mercoledì 17 agosto 2011

Toh! Guarda chi si rivede: Anish Kapoor!

COMUNICATO STAMPA

Sfoglio un vecchio numero de “L’Espresso” del 9 giugno 2011 in un caldo pomeriggio estivo aspettando il mio turno dal medico di famiglia. Ad un tratto sgrano gli occhi, nella pagina “cultura” c’è lui, il grande Anish Kapoor!
L’artista anglo indiano al Grand Palais di Parigi ha esposto una palla da booling color melanzana alta quasi trenta metri. L’opera d’arte ha un titolo “Leviathan”. Confesso che il vedere questa gigantesca ernia tumefatta sotto un capannone stile liberty mi lascia molto perplesso, ma organizzata, come in questo caso, dal Ministro della Cultura francese in uno spazio idoneo e inserita in un progetto ben definito “Monumenta” ha un senso.


Purtroppo questo artista è anche l'autore di un'altra opera d'arte “Earth Cinema”, tristemente nota, collocata nel Parco Nazionale del Pollino Comune di Latronico; una colata unica di cemento armato lunga quarantacinque metri e profonda sette con sullo sfondo il monte Alpi.
L'opera è stata subito ribattezzata dalla saggezza popolare degli abitanti del luogo “la Latrina di Latronico” vista la somiglianza della struttura con i bagni collocati nei giardini pubblici delle nostre città del Sud.



Questa fa parte di un gruppo di opere d'arte moderna presentate in pompa magna dall'associazione culturale “Arte Pollino”, sponsorizzata a sua volta dalla Biennale di Venezia, come le “Uova giganti di pietra” di Nils Udo che dovranno essere collocate nel Comune di Terranova di Pollino (Pz), la “Giostra” di Christen Holler già realizzata a San Severino Lucano (Pz) e il “Teatro vegetale” di Giuseppe Penone nella fiumara del Sarmento nel Comune di Noepoli (Pz), quest'ultima già posta sotto sequestro dalla Magistratura!
Grazie a quest'opera sono stati sbancati oltre 3.000 mq di vegetazione ripariale.
Tutte queste presunte opere d'arte moderna sono state disseminate nel Parco Nazionale del Pollino, quindi in un territorio sottoposto a tutela sia dallo Stato italiano come dall'Unione Europea, come i sacchetti della monnezza nelle vie di Napoli!
Ci meravigliamo come artisti del calibro di Anish Kapoor, ma il discorso vale anche per gli altri, persone che dimostrano grande cultura e grande sensibilità nei confronti dei problemi della collettività, abbiano potuto violentare con opere così stridenti questo contesto naturale, quello che per noi naturalisti di tutta Europa è un bene straordinario da proteggere e gestire con estrema attenzione, quale in effetti è il territorio del Parco Nazionale del Pollino.

Facciamo voti che in futuro il grande artista anglo indiano faccia più attenzione alle sue frequentazioni e alle strambe proposte che gli vengono sottoposte, il rischio è che alla presentazione della sua prossima creazione il massimo del consenso sarà il lancio di una cascata di ortaggi all'autore.

San Mango Piemonte, 16 agosto 2011

Il delegato regionale
f.to Achille Cristiani

lunedì 15 agosto 2011

Grifoni sui Monti della Laga


Dieci grifoni sono stati osservati il 14 agosto, da persone degne di fede,  mentre roteavano sul Pizzo di Sevo, una delle cime più importanti dei Monti della Laga. Sono sempre più frequenti le osservazioni di gruppi di grifoni sui massicci montuosi dal Gran Sasso alla Laga e ai Monti Sibillini, la qual cosa fa sperare nell’insediamento di colonie nidificanti anche in queste zone, dove non mancano certamente siti idonei. La creazione di nuclei di camosci sul Gran Sasso, dove ormai sono presenti diverse centinaia di esemplari,  e sui Sibillini, la reintroduzione del cervo e la presenza di numerosi capi di bovini e di equini allo stato brado, sopratutto nei mesi estivi, costituiscono elementi molto positivi per l’espansione del grifone in queste zone. L’operazione di reintroduzione del grifone sul Monte Velino, a vent’anni dal suo inizio, sta cominciando a dare risultati superiori alle aspettative più ottimistiche. Speriamo che minacce di nuovo tipo, allora impensabili, come sopratutto la realizzazione di centrali eoliche nelle zone di montagna, non provochino, nei prossimi anni, il fallimento dell’operazione.

giovedì 11 agosto 2011

Aquila reale: 2 doppi involi nel Lazio!


