Sabato scorso 26 giugno 2010 si è tenuta l'assemblea nazionale di ALTURA (Associazione per la Tutela dei Rapaci), non a caso nello scenario di Matera, città dei falchi grillai.
Esperti a confronto sulla situazione degli uccelli rapaci con un occhio particolare rivolto al sud e alla Basilicata.
Tra le problematiche è emersa la situazione ormai gravissima delle fonti rinnovabili selvaggiamente promosse sul territorio con particolare riferimento all'eolico e al fotovoltaico.
La Basilicata è risultata tra le regioni più importanti per la sopravvivenza di molte specie a rischio e al tempo stesso minacciata da valanghe di tali insediamenti industriali derivanti dalla speculazione finanziaria su enormi incentivi.
A tal proposito è stata approvata e diramata una mozione rivolta alle istituzioni e alla stampa. Qui sotto il testo.
I partecipanti all’Assemblea nazionale di Altura, riuniti presso i locali dell’Ente Parco della Murgia Materana,
Premessa
la propria consapevole condivisione dello sviluppo di produzioni energetiche attraverso fonti rinnovabili, ma ritenendo che le relative tecnologie non possano essere applicate acriticamente e senza attenta valutazione dell'impatto sull'ambiente naturale e sulla biodiversità.
Esaminati
la mole di documenti, fonti bibliografiche, dati e considerazioni circa l'impatto diretto e indiretto degli impianti eolici sui rapaci, sull'avifauna e la biodiversità in genere, e in particolare la risoluzione adottata nel 2009 anche dal XV Convegno Nazionale di Ornitologia, alla luce delle evidenze scientifiche internazionali.
Verificato
che i risultati di studi condotti in molte parti del mondo evidenziano spesso effetti pesanti e insostenibili degli impianti eolici su popolazioni di rapaci e sovente su intere comunità ornitiche in termini di consistenti incrementi della mortalità e perdita o degrado di habitat.
Considerato
· che molte aree rurali della Basilicata e della Puglia rivestono una fondamentale importanza come habitat di un gran numero di specie di uccelli stanziali e migratori fra cui moltissimi rapaci e diverse coppie di Cicogna nera, tanto da determinare l’approvazione di diversi progetti di importanza comunitaria come la reintroduzione dell’avvoltoio Grifone sul Pollino
· che gran parte di queste specie risultano già rare e/o minacciate da altri fattori e che pertanto sono classificate come meritevoli di particolari sforzi di conservazione secondo studi e determinazioni nazionali e comunitarie (Liste Rosse, Direttive CEE etc.),
· che gli habitat naturali e seminaturali interessati (direttamente o indirettamente) risultano di altissimo valore biologico e rappresentano altresì comprensori di interesse strategico per arrestare il declino della biodiversità.
Identificano
la realizzazione di impianti eolici nelle aree considerate come una minaccia gravissima aggiuntiva per i rapaci e per l'avifauna in genere, capace di determinare estinzioni locali, declino di popolazioni anche in ambiti vasti e conseguente perdita di biodiversità.
Rilevano
· che siano del tutto deleterie e ormai completamente fuori controllo istituzionale le dinamiche di proliferazione in atto di tali impianti industriali, prive di pianificazione energetica - territoriale e di Valutazioni ambientali adeguate, che anzi risultano a dir poco superficiali;
· che assediare a breve distanza le suddette aree di alta valenza per il paesaggio e la biodiversità con tali manufatti industriali (i più grandi mai realizzati dall’uomo) equivalga a compromettere ugualmente i valori e le emergenze faunistiche che le caratterizzano;
· che, in assenza di serie norme di riferimento, anche la disinvolta dinamica di diffusione di insediamenti fotovoltaici sui suoli stia per ricalcare il processo ingovernato dell’eolico, aggiungendo un pesantissimo degrado territoriale su vasta scala.
Per quanto detto e considerando che il ricorso alla produzione energetica da fonte eolica risulta recare in Italia un contributo modesto alla soluzione del problema delle emissioni di gas-serra, ancor più in assenza di adeguate politiche di efficienza e risparmio energetico,
Esprimono
forte preoccupazione per il proliferare indiscriminato di impianti eolici in numerosi ambiti di notevole pregio paesaggistico, ambientale e di importanza strategica per l'avifauna, con forti rischi di infrazione delle direttive comunitarie e relativi danni finanziari che ne conseguirebbero per la collettività.
Denunciano in particolare
in Basilicata: la deprecabile forzatura condotta da società eoliche che hanno condizionato la politica regionale con la strategia dei ricorsi, portando alla approvazione indebita di un Piano Energetico Regionale senza che questo sia stato sottoposto alla Valutazione di Incidenza, obbligatoriamente prevista per legge, e dai contenuti scandalosi in cui spiccano misure di tutela del tutto insufficienti, la grave deregolamentazione degli impianti fino a 1 MW con la semplice DIA (Dichiarazione di Inizio Attività) e una soglia di potenza inaccettabile, il doppio di quanto previsto nel recente passato perfino dall’ANEV (associazione delle società eoliche).
Denunciano altresì la gravissima ed emblematica situazione di Campomaggiore (Pz) aggredita da un insediamento eolico escluso da V.I.A. e privo di V.I.., malgrado coincida con un sito di svernamento di 100 Nibbi reali scandalosamente non contemplato nelle relazioni ambientali, si trovi in areale di molte altre specie di rapaci minacciati e della Cicogna nera, e sia interposto a breve distanza fra ben tre Siti di Importanza Comunitaria nonché Zone di Protezione Speciale, a ridosso del Parco Regionale delle Piccole Dolomiti Lucane, gia vincolo paesaggistico nazionale, e all’interno di una IBA (Important Birds Areas).
in Puglia: la gravissima insufficienza delle norme di riferimento, nonché la ulteriore liberalizzazione per gli impianti eolici da 1 MW, promossi con semplice DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), esulando da qualsivoglia genere di controllo.
Denunciano altresì la sconcertante ed emblematica situazione dei territori di Laterza e Castellaneta (Ta), dove si registrano numerosi progetti di torri eoliche di grossa taglia, in parte già incredibilmente approvati, in un comprensorio che si frappone fra tre Siti di Importanza Comunitaria nonché Zone di Protezione Speciale, a ridosso del Parco Regionale delle Gravine, del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e del Parco Regionale della Murgia Materana (sito Unesco) e malgrado la presenza di comunità ornitiche di assoluto rilievo in ambito europeo a cominciare dall’avvoltoio Capovaccaio.
Chiedono
· che gli incentivi finanziari, esponenziali e ingiustificabili per la produzione energetica da fonte eolica, alla base della virulenza del fenomeno in atto, della “guerra” alle regole condotta dalle società eoliche e conseguentemente delle numerose inchieste giudiziarie, siano immediatamente ridotti e subordinati a monte all’insediamento in aree non sensibili;
· che, analogamente, anche gli incentivi per il fotovoltaico siano drasticamente rimodulati, escludendo gli impianti al suolo oltre una soglia minima e favorendo invece gli impianti sulle superfici coperte o già antropizzate, con estrema attenzione per le aree di valenza storica;
· che l'installazione di impianti eolici possa essere autorizzata solo previe valutazioni supportate dal conforto e dalla dimostrazione scientifica sulla compatibilità territoriale;
· che la politica e le istituzioni non si sottraggano al dovere primario di governare il territorio secondo principi di etica e moralità, tutelando i valori collettivi di cui prima, evitando di abdicare tale dovere in favore delle pressioni economico-finanziarie delle società eoliche;
· che sia immediatamente adottata una revisione delle norme regionali pugliesi in materia, in una ottica di maggiore garanzia per la tutela dei valori citati;
· che in Basilicata sia adottato rapidamente un tavolo tecnico-istituzionale che affronti la situazione e che siano emanate misure urgenti di tutela, prima che siano definitivamente compromessi i valori incommensurabili del paesaggio e della biodiversità della Regione, in assoluto tra le più importanti della Nazione;
· che nel Paese siano approntati e condivisi seri Piani Energetici Ambientali Regionali a cui subordinare la realizzazione delle centrali di produzione energetica tra cui l’eolica;
· che gli organi di informazione assumano le debite responsabilità di fronte ad una situazione di palese fuori controllo del fenomeno divulgando appropriatamente la colossale speculazione in atto.
