 femmine in età riproduttiva; di quest’ultime negli ultimi 5 anni 5 sono morte per cause varie, sia accidentali che illegali. Durante la conta delle femmine coi cuccioli effettuata lo scorso anno si è avuto il risultato più basso finora registrato dal 2006 che consiste di solo 3 piccoli del 2011 e 4 piccoli dell’anno precedente. La causa di tale scarsa natalità è dovuta secondo il dottor Paolo Ciucci dell’Università “La Sapienza” di Roma all’alta mortalità di femmine in età riproduttiva avvenuta a partire dal 2007 in gran parte legata all’attività umana.
Ad oggi, appare evidente che né gli obiettivi quantitativi, (“... aumento numerico del 25 per cento dell’intera popolazione Appenninica entro il 2020, ed una riduzione del 50 per cento della mortalità da attività antropiche illegali rispetto alle stime del decennio precedente …”) né gli obiettivi strategici di conservazione, previsti oramai tre anni fa nel PATOM (Piano d'Azione per la Tutela dell'Orso Marsicano), sono stati raggiunti o per lo meno affrontati in modo adeguato alla gravità e urgenza del caso. Anche gli obiettivi specifici con carattere di urgenza sono stati solo avviati solo parzialmente, come per il problema degli orsi confidenti e la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso.La situazione è ancora più grave per quanto riguarda le azioni di gestione e conservazione previste dal PATOM quasi tutte a priorità alta o molto alta ma che sono ben lontane dall’essere almeno in parte realizzate come per l’istituzione delle aree contigue e l’identificazione delle aree di connessione, la gestione degli ambienti forestali, la riduzione dei conflitti con la zootecnia, il potenziamento del regime di tutela nelle aree critiche per la presenza dell’orso.
L’incontro con il Direttore del PNALM, svoltosi in un clima cordiale e costruttivo, ha visto trattare alcuni temi fondamentali per il futuro dell’orso bruno marsicano.Per le Associazioni appare urgente chiarire la situazione del plantigrado dal punto di vista sanitario, vista la concreta possibilità di una diminuita efficacia delle difese immunitarie a causa della ridotta variabilità genetica e visto che già due individui sono morti negli ultimi anni a causa di agenti patogeni forse riconducibili a interazioni con il bestiame domestico.Altro tema trattato è stato quello dei veleni. Fondamentale è che si analizzino e rimuovano le cause sociali dell’utilizzo del veleno, come nel caso dei bocconi avvelenati, ad opera di bracconieri e nelle aree di raccolta dei tartufi in aree marginali del PNALM quali il Frusinate e la Val Roveto, regolarmente frequentate dagli orsi. Per quanto riguarda la morte di orsi direttamente dovute ad incidenti stradali e ad incuria, ricordiamo che questi hanno avuto un impatto particolarmente grave quando hanno interessato esemplari di sesso femminile, come nel caso della femmina, madre di tre cuccioli, uccisa nei pressi di Pescasseroli nel maggio 2011 e delle due orse (madre e figlia) morte in un vascone a Collelongo nel giugno 2010.Si è discusso poi delle possibili interazioni dell’orso con le attività venatorie nelle aree circostanti il PNALM, e su come si pensa di affrontare il problema della caccia in battuta, nella Zona di Protezione Esterna del Parco e nelle altre aree sensibili, per la prossima stagione venatoria (e per la possibile preapertura).Infine appare urgente arginare il fenomeno degli “orsi confidenti” visto che, essendo oramai in piena primavera, a breve alcuni orsi potrebbero cominciare a frequentare le prossimità dei centri abitati, alla ricerca di qualcosa da mangiare. Ancora non sembrano essere operativi i gruppi di intervento rapido del personale di vigilanza del Parco e del Corpo Forestale.
Inoltre ALTURA, GNR, LIPU e Pro Natura hanno contattato in questi giorni il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute, il Corpo Forestale dello Stato e le Regioni Abruzzo, Lazio e Molise chiedendo risposte operative concrete allo scopo di arrivare rapidamente alla rimozione delle cause della mortalità dell’orso bruno marsicano.


Daniele Valfrè - Responsabile ALTURA Abruzzo
Bruno Santucci - Coordinatore Gruppo Naturalisti Rosciolo
Stefano Allavena - Coordinatore LIPU Abruzzo
Pietro Matta - Responsabile Pro Natura Abruzzo

Rosciolo dei Marsi, 5 aprile 2012

Per informazioni: Dott. Daniele Valfrè - Responsabile Abruzzo ALTURA
Cell: 328-7477915; 340-6623558

venerdì 24 febbraio 2012

Orso bruno marsicano: 2011 anno nero per le nascite

Nati solo tre cuccioli di orso marsicano quest’anno. Il dato è il più basso dal 2006.
Il dato è conseguenza dell’alta mortalità delle femmine per la maggior parte dovuta a cause legate alla presenza dell’uomo.
L’ultima stima della popolazione è di 40 individui: la specie è sull’orlo dell’estinzione e questi dati rendono ancora più evidente la drammaticità della situazione.
ALTURA, LIPU, Pro Natura e GNR chiedono che il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e la Regione Abruzzo si adoperino per eliminare definitivamente le cause della mortalità.