Eccezionale annata per la riproduzione nel Lazio dell' Aquila reale. In due siti si sono involate due coppie di aquilotti, cosa rara nell'Appennino. Si tratta del sito dei Monti Lepini, ricolonizzato l'anno scorso dopo trent'anni, e del sito dei Monti della Meta nel versante laziale del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise.
L'evento è davvero raro, basti pensare che nell'Appennino le coppie controllate che involano due aquilotti non superano il 5%.
Quest'anno nel Lazio si sono riprodotte con successo 4 delle 9 coppie riproduttive esistenti, involando in totale 6 aquilotti e dando così luogo ad una buona produttività ( 0,67).
Nel blocco Sirente-Velino, altro areale controllato dal gruppo laziale di Altura, si sono involati 2 aquilotti nei rispettivi siti di Monte Velino e Gole di Celano.

Fabio Borlenghi

lunedì 8 agosto 2011

COMUNICATO STAMPA ALTURA CAMPANIA

San Mango Piemonte, 1 agosto 2011

In riferimento alle azioni intraprese da Altura Campania contro alcuni progetti a forte impatto ambientale nel Parco del Pollino la Commissione Europea è intervenuta chiedendo chiarimenti sui progetti sottoposti alla sua attenzione, e cioè
a. trasformazione di una mulattiera in strada asfaltata “Toppo di Vuturo – Piano delle Mandrie” nel territorio del Comune di Terranova di Pollino (PZ) nel versante lucano,
b. realizzazione in corso d’opera di migliorie turistiche nella Valle del fiume Argentino consistenti nella realizzazione di 10 ponti in cemento armato per l’attraversamento del fiume Argentino e di un suo affluente al fine di consentire l’accesso alla valle anche a bordo di autovetture nel Comune di Orsomarso (CS).
Su richiesta dell’Ufficio Infrazioni della Commissione Europea la Delegazione Altura Campania ha prodotto due dossier che documentano i danni inferti all’ambiente all’interno del Parco Nazionale del Pollino da questi due progetti, con, a nostro avviso, un notevole impatto sull’ambiente naturale, perché il territorio interessato era ancora integro e proprio per questo motivo le aree interessate da queste opere sono state inserite nel progetto europeo Natura 2000 e tutelate per la loro importanza naturalistica sia come Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) sia come Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) dalle stesse Regioni Basilicata e Calabria.
Purtroppo tali opere eseguite con l’assenso o addirittura su progettazione dell’Ente Parco del Pollino medesimo, hanno distrutto due aree considerate dai naturalisti di tutta Europa dei veri santuari della natura.
Riassumiamo brevemente le due vicende:
a. la strada “Toppo di Vuturo – Piano delle Mandrie” è di servizio ad una ipotetica e costosissima pista di sci da fondo. L’intervento di molte associazioni ambientaliste come Altura Campania, Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista), Italia Nostra, e altre, hanno tenuto vivo l’interesse su questa ferita inferta sul versante lucano del Parco del Pollino.
b. Sul versante calabrese la distruzione di un habitat prioritario intatto come la Valle del fiume Argentino è frutto (assurdo ma vero) di un progetto ideato e realizzato dall’Ente Parco stesso. Sotto la voce “ripristino sentieristica” si è posto in opera un cantiere distribuito su circa 3,5 km lungo il fiume Argentino. Il sentiero è stato trasformato in camionabile e ben 21 piloni in cemento armato collocati nell’alveo del fiume per la realizzazione di 10 ponti di attraversamento. Tutto al fine di realizzare numerose aree picnic e consentire l’accesso con le autovetture.
Terminate le speranza di un rapido e decisivo intervento da parte delle Autorità preposte alla Tutela e Gestione dell’Ambiente locali, regionale e nazionali, riponiamo serie speranze di un rapido e decisivo intervento da parte delle Autorità Europee.

Il Delegato regionale
f.to Achille Cristiani



giovedì 4 agosto 2011

Avviso

E’ nato su Facebook il Sito del Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi, come potete vedere cliccando qui.

In pochi giorni ha raggiunto 2000 iscritti. Mi sembra una notizia interessante e degna di nota. Oggi ne ha parlato in termini positivi anche “Il Centro” il quotidiano più letto in Abruzzo.