Per scaricare la versione PDF del documento clicca qui:
domenica 27 giugno 2010
mercoledì 9 giugno 2010
PROGETTO MIGRANS 2010
Il Gruppo Migrans San Colombano (GRU.MI.SC.)
ricerca collaboratoriper il 6° campo di studio dei rapaci in migrazione in pianura padana
Dove si svolge:
* San Colombano al Lambro (MI), loc. Pomogranino.
* Pieve Fissiraga (LO), Cascina Malguzzana.
* Vigarolo (LO).
Quando si svolge:
Dal 20 agosto al 7 settembre 2010, dalle 09.00 alle 19.00 di ogni giorno.
Tipo di attività:
Monitoraggio dei rapaci diurni migratori che si inserisce nella rete nazionale «Progetto Migrans» (specie target: Falco Pecchiaiolo).
Descrizione dell’attività:
Per il sesto anno consecutivo il Gruppo Migrans San Colombano si propone di censire i rapaci diurni in migrazione verso i loro quartieri di svernamento africani.
Ai volontari verrà affidato il compito di monitorare le rotte migratorie padane.
L'attività consisterà principalmente nel conteggio dei rapaci migratori e nella loro identificazione (quando possibile).
Le osservazioni verranno annotate su apposite schede.
Ogni postazione sarà coperta, ogni giorno, da almeno 2 persone.
Requisiti necessari:
* Essere auto-muniti.
* Possedere un binocolo (minimo 7x).
* Avere una buona propensione per attività all'aperto.
* Sono gradite eventuali esperienze precedenti.
Offerta formativa:
* Tecniche di monitoraggio e di determinazione dei rapaci in volo. (formazione interattiva sul campo e consultazione di guide specializzate).
* Ecologia della migrazione in Europa.
* Ecologia della migrazione nel contesto padano, problematiche e singolarità.
Rimborso spese:
E’ previsto un rimborso spese forfettario giornaliero pari a:
* Euro 50,00 per l’intera giornata (09.00-19.00)
* Euro 25,00 per mezza giornata (09.00-14.00 o 14.00-19.00)
Chi contattare:
==>Marco Siliprandi 340-3645527<==
(Coordinatore Gruppo Migrans San Colombano/Referente locale Coordinamento Nazionale Rapaci Migratori )
info@ilgrol.com
Maurizio Papetti 340-5688621
associazione PICCHIO VERDE
oasiparcobanino@yahoo.com
ricerca collaboratoriper il 6° campo di studio dei rapaci in migrazione in pianura padana
Dove si svolge:
* San Colombano al Lambro (MI), loc. Pomogranino.
* Pieve Fissiraga (LO), Cascina Malguzzana.
* Vigarolo (LO).
Quando si svolge:
Dal 20 agosto al 7 settembre 2010, dalle 09.00 alle 19.00 di ogni giorno.
Tipo di attività:
Monitoraggio dei rapaci diurni migratori che si inserisce nella rete nazionale «Progetto Migrans» (specie target: Falco Pecchiaiolo).
Descrizione dell’attività:
Per il sesto anno consecutivo il Gruppo Migrans San Colombano si propone di censire i rapaci diurni in migrazione verso i loro quartieri di svernamento africani.
Ai volontari verrà affidato il compito di monitorare le rotte migratorie padane.
L'attività consisterà principalmente nel conteggio dei rapaci migratori e nella loro identificazione (quando possibile).
Le osservazioni verranno annotate su apposite schede.
Ogni postazione sarà coperta, ogni giorno, da almeno 2 persone.
Requisiti necessari:
* Essere auto-muniti.
* Possedere un binocolo (minimo 7x).
* Avere una buona propensione per attività all'aperto.
* Sono gradite eventuali esperienze precedenti.
Offerta formativa:
* Tecniche di monitoraggio e di determinazione dei rapaci in volo. (formazione interattiva sul campo e consultazione di guide specializzate).
* Ecologia della migrazione in Europa.
* Ecologia della migrazione nel contesto padano, problematiche e singolarità.
Rimborso spese:
E’ previsto un rimborso spese forfettario giornaliero pari a:
* Euro 50,00 per l’intera giornata (09.00-19.00)
* Euro 25,00 per mezza giornata (09.00-14.00 o 14.00-19.00)
Chi contattare:
==>Marco Siliprandi 340-3645527<==
(Coordinatore Gruppo Migrans San Colombano/Referente locale Coordinamento Nazionale Rapaci Migratori )
info@ilgrol.com
Maurizio Papetti 340-5688621
associazione PICCHIO VERDE
oasiparcobanino@yahoo.com
martedì 8 giugno 2010
Web cam in un nido artificiale a Montescaglioso
In un nido artificiale installato grazie al Progetto LIFE Natura "Rapaci Lucani" una coppia di Falco grillaio ha deposto. In questi giorni il lieto evento della nascita di 4 pulcini. Michele Giannotta e ilmioTG hanno reso possibile la trasmissione delle immagini.
domenica 6 giugno 2010
Web cam Grillaio nel Parco dell'Alta Murgia
SPINAZZOLA LA PICCOLA TELECAMERA NEL PARCO DELL’ALTA MURGIA RACCONTA MINUTO PER MINUTO LA GIORNATA DELLA COPPIA
Il «grande fratello» a casa del falco grillaio
La webcam è puntata sul nido con quattro uova e un concorso per dare un nome ai rapaci
di Cosimo Forina
Un “grande fratello” senza uguali che regala emozioni in tutta la sua bellezza. In scena la Natura. Da una webcam, accesa dal 2 giugno anche per i navigatori di internet, è possibile seguire in diretta la vita di una coppia di falchi grillai in un nido artificiale installato dalla Lipu nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia.
Il nido artificiale si trova in uno dei tredici comuni del Parco, la località precisa per ovvie ragioni non è stata resa nota, ma grazie alla webcam è possibile seguire per la prima volta la cova di quattro uova.
A spiegare tutto alla “Gazz etta”, di questa singolare unica osservazione che di certo coinvolgerà non solo il territorio murgiano, Fabio Modesti, direttore dell’Ente: «l’iniziativa rientra nel progetto “Il Parco per il Grillaio”, promosso dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Finalizzato alla conservazione della specie attraverso il monitoraggio a lungo termine della popolazione nel territorio ed il recupero del maggior numero possibile di pulli che cadono dai nidi nei centri storici dei Comuni. I tetti delle abitazioni nei centri storici, ricoperti con coppi in argilla, offrono numerose possibilità di nidificazione per questa specie di falco minacciate a livello globale e quindi particolarmente protetta. Spesso però le ristrutturazioni di questi edifici determinano una riduzione degli spazi idonei alla nidificazione, nonostante le norme della Regione in materia di misure di con servazione dei Siti Natura 2000».
Entrando nello specifico Modesti aggiunge particolari davvero singolari che aiutano a capire la vita di coppia di questi straordinari uccelli predatori: «l’installazione di nidi artificiali può rappresentare una valida alternativa. Nel nido che si osserva con la webcam, installato dalla LIPU insieme ad altri 200 in diversi comuni del Parco a partire dal 2007, la coppia di grillai è ritornata a marzo di quest’anno. Nei mesi trascorsi il nido è stato oggetto di visite sporadiche durante il giorno: il maschio richiamava continuamente la femmina al nido anche attraverso l’offerta di cibo quale scarabei, grillotalpe e scolopendre, prede preferite in questo periodo prima dell’arrivo delle cavallette. Queste ultime costituiscono la dieta abituale dei piccoli». La schiusa delle uova è prevista attorno al 12- 14 giugno».
