Due delle dieci coppie di cicogna nera italiana vivono nell’Irpinia d’Oriente ed è qui che la Regione Campania ha già autorizzato 19 torri eoliche a Monteverde, 4 ad Aquilonia e, nella vicina Lacedonia, è stato presentato un progetto di ben 33 torri. Abbiamo intervistato Vincenzo Cripezzi, responsabile LIPU Pugliese, che da anni continua la sua battaglia contro l’installazione di centrali eoliche nel nostro meridione nelle aree soggette a vincoli ambientali.
di Virginiano Spiniello - 4 Ottobre 2011
Se io fossi una cicogna mi rifiuterei di portare ancora bambini, di sudare e farmi in quattro per noi umani. Magari per correre il rischio, drammaticamente realistico, di essere tagliata in due da un mulino a vento d’acciaio di cui non sospettavo minimamente l’esistenza.
Due delle dieci coppie di cicogna nera italiana vivono nell’Irpinia d’Oriente ed è qui che la Regione Campania ha già autorizzato 19 torri a Monteverde, 4 ad Aquilonia e, nella vicina Lacedonia, è stato presentato un progetto di ben 33 torri.
Vincenzo Cripezzi, responsabile LIPU Pugliese, scruta le torri sui crinali e, da anni, continua la sua battaglia contro l’installazione di centrali eoliche nel nostro meridione nelle aree soggette a vincoli ambientali. Come Don Chisciotte si scontra contro giganti veri, inesorabili, che si moltiplicano nelle aree indifese del meridione.
Qual è la situazione per la cicogna nera dell’Ofanto?
La cicogna nera a differenza della bianca, che è molto diffusa e non teme le zone antropizzate, è molto rara, schiva e ha bisogno di un habitat più selvaggio, con zone molto pescose, ricche di nutrimento. Necessita di un territorio molto ampio e la presenza di rotori lungo i crinali sarebbe disastrosa, soprattutto in fase riproduttiva. È un indicatore della buona salute del territorio, un po’ come la lontra, ancora presente in quest’area.
Oltre a due delle dieci coppie di Cicogna nera italiane, sono presenti Nibbio reale e Nibbio bruno, il falco Lanario - il più raro d’Italia - e anche il Falco pellegrino, l’Averla piccola, il Biancone, che rendono ancora più scandalosa la collocazione di queste gigantesche macchine industriali. Questa zona era un dormitorio per i nibbi che adesso da più di un centinaio sono diventati poche decine e, parallelamente, sono apparse centinaia e centinaia di pale eoliche.
Chi subisce, oltre ai rapaci, l’impatto maggiore?
Le questioni sono di diverso tipo: aree soggette a vincoli naturalistici, danni per l’avifauna, impatto e costo beneficio nullo se non sostenuto dagli incentivi. Si pensi che i vecchi impianti a volte non hanno nemmeno gli elettrodotti adatti a trasportare il surplus di energia generata dalle pale quando c’è molto vento. E il bello è che se il Gestore non riesce a immetterla in rete c’è un rimborso - pagato da noi utenti - per l’azienda proprietaria dell’impianto. Soffermiamoci un attimo sui lavori di scavo, la realizzazione delle strade in aperta campagna per permettere ai tir di arrivare ai piloni e installare i rotori, la costruzione di elettrodotti che stravolgono un paesaggio che sarà poi compromesso definitivamente dalle selve di turbine installate selvaggiamente.
E per limitare i danni dell’energia pulita cosa fanno i nostri governanti?
La regione Campania si è svegliata dal profondo letargo, ma 'la montagna ha partorito il topolino'. Invece di studiare ed elaborare una rigida vincolistica territoriale ha individuato sommariamente una generalizzata distanza di 800 metri delle nuove pale da realizzarsi rispetto a quelle esistenti o autorizzate.
Questo esemplifica lo stato di 'ostaggio' in cui il governo regionale si trova e per cui non ha saputo fare di più, esponendosi di fatto alle censure di carattere amministrativo rispetto alle linee guida nazionali. Il Governo, infatti, assurdamente non tenendo conto nemmeno della saturazione territoriale di aree gravemente compromesse come l’Irpinia (ma anche il beneventano è già un disastro), ha impugnato la predetta legge dinanzi alla Corte Costituzionale, malgrado rappresentasse una misura tardiva e minimale per quanto rocambolesca.