Stefano Allavena

sabato 23 luglio 2011

APPENNINO SOTTO ATTACCO



Comunicato Stampa

Mentre il “Protocollo Letta” attacca la natura del Parco Nazionale del Gran Sasso e Parco Regionale Sirente Velino, arriva l’altolà del Ministero dell’Ambiente
Progetti megalomani e milionari, con grandi sprechi di risorse, mettono l’Italia a rischio procedura di infrazione europea
I firmatari analizzano i vincoli ambientali e legali e illustrano lo scenario alternativo.
Mentre gli amministratori regionali, alcuni sindaci del cratere, sostenuti dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, hanno annunciano progetti che, ignorando i vincoli ambientali incidono irreparabilmente sulle ricchezze ecologiche delle aree di maggior pregio ambientale della Regione, Associazioni Ambientaliste, movimenti politici, sindacati e comitati di cittadini lanciano una serie di azioni coordinate per contrastare i progetti programmati e delineare uno scenario alternativo di sviluppo duraturo e valorizzazione delle risorse naturali.
Forti e concrete sono le alternative possibili per un territorio già colpito dal terremoto e che ha bisogno di proposte serie e non di visionari e faraonici progetti di sperpero di fondi pubblici, che ne compromettano irrimediabilmente le risorse ambientali.
Lo stesso Ministero dell’Ambiente, in una recente ed esaustiva nota di risposta alle richieste di alcune Associazioni Ambientaliste, ammonisce la Regione Abruzzo e gli Enti Parco interessati, allertando nel contempo la Commissione Europea: secondo il Ministero, nessuna nuova opera può essere autorizzata in deroga alle norme in vigore su Valutazione di Impatto Ambientale, VAS e Valutazione d’Incidenza, giacchè i territori coinvolti sono tutti compresi nella Rete UE Natura 2000.
Sono in corso di predisposizione, a cura di esperti del mondo scientifico ed accademico, dettagliate e concrete linee guida per la tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell’area aquilana. Una proposta per il turismo e l’economia montana basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, che permetta di conservare la qualità delle risorse naturali all’interno di un’offerta turistica, senza sprechi di risorse economiche ed ambientali e senza sottrarre risorse alla ricostruzione.
Molti i progetti, devastanti e anacronistici, presentati lo scorso febbraio con il Protocollo d’Intesa sottoscritto a Roma, a Palazzo Chigi, il 17 febbraio 2011, con grande enfasi. Si tratta di progetti già visti, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano.
Devastanti perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche, funiviarie, campi da golf, lottizzazioni nel cuore del sistema delle aree protette dell’Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS, ai sensi di Direttive Comunitarie, e pertanto sottoposte a rigorosa tutela da parte dell’Unione Europea. Nessuna considerazione, neanche un accenno alla tutela delle specie animali e vegetali, nonché degli habitat di importanza comunitaria.
Anacronistici perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza.
Il Protocollo, pur delineando in premessa, una serie di azioni per la valorizzazione ambientale e agrosilvopastorale, di fatto, poi, nella declinazione programmatico-finanziaria del documento, non fa altro che proporre solo lottizzazioni residenziali, ampliamenti della rete viaria, infrastrutture sciistiche e campi da golf.
Il cemento ed il movimento terra sono, di fatto, l’unico motore dell’intesa: essa sembra unicamente rivolta a sottrarre risorse programmatiche, alla più urgente necessità di ricostruzione dei Centri storici. Interventi devastanti, a forte impatto ambientale e paesaggistico, sono ancora una volta riproposti come volano di ripresa dell’economia delle aree interne.
Le proposte non sembrano neanche rispondere alle reali necessità di lavoro del territorio.

LE CRITICITÀ RILEVATE
Le ipotesi di “sviluppo” delineate nel Protocollo appaiono in palese contrasto con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394/91 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali. Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) preliminare.
Molti sono gli interventi dati per “cantierabili” che non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico-ambientale specifica, come ad esempio il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice, nel Parco Regionele Sirente Velino o la “Cittadella della Montagna” che si vuole far nascere in pieno Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
A rischio sarebbero ambienti di importanza prioritaria, specie di fauna e di flora particolarmente protette a livello nazionale e comunitario nonchè i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l’orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) approvato e reso esecutivo dalla Regione con DGR n.469 del 14.6.2010.
Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza.
Il Protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all’incentivazione di quelle poche “resistenze produttive” sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone.
I progetti, se realizzati, comporterebbero la cancellazione dei valori ambientali e paesistici grazie ai quali l’Abruzzo è stato definito la Regione dei Parchi e che costituiscono, se correttamente gestiti, la principale risorsa economica di questi territori, come testimoniano i dati del IX Rapporto sul turismo natura, elaborato dall’Osservatorio Ecotur (Chieti, maggio 2011), che vede i parchi e le aree protette come il segmento più rappresentativo del turismo natura in Italia. Intercettare segmenti di domanda turistica in espansione (turismo verde), abbandonando il miraggio della “monocoltura” dello sci è l’unica alternativa praticabile.
Non sono considerati gli studi sui cambiamenti climatici e i loro effetti, per i prossimi anni, sul manto nevoso (sempre più scarso nella prima parte della stagione invernale), né sulle già scarse riserve idriche. L’acqua, in montagna, è bene indispensabile alla sopravvivenza delle attività agro-silvo-pastorali, nonché dei fragili e delicati ecosistemi montani, e non può essere dirottata su campi da golf e impianti di innevamento artificiale.
Inoltre, a fronte dell’enorme costo energetico e ambientale dell’innevamento artificiale, non è comunque garantito che l’ampliamento del demanio sciabile produca effetti benefici al turismo dell’area. In Italia, il numero degli sciatori ha subito un netto calo tra il 1997 ed il 2004 con una diminuzione del 24%.
Il Protocollo appare perciò non rispondente alle sue stesse premesse, velleitario per i contenuti e le proposte avanzate e illegittimo per le forme e le procedure ipotizzate.
Mentre è fin troppo chiaro che i costi degli interventi ricadrebbero sugli Enti pubblici, con fondi sottratti al rilancio economico di tutto il cratere, non è stata fatta nessuna considerazione sulla praticabilità economico-ambientale degli interventi. Il Protocollo è privo di qualsiasi analisi economica a favore del modello di sviluppo individuato, mentre ve ne sono decine che dimostrano, al contrario, che si tratta di un’impresa fallimentare.