L’iniziativa oltre ad essere di valenza scientifica intende coinvolgere i bambini di tutta Italia. Infatti: «papà e mamma grillaio non hanno ancora un nome. - conclude Modesti - Il Parco Nazionale invita ad inviare proposte cliccando su www.parcoaltamurgia.it oppure all’indirizzo unnomeperilgril laio@parcoaltamurgia.it ». Poi ci sarà di certo da dare il nome anche per i piccoli nati, seguirli nella loro fase di crescita sino a che non apriranno le loro ali per spiccare in volo nel cielo della Murgia.
Il «grande fratello» a casa del falco grillaio
La webcam è puntata sul nido con quattro uova e un concorso per dare un nome ai rapaci
di Cosimo Forina
Un “grande fratello” senza uguali che regala emozioni in tutta la sua bellezza. In scena la Natura. Da una webcam, accesa dal 2 giugno anche per i navigatori di internet, è possibile seguire in diretta la vita di una coppia di falchi grillai in un nido artificiale installato dalla Lipu nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia.
Il nido artificiale si trova in uno dei tredici comuni del Parco, la località precisa per ovvie ragioni non è stata resa nota, ma grazie alla webcam è possibile seguire per la prima volta la cova di quattro uova.
A spiegare tutto alla “Gazz etta”, di questa singolare unica osservazione che di certo coinvolgerà non solo il territorio murgiano, Fabio Modesti, direttore dell’Ente: «l’iniziativa rientra nel progetto “Il Parco per il Grillaio”, promosso dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Finalizzato alla conservazione della specie attraverso il monitoraggio a lungo termine della popolazione nel territorio ed il recupero del maggior numero possibile di pulli che cadono dai nidi nei centri storici dei Comuni. I tetti delle abitazioni nei centri storici, ricoperti con coppi in argilla, offrono numerose possibilità di nidificazione per questa specie di falco minacciate a livello globale e quindi particolarmente protetta. Spesso però le ristrutturazioni di questi edifici determinano una riduzione degli spazi idonei alla nidificazione, nonostante le norme della Regione in materia di misure di con servazione dei Siti Natura 2000».
Entrando nello specifico Modesti aggiunge particolari davvero singolari che aiutano a capire la vita di coppia di questi straordinari uccelli predatori: «l’installazione di nidi artificiali può rappresentare una valida alternativa. Nel nido che si osserva con la webcam, installato dalla LIPU insieme ad altri 200 in diversi comuni del Parco a partire dal 2007, la coppia di grillai è ritornata a marzo di quest’anno. Nei mesi trascorsi il nido è stato oggetto di visite sporadiche durante il giorno: il maschio richiamava continuamente la femmina al nido anche attraverso l’offerta di cibo quale scarabei, grillotalpe e scolopendre, prede preferite in questo periodo prima dell’arrivo delle cavallette. Queste ultime costituiscono la dieta abituale dei piccoli». La schiusa delle uova è prevista attorno al 12- 14 giugno».
L’iniziativa oltre ad essere di valenza scientifica intende coinvolgere i bambini di tutta Italia. Infatti: «papà e mamma grillaio non hanno ancora un nome. - conclude Modesti - Il Parco Nazionale invita ad inviare proposte cliccando su www.parcoaltamurgia.it oppure all’indirizzo unnomeperilgril laio@parcoaltamurgia.it ». Poi ci sarà di certo da dare il nome anche per i piccoli nati, seguirli nella loro fase di crescita sino a che non apriranno le loro ali per spiccare in volo nel cielo della Murgia.
Watch live streaming video from parcogrillaio at livestream.com
venerdì 4 giugno 2010
Un premio dall'Europa per il ripopolamento del Nibbio reale in Toscana
"Comunità montana sul tetto d Europa"
di Fiora Bonelli
CASTELDELPIANO. Nell’anno dedicato alla Biodiversità la Commissione Europea premia la Comunità Montana Amiata Grossetano per il progetto “Life Natura Biarmicus”. Un riconoscimento prestigioso per l’Ente Montano che a Bruxelles, il giorno della cerimonia che si è svolta il 31 maggio, era rappresentata dall’assessore all’ambiente Simone Savelli e dal dirigente Cesare Papalini. Ma in sostanza, perché questo premio? E soprattuto quale il ruolo della Comunità Montana? Ogni anno la Commissione Europea co-finanzia alcuni progetti finalizzati alla conservazione di habitat e specie, con uno strumento denominato, appunto “Life Natura”. Dal 1998 la Comunità Montana ha realizzato due di questi progetti, entrambi nel Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale per l’Avifauna “Monte Labbro e Alta Valle dell’Albegna”, un territorio eccezionale, di circa 6.300 ettari che va dal Parco Faunistico dell’Amiata a Rocchette di Fazio. Il secondo di questi progetti, “Biarmicus”, è l’unico progetto italiano selezionato dalla Commissione Europea tra i migliori 23 europei, conclusi tra 2008 e 2009. Biarmicus, realizzato tra il 2004 ed il 2008, ha attuato molteplici interventi tra i quali la riqualificazione di 70 ettari di praterie sommitali - un ambiente prezioso, per la quantità e rarità delle piante ed animali che ospita- il diradamento di 60 ettari di rimboschimenti, nove nuovi stagni, la creazione del CERM (Centro Rapaci Minacciati) di Rocchette di Fazio e la messa in sicurezza di 5 km di linee elettriche pericolose per l’avifauna. L’azione di rilievo internazionale è stata sicuramente la reintroduzione del Nibbio reale che ha riportato questo stupendo rapace a volare nei cieli toscani a circa 40 anni dalla sua estinzione, grazie alla liberazione di giovani esemplari provenienti dalla Corsica e dal Cantone di Friburgo (Svizzera). Alla Comunità Montana va dunque il merito, non solo di aver realizzato l’unico progetto Life italiano premiato ma quello di aver attuato un ambizioso programma di ripopolamento, coinvolgendo numerosi ornitologi e enti. «Il premio - afferma il Presidente della Comunità Montana Franco Ulivieri - ci onora e rappresenta la conferma di aver svolto in maniera efficace un lavoro impegnativo per la tutela del nostro patrimonio ambientale. Il nostro impegno però non si è fermato qui e dal 1 gennaio 2010 è iniziato un terzo progetto “Life” che interesserà anche il Monte Penna e il Monte Amiata e che vede come partner il Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi e di Enel Distribuzione Spa». Questi progetti rappresentano per l’Ente - ribadisce l’Assessore Savelli «un’occasione straordinaria per conciliare la conservazione della natura con la valorizzazione del territorio e offrono opportunità di impiego a diverse figure professionali». Alla premiazione erano presenti anche i naturalisti Guido Ceccolini ed Anna Cenerini, di Biodiversità sas, che sono gli estensori dei tre progetti Life ed affiancano dal 1998 la Comunità Montana. -
Fonte: il Tirreno — 03 giugno 2010 pagina 08 sezione: GROSSETO
di Fiora Bonelli