Nell’ambito del progetto europeo LIFE ARCTOS per la conservazione dell’orso bruno marsicano sono stati pubblicati i risultati della conta delle femmine coi cuccioli che si svolge tutti gli anni dal 2006. Il risultato è il più basso finora registrato e consiste di solo 3 piccoli di quest’anno e 4 piccoli dell’anno precedente. Una delle femmine con piccoli dell’anno precedente è morta investita il 3 maggio del 2011 sulla statale “Marsicana” che collega Gioia dei Marsi a Pescasseroli.
La scarsa natalità è dovuta secondo il dottor Paolo Ciucci dell’Università “La Sapienza” di Roma all’alta mortalità di femmine in età riproduttiva avvenuta a partire dal 2007. Le cause della mortalità sono in gran parte legate all’attività umana e mettono a grave rischio la permanenza della specie.
L’estinzione dell’orso marsicano sarebbe una grave perdita per l’economia del turismo in Abruzzo, ma ancor di più per l’ambiente delle montagne abruzzesi, fra le più ricche di biodiversità in Europa. L’orso è infatti una specie ombrello, tutelando la quale, ci si assicura la conservazione di tutto l’ecosistema in cui vive. Per questo è protetto a livello comunitario e necessita di una rigorosa tutela.
ALTURA, LIPU, Pro Natura e GNR chiedono quindi a tutti gli Enti responsabili della conservazione di questa preziosa specie che siano attuati immediatamente tutti gli sforzi perchè la mortalità per cause antropiche venga definitivamente eliminata.
Si era annunciata la necessità di porre adeguati limiti di velocità sui rettilinei che attraversano la zone dell’orso, come quello, vicino a Pescasseroli, dove è stata uccisa la femmina madre dei tre cuccioli. Dopo il rinvenimento di un’orsa adulta e di una giovane morte in un pozzo sulle montagne di Collelongo erano stati presi impegni per mettere in sicurezza questo ed altri pozzi simili, per evitare il ripetersi di sciagure del genere.
E’ stato fatto qualcosa in questo senso? L’elenco potrebbe ancora continuare.
Le associazioni chiedono inoltre che il Parco d’Abruzzo illustri quali siano le procedure già intraprese in tal senso e lo stato dell’arte delle azioni previste da LIFE ARCTOS e dal PATOM.



Firmato
Daniele Valfrè - Responsabile ALTURA Abruzzo
Bruno Santucci - Coordinatore Gruppo Naturalisti Rosciolo
Stefano Allavena - Coordinatore LIPU Abruzzo
Pietro Matta - Responsabile Pro Natura Abruzzo



Rosciolo dei Marsi, 24 febbraio 2012


Per informazioni:
Dott. Daniele Valfrè - Responsabile Abruzzo ALTURA
328-7477915; 340-6623558

venerdì 12 novembre 2010

Un’importante area naturale minacciata dallo sviluppo di una strada.

La tutela dell’orso bruno marsicano passa sul confine tra Abruzzo e Lazio.

Si chiama Fosso Fioio ed è posto al confine tra Abruzzo e Lazio lungo i crinali e avvallamenti che separano i Comuni di Pereto e Camerata Nuova.
Fosso Fioio è una di quelle aree strategiche ad elevata naturalità e bassa antropizzazione che vengono utilizzate dalla fauna, ed in particolare dall’orso bruno marsicano (sottospecie in forte pericolo di estinzione), per il collegamento tra Aree Protette lungo l’Appennino.
Questi corridoi ecologici, in cui è stata accertata la presenza saltuaria dell’orso marsicano alla ricerca di ulteriori aree idonee esterne all’areale di presenza stabile, dovrebbero essere interessati da almeno una delle diverse azioni finalizzate alla tutela di questa specie in Italia dal progetto europeo LIFE sulla “conservazione dell’orso bruno sulle Alpi e Appennini” e che vedono il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise capofila del progetto.