Pescara, 22.07.2011

Firmato
ALTURA Abruzzo - CGIL Abruzzo - Circolo Valorizzazione Terre Pubbliche – Comitato acqua pubblica - Comitatus Aquilanus - Fare Verde onlus - Forum Ambiente e Territorio Sinistra Ecologia e Libertà - Gruppo Naturalisti Rosciolo - Italia Nostra Abruzzo - LIPU Abruzzo - Mountain Wilderness Abruzzo - ProNatura Abruzzo - Rifondazione Comunista - WWF Abruzzo

giovedì 14 luglio 2011

IL PARADOSSO DEL GRILLAIO

ALTURA e LIPU non condividono la spettacolarizzazione di specie rare e chiedono di evitare questo genere di iniziative

Sabato 16 luglio a Cassano delle Murge in P.zza Aldo Moro si terrà la manifestazione "Il sentiero del Grillaio - festa dell'aria".
Nel programma della serata sono previsti il "SALONE DEI RAPACI", con esposizione di esemplari vivi, ed uno SPETTACOLO DI FALCONERIA.
Le associazioni ALTURA e LIPU sono contrarie a queste manifestazioni in cui i rapaci, costretti alla cattività, sono esibiti in situazioni e contesti del tutto innaturali.

Le emozioni suscitate dal fascino di questi uccelli predatori, a nostro avviso, non giustificano in nessun caso il possesso dell'animale e la domesticazione del rapace.
Siamo fortemente convinti che si possa scoprire, amare e vivere la natura senza necessariamente possederla, assoggettarla al nostro esclusivo piacere. Questo aspetto da sempre ci pone in contrasto con il mondo della Falconeria.

La caccia con i Falconi e i fasti venatori di Federico II, spesso evocati impropriamente, appaiono oggi quanto mai fuori luogo e, a nostro avviso, è profondamente sbagliato cercare di sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza e al rispetto della natura tramite la falconeria che era e resta una pratica venatoria.
Associare la falconeria al Grillaio non è esattamente una strategia di conservazione opportuna, ancor più in centri abitati come i paesi murgiani, dove il piccolo falco vive a stretto contatto con l’uomo.
Gli uccelli rapaci, già fortemente minacciati dalla perdita degli habitat, nel Sud Italia sono tornati ad essere perseguitati dal bracconaggio, alimentato dalla richiesta di animali selvatici da poter rivendere a falconieri e collezionisti.
Dopo una complessa indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta e dal Corpo forestale dello Stato, che ha portato nel 2010 al sequestro complessivo di oltre cinquanta rapaci protetti, la primavera scorsa, nel corso di perquisizioni svolte nel Ragusano e nel Catanese, a carico di tre falconieri, è stata rinvenuta una coppia della rarissima Aquila del Bonelli di origine selvatica, rapace ormai estinto nell’Italia peninsulare e presente ancora con poche coppie in Sicilia.

Alla luce di questi eventi, sarebbe inopportuna la partecipazione attiva del Parco Nazionale dell'Alta Murgia ad una manifestazione che ha in programma una mostra di rapaci incatenati e successivo spettacolo di falconeria.
In generale, riteniamo errata l’idea che questi spettacoli possano contribuire a diffondere una maggiore sensibilità alle tematiche ambientali e chiediamo al Comune di cancellare queste iniziative e all’Ente Parco di rivedere la propria posizione sull’argomento.


ALTURA, Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti.
LIPU Puglia, Lega Italiana Protezione Uccelli.