CASTELDELPIANO. Nell’anno dedicato alla Biodiversità la Commissione Europea premia la Comunità Montana Amiata Grossetano per il progetto “Life Natura Biarmicus”. Un riconoscimento prestigioso per l’Ente Montano che a Bruxelles, il giorno della cerimonia che si è svolta il 31 maggio, era rappresentata dall’assessore all’ambiente Simone Savelli e dal dirigente Cesare Papalini. Ma in sostanza, perché questo premio? E soprattuto quale il ruolo della Comunità Montana? Ogni anno la Commissione Europea co-finanzia alcuni progetti finalizzati alla conservazione di habitat e specie, con uno strumento denominato, appunto “Life Natura”. Dal 1998 la Comunità Montana ha realizzato due di questi progetti, entrambi nel Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale per l’Avifauna “Monte Labbro e Alta Valle dell’Albegna”, un territorio eccezionale, di circa 6.300 ettari che va dal Parco Faunistico dell’Amiata a Rocchette di Fazio. Il secondo di questi progetti, “Biarmicus”, è l’unico progetto italiano selezionato dalla Commissione Europea tra i migliori 23 europei, conclusi tra 2008 e 2009. Biarmicus, realizzato tra il 2004 ed il 2008, ha attuato molteplici interventi tra i quali la riqualificazione di 70 ettari di praterie sommitali - un ambiente prezioso, per la quantità e rarità delle piante ed animali che ospita- il diradamento di 60 ettari di rimboschimenti, nove nuovi stagni, la creazione del CERM (Centro Rapaci Minacciati) di Rocchette di Fazio e la messa in sicurezza di 5 km di linee elettriche pericolose per l’avifauna. L’azione di rilievo internazionale è stata sicuramente la reintroduzione del Nibbio reale che ha riportato questo stupendo rapace a volare nei cieli toscani a circa 40 anni dalla sua estinzione, grazie alla liberazione di giovani esemplari provenienti dalla Corsica e dal Cantone di Friburgo (Svizzera). Alla Comunità Montana va dunque il merito, non solo di aver realizzato l’unico progetto Life italiano premiato ma quello di aver attuato un ambizioso programma di ripopolamento, coinvolgendo numerosi ornitologi e enti. «Il premio - afferma il Presidente della Comunità Montana Franco Ulivieri - ci onora e rappresenta la conferma di aver svolto in maniera efficace un lavoro impegnativo per la tutela del nostro patrimonio ambientale. Il nostro impegno però non si è fermato qui e dal 1 gennaio 2010 è iniziato un terzo progetto “Life” che interesserà anche il Monte Penna e il Monte Amiata e che vede come partner il Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi e di Enel Distribuzione Spa». Questi progetti rappresentano per l’Ente - ribadisce l’Assessore Savelli «un’occasione straordinaria per conciliare la conservazione della natura con la valorizzazione del territorio e offrono opportunità di impiego a diverse figure professionali». Alla premiazione erano presenti anche i naturalisti Guido Ceccolini ed Anna Cenerini, di Biodiversità sas, che sono gli estensori dei tre progetti Life ed affiancano dal 1998 la Comunità Montana. -
Fonte: il Tirreno — 03 giugno 2010 pagina 08 sezione: GROSSETO
domenica 30 maggio 2010
Mega torri eoliche anche nel Canale d’Otranto a largo di Tricase?!
COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 8 maggio 2010
• FORUM AMBIENTE E SALUTE di Lecce
• ITALIA NOSTRA onlus - Sezione SUD SALENTO Parabita
• COORDINAMENTO CIVICO PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DEL TERRITORIO di Maglie
relativo all’impianto eolico off shore di 24 mega torri d’acciaio per una potenza elettrica di circa 92 MegaWatt, da ubicarsi nelle acque del Canale d’Otranto, per il quale la Regione Puglia sta concedendo irresponsabilmente e con gravi colpe ogni autorizzazione!
Mega torri eoliche anche nel Canale d’Otranto a largo di Tricase?!
E’ soltanto una follia,
l’impatto sugli uccelli sarebbe intollerabile e di gravità inaudita e di portata internazionale!
La Regione Puglia si fermi e indica la moratoria di tutti i progetti di impianti industriali di mega-eolico e mega-fotovoltaico previsti in mare e sulla terraferma, prima di commettere, senza pianificazioni, l’ennesimo crimine ambientale!

Pensare di collocare mega-torri eoliche di decine e decine di metri di altezza al largo della costa salentina nel bel mezzo del Canale d’Otranto è semplicemente una pazzia, un attentato ai danni dell’avifauna, degli uccelli, di portata immane e di gravità internazionale, per cui chiameremo anche l’Europa intera, e la giustizia europea a pronunciarsi se sarà necessario! Il Canale d’Otranto, stretto di mare tra l’Adriatico e lo Ionio, dove le coste balcaniche distano, soltanto, 70 - 80 km dalla Penisola Italiana, costituisce certamente uno dei più importanti tratti di mare per confluenza e addensamento delle rotte migratorie internazionali, del Sud-Italia, la cui importanza biologica strategica è sancita da diversi trattati internazionali, tra cui la Conferenza di Ramsar del 1971, sottoscritta dall’Italia. E’ il Salento crocevia nel Mediterraneo per la sua particolarissima conformazione e posizione, luogo di approdo, stazionamento, passaggio e partenza per centinaia di specie di uccelli migratori, che si spostano ciclicamente in tutt’Europa e nel Mediterraneo, e tra Europa, Africa e Asia. Uno studio avifaunistico che pretendesse di dire che nel caso di Tricase un impianto eolico off shore, pur ben lontano dalla costa, non intercetti le rotte migratorie, poiché gli uccelli tendono a viaggiare seguendo la linea di costa, prossimi a questa, sottocosta, non è uno studio scientifico serio, ma sarebbe un falso ideologico mistificante autocertificato! Gli uccelli nelle migrazioni possono seguire le coste, certo, ma non nella trasvolata degli stretti, come il Canale d’Otranto, dove gli uccelli trasvolano il mare allontanandosi dalla terraferma per spostarsi da una terraferma all’altra, nei tratti in cui la trasvolata è metricamente più breve, e ad occhio anche possibile spesso, come nel caso del Canale d’Otranto, tanto più poi alle quote di volo degli uccelli, vedere le due terreferme ai capi dello stretto!
Ma lo sanno pure i bambini cosa vuol dire che gli uccelli attraversano per migrazione gli stretti di mare!!! Ricordiamo anni fa la giusta preoccupazione nazionale per la caccia di bracconaggio al falco sullo Stretto di Messina, tra Calabria e Sicilia? Lì dove, come nel Canale d’Otranto, le rotte migratorie si addensano, gli stretti di mare diventano dei passaggi quasi obbligati per gli uccelli, e lì il danno di un’azione di caccia o comunque di impatto sugli uccelli assume proporzioni catastrofiche per le popolazioni delle specie, con ricadute che coinvolgono ampissimi territori!

Inoltre è risaputo, evidente e testimoniato da innumerevoli studi scientifici, che si accumulano giorno dopo giorno, il grave e mortale impatto che le torri eoliche del tipo in previsione nel Canale d’Otranto, a largo di Tricase, hanno sui volatili. Se già è grave il rischio di intercettazione casuale delle pale dei rotori degli aerogeneratori con le rotte di volo degli uccelli, la gravità del loro impatto è incrementata dall’ “effetto trespolo”, ovvero dal fatto che tutti quegli uccelli in grado si posarsi su posatoi rocciosi o arborei, vedono nelle alte torri eoliche luoghi su cui appollaiarsi, e tentano pertanto di posarvisi sopra, venendone dilaniati e maciullati dall’impatto con le pale d’acciaio rotanti ad alta velocità, e confuse fatalmente dagli uccelli per innocui rami d’albero mossi dal vento. Il tutto diviene motivo di ancor maggiore danno se le torri sono ubicate in mezzo al mare, specie poi se lungo importanti rotte migratorie, come nel Canale d’Otranto, a largo come sotto costa, dove le torri divengono motivo di catalizzazione per gli uccelli che tentano di fermarvisi sopra per riposare, durante la faticosa trasvolata, lì nel tratto più breve tra la Penisola Balcanica e quella Italiana; e lo sanno bene gli amanti della vela che nel tragitto di traversata tra l’Italia e la Grecia e l’Albania, ospitano spesso per alcune miglia degli uccelli stanchi che si posano spontaneamente sugli alberi o sulla coperta delle loro imbarcazioni, per riposare.