Fosso Fioio ricade principalmente nel Parco Regionale dei Monti Simbruini (Lazio) ed in parte nella ZPS “Monti Simbruini” (Zona a Protezione Speciale IT110207) in Abruzzo.
Sotto l’aspetto naturalistico le estese faggete che ammantano il vallone sono identificabili in un particolare tipo di habitat definito “prioritario” a livello comunitario (Faggeti termofili degli Appennini a Taxus ed Ilex). Esse ospitano una ricca fauna e in particolare dal punto di vista ornitologico sono presenti il raro picchio dorsobianco, la balia dal collare, la tottavilla ed il calandro. Presente pure l’aquila reale, che in tempi storici aveva trovato nelle pareti del vallone di Fioio un sito adatto alla nidificazione ed il grifone presente nei pascoli limitrofi alla ricerca di cibo. Tutte queste specie sono inserite nell’allegato I della Direttiva Comunitaria “Uccelli”. Importante pure la presenza dell’astore, raro rapace legato alle aree densamente boscate.

Oggi Fosso Fioio, è attraversato da un tracciato, a malapena percorribile a causa dell’azione delle piogge primaverili, che da Camerata Nuova risale il vallone per circa 16 km in direzione del Santuario della Santissima Trinità in Comune di Vallepietra; tale strada è secondo il Piano d’Assetto del Parco Regionale “strada di servizio” e non può essere ritenuta “strada di collegamento” al fine di mantenere la più ampia tutela del Fosso Fioio.
Il Comune di Camerata Nuova a partire dal 2006 ha avviato una serie di progetti atti a “mettere in sicurezza” la strada del Fioio che hanno avuto il diniego sia in fase di Conferenza di Servizi, che dalla Regione Lazio in fase di analisi della Valutazione d’Incidenza proprio per l’importanza naturalistica dell’area. Solo la Regione Abruzzo da parere positivo al progetto.
Nel 2009 attraverso un’ordinanza sindacale contingibile ed urgente “... per somma urgenza di manutenzione ordinaria della strada del Fioio ....”. si da avvio all’esecuzione di parte dei lavori. Tale ordinanza sindacale faceva riferimento ad una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile in cui si invita ad “intraprendere ogni utile iniziativa per valutare soluzioni atte a garantire la messa in sicurezza del percorso e la percorribilità dello stesso ai mezzi di soccorso”.
Ai lavori già intrapresi dal Comune il WWF Italia ha presentato ricorso al TAR del Lazio che lo accoglie bloccando l’accesso al vallone.
Nonostante ciò, il Comune di Camerata Nuova, richiede nuovamente l’apertura della strada al traffico veicolare, non curante dei precedenti dinieghi, arrivando paradossalmente a richiedere una “Conferenza Unificata” ex L.241, convocata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In tale sede il 14 ottobre scorso, gli Enti interessati (Regione Lazio e Parco Regionale dei Monti Simbruini) sembrano, dopo anni di valutazioni negative dei vari progetti, aver cambiato improvvisamente parere, tant’è che dopo aver acquisito il parere definitivo di questi, l’11 novembre prossimo il destino della strada di Fosso Fioio sarà discusso risolutivamente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E’ incredibile che tanta caparbietà da parte del Comune di Camerata Nuova nel perseguire il progetto di sistemazione della strada del Fioio ora per manutenzione ordinaria, ora per pubblica incolumità, sia sfociata addirittura nel coinvolgimento del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio. Un progetto che vedrà l’ennesimo sperpero di denaro pubblico (circa 1.500.000 €), vista la difficoltà a rendere transitabile il Fosso Fioio data la complessità tecniche dell’intervento e le periodiche inondazioni primaverili, alla luce anche dei vistosi tagli di bilancio alle Aree Protette.
Viene da domandarsi quali siano le reali intenzioni del Comune e se piuttosto non siano veritieri i ventilati propositi di aprire la strada ad un flusso turistico di massa verso il Santuario della Santissima Trinità, dato che il progetto prevede la sistemazione del tracciato ben oltre i tratti interessati da particolare dissesto e da presunta pericolosità e definisce la strada del Fioio come “strada di collegamento interregionale” atta a di “risollevare l’economia del paese” mediante una maggiore “fruizione turistica dell’area”.

Appare inverosimile come Fosso Fioio, un selvaggio angolo di natura incontaminata ancora frequentato dall’orso bruno marsicano, sottospecie prioritaria che necessita di tutela rigorosa secondo la Direttiva Comunitaria “Habitat” e che rappresenta un pubblico valore, rischi di essere sommerso dall’ulteriore opera di sviluppo turistico a beneficio degli interessi di pochi.

Tutto questo, proprio nell’Anno Internazionale della Biodiversità ed in previsione del prossimo Anno Internazionale delle Foreste sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


Daniele Valfrè
Responsabile ALTURA per l’Abruzzo.
Associazione per La Tutela dei Rapaci e dei loro Ambienti.