Per avere ancora un’idea dell’inutile mattanza, provocata dalle torri eoliche in mezzo al mare e conseguente all’effetto trespolo, pensate solo a quanti gabbiani avete visto spesso ammassarsi e beccarsi tra loro, per conquistarsi uno spazio minuto, su un piccolo isolotto in mezzo al mare! Italia Nostra aveva fatto pervenire all’Ufficio VIA della Regione Puglia, alcuni mesi or sono, in correlazione alle osservazioni presentate per mega impianti eolici sulla terraferma salentina (on shore), importanti e dettagliati studi, redatti da studiosi e ricercatori dell’associazione nazionale, nonché osservazioni su questo grave impatto delle torri eoliche, e sull’effetto trespolo, ben documentato anche da un video, girato da zoologi, in una località montana greca, dove si vede un grifone tentare di posarsi sul cucuzzolo del tronco di una torre eolica (ad asse orizzontale del rotore, del tipo previsto a largo di Tricase), mentre è in funzione. [ Il video è visionabile all’indirizzo web:
http://www.youtube.com/watch?v=9srPoOU6_Z4&feature=player_embedded ]
Il grifone, (un grande avvoltoio, dalle suggestioni mitologiche, protetto dalla Comunità Europea con la Direttiva Uccelli 79/409/CEE, che attraverso il Canale d’Otranto non manca di raggiungere l’Italia, ed il Salento), si vede nel video volare attorno alla torre, per nulla intimorito dal suo movimento. Volteggiando a spirale il grande avvoltoio si avvicina sempre di più alla torre fino a venir colpito mortalmente in aria da una pala d’acciaio dell’acefalo aerogeneratore. Rapaci, cicogne, passeriformi, limicoli, aironi, garzette, ecc. ecc., una strage di migratori condita con la morte di uccelli marini a migliaia, gabbiani, berte, ecc. nella malaugurata ipotesi che si realizzasse il mega impianto eolico off-shore di Tricase. Altra energia elettrica prodotta dal vento del mare, da industrie private, in una Puglia che già produce energia ben oltre il proprio fabbisogno con tante sofferenze per il territorio e le sue genti, e questo nel Canale d’Otranto al caro prezzo di non udire mai più sulla costa il richiamo del gabbiano!
Non scherziamo col mare e abbiamone più rispetto, già pochi sanno che la famiglia di Capodogli andata a morire, pochi mesi or sono, sulle spiagge della Capitanata, viveva nel Canale d’Otranto, dove era ben conosciuta e studiata dai biologi marini greci; le contestate ricerche petrolifere condotte nel Canale d’Otranto da ditte straniere con gli air-gun, forti esplosioni generatrici di onde acustiche e sismiche per le prospezioni geologiche, interferendo con i sonar dei grandi cetacei, ne hanno comportato lo stordimento e il mortale spiaggiamento! Studi recenti, poi, paventano gravi interferenze sui cetacei provocate dalle onde vibrazionali prodotte dalle mega-torri eoliche off-shore!

Nel nuovo assessore all’Ecologia della Regione Puglia riponiamo tante speranze perché possa far uscire la Puglia dal buio tunnel politico che sta consentendo l’assalto distruttivo delle lobby dell’energia, che stanno assassinando paesaggio e ambiente pugliese per speculare sulle energie rinnovabili industriali; come non rabbrividire dunque di fronte alle sue recenti dichiarazioni, quando lo abbiam visto esultare per aver firmato il procedimento autorizzativo VIA di questo progetto eolico off-shore, dato anche che non ha avuto modo fisicamente e temporalmente di seguirlo nelle sue tappe, essendo stato nominato in quel ruolo da pochissimi giorni?! Non sono queste le forme in cui le energie rinnovabili salveranno il pianeta, che stanno invece assassinando! Si proceda col fotovoltaico sui tetti e tettoie di strutture ed edifici moderni, alla riduzione dei consumi, all’efficienza energetica, ma la si smetta di nascondere dietro il Protocollo di Kyoto altre nefandezze come questa pensata nel Canale d’Otranto a danno della fauna di tre continenti! Ora, se l’Ufficio VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione, cui pure abbiamo segnalato questo documento video sopra citato, ha avuto il coraggio e la spudoratezza di far passare l’assurdo progetto off-shore, questo vuol dire solo che si sta artefacendo la presentazione della realtà e calpestando la vera scienza per meri interessi imprenditoriali, e questo è inaccettabile! Non vi è dubbio che la questione dell’impatto sull’avifauna sia la più critica per quanto attiene il progetto eolico off-shore a largo di Tricase, tanto che tutti i principali attori politici locali e pugliesi, o falsi ambientalisti, che stanno difendendo e propagandando il parere positivo espresso dall’Ufficio VIA della Regione Puglia, si preoccupano di precisare che “non vi sono effetti sulle rotte migratorie poiché le torri saranno ubicate molto a largo”, ma per affermare questo si deve del tutto non aver chiaro cosa sia una rotta migratoria attraverso uno stretto di mare! Vuol dire, pertanto spieghiamo, che il braccio di mare deve essere attraversato, da un capo all’altro, per cui vicine o lontane dalla costa, se collocate nel Canale d’Otranto, le torri eoliche hanno sull’avifauna lo stesso deleterio effetto, anzi per essere più precisi, al contrario hanno un effetto tanto più devastante quanto più lontane dalla costa per l’azione catalizzante sugli uccelli stanchi. Sarà minore l’impatto, forse, solo sulle nostre coscienze, poiché non potremo veder da vicino l’orrido spettacolo della carneficina, anche se il mare poi restituirà sulle nostre spiagge i pennuti corpi esangui mal celabili alla nostra diretta responsabilità. Noi vogliamo che gli uccelli giungano vivi in volo sul nostro Salento e non trasportati cadaveri dalle onde. E’ dunque palese che l’istruttoria per il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale in Regione non sia una procedura per appurare la realtà, ma per mistificarla e raggirarla, se davvero si è potuto dire di ‘Sì’ a mega torri eoliche d’acciaio nel Canale d’Otranto. Non dimentichiamo, che sempre dagli uffici della Regione è giunto l’ok alla realizzazione di simili torri eoliche nel Parco Naturale dell’Alta Murgia e nei suoi pressi, con conseguente diminuzione drastica, in pochi mesi, della presenza di diverse specie di uccelli rapaci, tipica presenza delle rupi e dei cieli murgiani, motivo per cui il Corpo Forestale dello Stato, con lodevole efficienza, ha presentato un esposto alla Procura di Bari, che ha aperto un’inchiesta ed incluso funzionari regionali nel registro degli indagati! Quanto sta avvenendo nel Canale d’Otranto è ancor più grave, e si cerca di imbonire le menti pensanti con concetti quali quelli delle attività di piscicoltura che lì tra le torri d’acciaio saranno svolte, lo stesso escamotage dialettico e pubblicitario utilizzato quando si tenta di devastare un territorio rurale col fotovoltaico e si dice che vi si pianterà erba medica biologica sotto i pannelli! Pure mistificazioni stucchevoli! Si tratta nel caso di Tricase, in provincia di Lecce, del primo impianto di mega eolico off-shore in tutt’Italia, e proprio in un luogo così delicato e critico per l’avifauna, non vi è dunque nulla, nulla per cui andare fieri! Occorre solo e soltanto riflettere su quanto la Puglia ed il Salento siano territorio di conquista, mira di voraci appetiti politico-imprenditoriali che tutto mistificano e tutto calpestano, terraferma e mare, per accaparrarsi i tanto agognati incentivi pubblici legati alle fonti rinnovabili! Stiamo già provvedendo per fare approdare al Parlamento Italiano la gravissima questione salentina del mega eolico off-Shore nel Canale d’Otranto; pensiamo ad un’interrogazione urgente al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e poi vedremo il da farsi a livello di giustizia italiana ed europea. Italia Nostra, insieme alle altre forze sensibili alle problematiche della corretta interazione uomo-natura sottoscriventi il seguente comunicato, è pronta a collaborare con chiunque, associazioni, comitati, liberi cittadini e forze politiche, che abbiano a cuore le sorti della Puglia e del suo mare! Per favore, smettetela di giocare con la vita delle creature di questo pianeta, come con l’opinione pubblica, per giustificare misfatti intollerabili e speculativi, nell’epoca dell’informazione e della verità! La Regione Puglia non sia grave complice di tutto ciò, e ritiri le immorali autorizzazioni che si appresta a concedere a questo intollerabile impianto mega eolico off-shore!
Se vogliamo parlare davvero di ecocompatibilità, un impianto eolico off shore dell’impatto di quello tricasino si sarebbe dovuto pensare solo molto, ma molto più a sud di Leuca, decine e decine di miglia, centinaia; lì si, in mare aperto, davvero molto lontano da Grecia, Calabria, Puglia e Africa, nel mezzo del Mare Ionio, le rotte migratorie diminuiscono significativamente, pur agendo sempre nella progettazione ed implementazione degli impianti al massimo delle conoscenze e tecnologie disponibili per minimizzare gli impatti ambientali di ogni tipo! L’impatto sugli uccelli marini però, non possiamo nasconderlo, resterebbe anche in tale ipotesi immutato, e i costi, se non vi fossero lì fondali di profondità economicamente sostenibile, potrebbero divenire intollerabili! Guardiamo perciò per il momento con maggiore fiducia alla tecnologia del fotovoltaico off-shore, con pannelli galleggianti sull’acqua, anche da poco divulgata in Puglia, sempre, certo, sviluppata ed implementata con le massime accortezze; ci sembra una tecnologia che può avere, se sviluppata in alto mare e con criterio, responsabilità e buona fede, impatti molto minori davvero! Ora tornando al caso tricasino, se si osservano i fondali marini, le loro quote batimetriche, si constaterà che la scelta off shore a largo di Tricase è stata fatta soprattutto per una questione di fondali più bassi, per un discorso di economia tecnologica combinata con l’esigenza, questa sì condivisa e giustissima, di minimizzare l’impatto paesaggistico dalla costa, ben sapendo pur tuttavia, quanto quell'ubicazione sia una pazzia dal punto di vista biologico per l’avifauna! Qui nessuno ha il gusto del ‘No’ tout court, come le associazioni sottoscriventi questo comunicato hanno ben dimostrato nel tempo, proponendo ai problemi ambientali sempre soluzioni condivisibili e ottimizzate, ma "est modus in rebus", “ci vuole misura nelle cose” dicevano i saggi vati latini, e in Puglia lo abbiamo, perso in questi anni e mesi, il “modus”, la “misura” delle cose: è la pazzia della cupidigia di denaro che domina invece tante menti, ahinoi, con conseguenze ormai non più celabili e all’attenzione di tutti! Non dobbiamo inseguir progetti uno più pseudo-innovativo dell'altro, adesso dobbiamo dire ‘No’ alla speculazione, alla devastazione di terraferma e mare! Dobbiamo pretendere la moratoria, poi potremo pianificare e decidere, con serenità e secondo i bisogni energetici veri di questa nostra terra! Quella serenità che oggi non c’è con l’effetto conseguente della generazione di ‘mostri’ di aberrazioni politico-tecnologiche! Ma vi pare bello quello che sta accadendo? Vi pare umanamente accettabile? Chi poi più dei giornalisti ha il polso della situazione! Giornali e Tv sono diventati veri e propri bollettini di guerra, dove le vittime sono l’ambiente, la biodiversità, la salubrità dell’ecosistema umano, il paesaggio, i beni culturali, la nostra identità e cultura stessa, ed ogni giorno abbiamo i sussulti al cuore per i nuovi mega impattanti progetti di fotovoltaico, biomasse, eolico, ecc., che come funghi malefici spuntano ovunque! Non resterà niente di quello che eravamo, se non si fermerà tutto ciò, niente del paesaggio, in mare e sulla terraferma, che abbiamo conosciuto, niente! Sono migliaia e migliaia i progetti depositati in regione e nei comuni pugliesi, per migliaia di inutili megawatt di energie elettrica da produrre, ovunque, in ulteriore surplus, con conseguente inevitabile catastrofe ambientale generalizzata ed auto-indotta dall’uomo: cosa si può dire altro se non “pazzia”, “suicido”, “aberrazione”, “stato involutivo di homo homini lupus”, “morte della giustizia, della politica e del diritto”?!
Per info
Coordinamento Civico: Oreste Caroppo, direttivo, cell. 347 7096175
ItaliaNostra: Marcello Seclì, presidente Italia Nostra-Sezione SUD SALENTO, cell. 360 322769
Forum Ambiente e Salute: Alfredo Melissano, direttivo, cell. 340 6867745
• FORUM AMBIENTE E SALUTE di Lecce
• ITALIA NOSTRA onlus - Sezione SUD SALENTO Parabita
• COORDINAMENTO CIVICO PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DEL TERRITORIO di Maglie
relativo all’impianto eolico off shore di 24 mega torri d’acciaio per una potenza elettrica di circa 92 MegaWatt, da ubicarsi nelle acque del Canale d’Otranto, per il quale la Regione Puglia sta concedendo irresponsabilmente e con gravi colpe ogni autorizzazione!
Mega torri eoliche anche nel Canale d’Otranto a largo di Tricase?!
E’ soltanto una follia,
l’impatto sugli uccelli sarebbe intollerabile e di gravità inaudita e di portata internazionale!
La Regione Puglia si fermi e indica la moratoria di tutti i progetti di impianti industriali di mega-eolico e mega-fotovoltaico previsti in mare e sulla terraferma, prima di commettere, senza pianificazioni, l’ennesimo crimine ambientale!
Pensare di collocare mega-torri eoliche di decine e decine di metri di altezza al largo della costa salentina nel bel mezzo del Canale d’Otranto è semplicemente una pazzia, un attentato ai danni dell’avifauna, degli uccelli, di portata immane e di gravità internazionale, per cui chiameremo anche l’Europa intera, e la giustizia europea a pronunciarsi se sarà necessario! Il Canale d’Otranto, stretto di mare tra l’Adriatico e lo Ionio, dove le coste balcaniche distano, soltanto, 70 - 80 km dalla Penisola Italiana, costituisce certamente uno dei più importanti tratti di mare per confluenza e addensamento delle rotte migratorie internazionali, del Sud-Italia, la cui importanza biologica strategica è sancita da diversi trattati internazionali, tra cui la Conferenza di Ramsar del 1971, sottoscritta dall’Italia. E’ il Salento crocevia nel Mediterraneo per la sua particolarissima conformazione e posizione, luogo di approdo, stazionamento, passaggio e partenza per centinaia di specie di uccelli migratori, che si spostano ciclicamente in tutt’Europa e nel Mediterraneo, e tra Europa, Africa e Asia. Uno studio avifaunistico che pretendesse di dire che nel caso di Tricase un impianto eolico off shore, pur ben lontano dalla costa, non intercetti le rotte migratorie, poiché gli uccelli tendono a viaggiare seguendo la linea di costa, prossimi a questa, sottocosta, non è uno studio scientifico serio, ma sarebbe un falso ideologico mistificante autocertificato! Gli uccelli nelle migrazioni possono seguire le coste, certo, ma non nella trasvolata degli stretti, come il Canale d’Otranto, dove gli uccelli trasvolano il mare allontanandosi dalla terraferma per spostarsi da una terraferma all’altra, nei tratti in cui la trasvolata è metricamente più breve, e ad occhio anche possibile spesso, come nel caso del Canale d’Otranto, tanto più poi alle quote di volo degli uccelli, vedere le due terreferme ai capi dello stretto!
Ma lo sanno pure i bambini cosa vuol dire che gli uccelli attraversano per migrazione gli stretti di mare!!! Ricordiamo anni fa la giusta preoccupazione nazionale per la caccia di bracconaggio al falco sullo Stretto di Messina, tra Calabria e Sicilia? Lì dove, come nel Canale d’Otranto, le rotte migratorie si addensano, gli stretti di mare diventano dei passaggi quasi obbligati per gli uccelli, e lì il danno di un’azione di caccia o comunque di impatto sugli uccelli assume proporzioni catastrofiche per le popolazioni delle specie, con ricadute che coinvolgono ampissimi territori!

Inoltre è risaputo, evidente e testimoniato da innumerevoli studi scientifici, che si accumulano giorno dopo giorno, il grave e mortale impatto che le torri eoliche del tipo in previsione nel Canale d’Otranto, a largo di Tricase, hanno sui volatili. Se già è grave il rischio di intercettazione casuale delle pale dei rotori degli aerogeneratori con le rotte di volo degli uccelli, la gravità del loro impatto è incrementata dall’ “effetto trespolo”, ovvero dal fatto che tutti quegli uccelli in grado si posarsi su posatoi rocciosi o arborei, vedono nelle alte torri eoliche luoghi su cui appollaiarsi, e tentano pertanto di posarvisi sopra, venendone dilaniati e maciullati dall’impatto con le pale d’acciaio rotanti ad alta velocità, e confuse fatalmente dagli uccelli per innocui rami d’albero mossi dal vento. Il tutto diviene motivo di ancor maggiore danno se le torri sono ubicate in mezzo al mare, specie poi se lungo importanti rotte migratorie, come nel Canale d’Otranto, a largo come sotto costa, dove le torri divengono motivo di catalizzazione per gli uccelli che tentano di fermarvisi sopra per riposare, durante la faticosa trasvolata, lì nel tratto più breve tra la Penisola Balcanica e quella Italiana; e lo sanno bene gli amanti della vela che nel tragitto di traversata tra l’Italia e la Grecia e l’Albania, ospitano spesso per alcune miglia degli uccelli stanchi che si posano spontaneamente sugli alberi o sulla coperta delle loro imbarcazioni, per riposare.

Per avere ancora un’idea dell’inutile mattanza, provocata dalle torri eoliche in mezzo al mare e conseguente all’effetto trespolo, pensate solo a quanti gabbiani avete visto spesso ammassarsi e beccarsi tra loro, per conquistarsi uno spazio minuto, su un piccolo isolotto in mezzo al mare! Italia Nostra aveva fatto pervenire all’Ufficio VIA della Regione Puglia, alcuni mesi or sono, in correlazione alle osservazioni presentate per mega impianti eolici sulla terraferma salentina (on shore), importanti e dettagliati studi, redatti da studiosi e ricercatori dell’associazione nazionale, nonché osservazioni su questo grave impatto delle torri eoliche, e sull’effetto trespolo, ben documentato anche da un video, girato da zoologi, in una località montana greca, dove si vede un grifone tentare di posarsi sul cucuzzolo del tronco di una torre eolica (ad asse orizzontale del rotore, del tipo previsto a largo di Tricase), mentre è in funzione. [ Il video è visionabile all’indirizzo web:
http://www.youtube.com/watch?v=9srPoOU6_Z4&feature=player_embedded ]
Il grifone, (un grande avvoltoio, dalle suggestioni mitologiche, protetto dalla Comunità Europea con la Direttiva Uccelli 79/409/CEE, che attraverso il Canale d’Otranto non manca di raggiungere l’Italia, ed il Salento), si vede nel video volare attorno alla torre, per nulla intimorito dal suo movimento. Volteggiando a spirale il grande avvoltoio si avvicina sempre di più alla torre fino a venir colpito mortalmente in aria da una pala d’acciaio dell’acefalo aerogeneratore. Rapaci, cicogne, passeriformi, limicoli, aironi, garzette, ecc. ecc., una strage di migratori condita con la morte di uccelli marini a migliaia, gabbiani, berte, ecc. nella malaugurata ipotesi che si realizzasse il mega impianto eolico off-shore di Tricase. Altra energia elettrica prodotta dal vento del mare, da industrie private, in una Puglia che già produce energia ben oltre il proprio fabbisogno con tante sofferenze per il territorio e le sue genti, e questo nel Canale d’Otranto al caro prezzo di non udire mai più sulla costa il richiamo del gabbiano!
Non scherziamo col mare e abbiamone più rispetto, già pochi sanno che la famiglia di Capodogli andata a morire, pochi mesi or sono, sulle spiagge della Capitanata, viveva nel Canale d’Otranto, dove era ben conosciuta e studiata dai biologi marini greci; le contestate ricerche petrolifere condotte nel Canale d’Otranto da ditte straniere con gli air-gun, forti esplosioni generatrici di onde acustiche e sismiche per le prospezioni geologiche, interferendo con i sonar dei grandi cetacei, ne hanno comportato lo stordimento e il mortale spiaggiamento! Studi recenti, poi, paventano gravi interferenze sui cetacei provocate dalle onde vibrazionali prodotte dalle mega-torri eoliche off-shore!

Nel nuovo assessore all’Ecologia della Regione Puglia riponiamo tante speranze perché possa far uscire la Puglia dal buio tunnel politico che sta consentendo l’assalto distruttivo delle lobby dell’energia, che stanno assassinando paesaggio e ambiente pugliese per speculare sulle energie rinnovabili industriali; come non rabbrividire dunque di fronte alle sue recenti dichiarazioni, quando lo abbiam visto esultare per aver firmato il procedimento autorizzativo VIA di questo progetto eolico off-shore, dato anche che non ha avuto modo fisicamente e temporalmente di seguirlo nelle sue tappe, essendo stato nominato in quel ruolo da pochissimi giorni?! Non sono queste le forme in cui le energie rinnovabili salveranno il pianeta, che stanno invece assassinando! Si proceda col fotovoltaico sui tetti e tettoie di strutture ed edifici moderni, alla riduzione dei consumi, all’efficienza energetica, ma la si smetta di nascondere dietro il Protocollo di Kyoto altre nefandezze come questa pensata nel Canale d’Otranto a danno della fauna di tre continenti! Ora, se l’Ufficio VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione, cui pure abbiamo segnalato questo documento video sopra citato, ha avuto il coraggio e la spudoratezza di far passare l’assurdo progetto off-shore, questo vuol dire solo che si sta artefacendo la presentazione della realtà e calpestando la vera scienza per meri interessi imprenditoriali, e questo è inaccettabile! Non vi è dubbio che la questione dell’impatto sull’avifauna sia la più critica per quanto attiene il progetto eolico off-shore a largo di Tricase, tanto che tutti i principali attori politici locali e pugliesi, o falsi ambientalisti, che stanno difendendo e propagandando il parere positivo espresso dall’Ufficio VIA della Regione Puglia, si preoccupano di precisare che “non vi sono effetti sulle rotte migratorie poiché le torri saranno ubicate molto a largo”, ma per affermare questo si deve del tutto non aver chiaro cosa sia una rotta migratoria attraverso uno stretto di mare! Vuol dire, pertanto spieghiamo, che il braccio di mare deve essere attraversato, da un capo all’altro, per cui vicine o lontane dalla costa, se collocate nel Canale d’Otranto, le torri eoliche hanno sull’avifauna lo stesso deleterio effetto, anzi per essere più precisi, al contrario hanno un effetto tanto più devastante quanto più lontane dalla costa per l’azione catalizzante sugli uccelli stanchi. Sarà minore l’impatto, forse, solo sulle nostre coscienze, poiché non potremo veder da vicino l’orrido spettacolo della carneficina, anche se il mare poi restituirà sulle nostre spiagge i pennuti corpi esangui mal celabili alla nostra diretta responsabilità. Noi vogliamo che gli uccelli giungano vivi in volo sul nostro Salento e non trasportati cadaveri dalle onde. E’ dunque palese che l’istruttoria per il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale in Regione non sia una procedura per appurare la realtà, ma per mistificarla e raggirarla, se davvero si è potuto dire di ‘Sì’ a mega torri eoliche d’acciaio nel Canale d’Otranto. Non dimentichiamo, che sempre dagli uffici della Regione è giunto l’ok alla realizzazione di simili torri eoliche nel Parco Naturale dell’Alta Murgia e nei suoi pressi, con conseguente diminuzione drastica, in pochi mesi, della presenza di diverse specie di uccelli rapaci, tipica presenza delle rupi e dei cieli murgiani, motivo per cui il Corpo Forestale dello Stato, con lodevole efficienza, ha presentato un esposto alla Procura di Bari, che ha aperto un’inchiesta ed incluso funzionari regionali nel registro degli indagati! Quanto sta avvenendo nel Canale d’Otranto è ancor più grave, e si cerca di imbonire le menti pensanti con concetti quali quelli delle attività di piscicoltura che lì tra le torri d’acciaio saranno svolte, lo stesso escamotage dialettico e pubblicitario utilizzato quando si tenta di devastare un territorio rurale col fotovoltaico e si dice che vi si pianterà erba medica biologica sotto i pannelli! Pure mistificazioni stucchevoli! Si tratta nel caso di Tricase, in provincia di Lecce, del primo impianto di mega eolico off-shore in tutt’Italia, e proprio in un luogo così delicato e critico per l’avifauna, non vi è dunque nulla, nulla per cui andare fieri! Occorre solo e soltanto riflettere su quanto la Puglia ed il Salento siano territorio di conquista, mira di voraci appetiti politico-imprenditoriali che tutto mistificano e tutto calpestano, terraferma e mare, per accaparrarsi i tanto agognati incentivi pubblici legati alle fonti rinnovabili! Stiamo già provvedendo per fare approdare al Parlamento Italiano la gravissima questione salentina del mega eolico off-Shore nel Canale d’Otranto; pensiamo ad un’interrogazione urgente al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e poi vedremo il da farsi a livello di giustizia italiana ed europea. Italia Nostra, insieme alle altre forze sensibili alle problematiche della corretta interazione uomo-natura sottoscriventi il seguente comunicato, è pronta a collaborare con chiunque, associazioni, comitati, liberi cittadini e forze politiche, che abbiano a cuore le sorti della Puglia e del suo mare! Per favore, smettetela di giocare con la vita delle creature di questo pianeta, come con l’opinione pubblica, per giustificare misfatti intollerabili e speculativi, nell’epoca dell’informazione e della verità! La Regione Puglia non sia grave complice di tutto ciò, e ritiri le immorali autorizzazioni che si appresta a concedere a questo intollerabile impianto mega eolico off-shore!
Se vogliamo parlare davvero di ecocompatibilità, un impianto eolico off shore dell’impatto di quello tricasino si sarebbe dovuto pensare solo molto, ma molto più a sud di Leuca, decine e decine di miglia, centinaia; lì si, in mare aperto, davvero molto lontano da Grecia, Calabria, Puglia e Africa, nel mezzo del Mare Ionio, le rotte migratorie diminuiscono significativamente, pur agendo sempre nella progettazione ed implementazione degli impianti al massimo delle conoscenze e tecnologie disponibili per minimizzare gli impatti ambientali di ogni tipo! L’impatto sugli uccelli marini però, non possiamo nasconderlo, resterebbe anche in tale ipotesi immutato, e i costi, se non vi fossero lì fondali di profondità economicamente sostenibile, potrebbero divenire intollerabili! Guardiamo perciò per il momento con maggiore fiducia alla tecnologia del fotovoltaico off-shore, con pannelli galleggianti sull’acqua, anche da poco divulgata in Puglia, sempre, certo, sviluppata ed implementata con le massime accortezze; ci sembra una tecnologia che può avere, se sviluppata in alto mare e con criterio, responsabilità e buona fede, impatti molto minori davvero! Ora tornando al caso tricasino, se si osservano i fondali marini, le loro quote batimetriche, si constaterà che la scelta off shore a largo di Tricase è stata fatta soprattutto per una questione di fondali più bassi, per un discorso di economia tecnologica combinata con l’esigenza, questa sì condivisa e giustissima, di minimizzare l’impatto paesaggistico dalla costa, ben sapendo pur tuttavia, quanto quell'ubicazione sia una pazzia dal punto di vista biologico per l’avifauna! Qui nessuno ha il gusto del ‘No’ tout court, come le associazioni sottoscriventi questo comunicato hanno ben dimostrato nel tempo, proponendo ai problemi ambientali sempre soluzioni condivisibili e ottimizzate, ma "est modus in rebus", “ci vuole misura nelle cose” dicevano i saggi vati latini, e in Puglia lo abbiamo, perso in questi anni e mesi, il “modus”, la “misura” delle cose: è la pazzia della cupidigia di denaro che domina invece tante menti, ahinoi, con conseguenze ormai non più celabili e all’attenzione di tutti! Non dobbiamo inseguir progetti uno più pseudo-innovativo dell'altro, adesso dobbiamo dire ‘No’ alla speculazione, alla devastazione di terraferma e mare! Dobbiamo pretendere la moratoria, poi potremo pianificare e decidere, con serenità e secondo i bisogni energetici veri di questa nostra terra! Quella serenità che oggi non c’è con l’effetto conseguente della generazione di ‘mostri’ di aberrazioni politico-tecnologiche! Ma vi pare bello quello che sta accadendo? Vi pare umanamente accettabile? Chi poi più dei giornalisti ha il polso della situazione! Giornali e Tv sono diventati veri e propri bollettini di guerra, dove le vittime sono l’ambiente, la biodiversità, la salubrità dell’ecosistema umano, il paesaggio, i beni culturali, la nostra identità e cultura stessa, ed ogni giorno abbiamo i sussulti al cuore per i nuovi mega impattanti progetti di fotovoltaico, biomasse, eolico, ecc., che come funghi malefici spuntano ovunque! Non resterà niente di quello che eravamo, se non si fermerà tutto ciò, niente del paesaggio, in mare e sulla terraferma, che abbiamo conosciuto, niente! Sono migliaia e migliaia i progetti depositati in regione e nei comuni pugliesi, per migliaia di inutili megawatt di energie elettrica da produrre, ovunque, in ulteriore surplus, con conseguente inevitabile catastrofe ambientale generalizzata ed auto-indotta dall’uomo: cosa si può dire altro se non “pazzia”, “suicido”, “aberrazione”, “stato involutivo di homo homini lupus”, “morte della giustizia, della politica e del diritto”?!
Per info
Coordinamento Civico: Oreste Caroppo, direttivo, cell. 347 7096175
ItaliaNostra: Marcello Seclì, presidente Italia Nostra-Sezione SUD SALENTO, cell. 360 322769
Forum Ambiente e Salute: Alfredo Melissano, direttivo, cell. 340 6867745
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