E i nuovi progetti in Irpinia a che punto sono?
Diversi progetti nell’area irpina sono stati oggetto di sospensione delle conferenze di servizi, ufficialmente non sappiamo il motivo. Tuttavia diversi di questi ulteriori progetti erano stati oggetto di osservazioni e controdeduzioni da parte della LIPU ed altre associazioni. Intanto sul caso specifico dei progetti già approvati la Regione Campania non ci ha ancora risposto. E per una istituzione che si rispetti questo è quanto meno imbarazzante!
Se dovessi fare una analisi energetica delle fonti di energia rinnovabile, come sarebbe?
Impietosa. Anche il fotovoltaico avanza ma in maniera anch’esso non del tutto etica. Distese allucinanti di pannelli divorano le campagne nella deregolamentazione complessiva, in parte e tardivamente arginata solo dal recente decreto Romani che ha cancellato gli incentivi al nuovo fotovoltaico su suolo agricolo oltre 1 MW (2 ettari). In ogni caso l’avanzata del fotovoltaico ha superato la soglia di 8000 MW prevista al 2020 e anche la potenza eolica in esercizio (6000 MW a fine 2010).
Il Governo ha così fatto lievitare le previsioni della soglia di potenza fotovoltaica da perseguire portandola a 23.000 MW già al 2016. L’energia derivante da questi 23.000 MW di potenza fotovoltaica permetterebbe, con 4 anni di anticipo sulle scadenze comunitarie del 2020, di compensare anche tutta l’energia dei 12.000 MW eolici previsti al 2020 dallo Stato (l’ANEV preme scandalosamente per imporre oltre 16.000!). Pertanto, rispetto agli obiettivi comunitari nel comparto elettrico già i 6000 MW eolici impunemente realizzati sono un surplus inutile, quindi ancor più la valanga eolica da realizzarsi (per altro in aree sempre meno produttive).
Qualcuno obietterebbe “si ma che male c’è se andiamo oltre gli obiettivi, è pur sempre energia pulita...”. In realtà ciò si traduce in un grave danno alle strategie di decarbonizzazione dell’Italia poiché quelle risorse derivano dalle tariffe energetiche e quindi dalle bollette delle imprese e degli italiani con danno all’economia e con la spinta a delocalizzare le stesse produzioni energivore in paesi a bassi costi energetici a base di carbone.
Quelle stesse risorse potrebbero essere più utilmente impegnate nella politica energetica a cominciare dai settori fortemente energivori come i trasporti, o nell’efficientamento energetico dei processi e degli edifici, o nelle rinnovabili termiche per il raffrescamento e riscaldamento. Tutti comparti dove siamo al palo, a differenza del comparto elettrico. E infine le risorse dovrebbero essere impegnate nella ricerca, assolutamente fondamentale e strategica perché il contributo delle nuove rinnovabili non rimanga del tutto infinitesimo. Infatti il contributo sostanziale viene dalle rinnovabili tradizionali come idroelettrico e geotermico. A regime l’apporto di Eolico o Fotovoltaico sarà dell’ordine dell’1-2 % dell’energia complessiva e non potrà essere questo il futuro, per di più a fronte di un Paese devastato e consegnato agli speculatori.
E poi non è un belvedere, questo non dimentichiamocelo…
Insieme al castello di Monteverde, alle zone archeologiche di Aquilonia, anche gli animali avrebbero potuto essere monetizzati. Al nord fanno costosi programmi di reintroduzione, riescono a monetizzare tutto. Noi che abbiamo la lontra, il nibbio reale, la cicogna nera stiamo distruggendo il nostro paesaggio rurale. Qui si possono impunemente realizzare impianti eolici, fotovoltaico a terra, inceneritori, discariche, strade inutili, ma guai a parlare di storia, paesaggio, identità, in breve, guai a parlare di orgoglio e dignità, guai a parlare di vero cambiamento e di sviluppo sostenibile.
A salvare il nostro territorio, a custodirlo con l’atteggiamento del 'buon padre di famiglia' ci sarebbe tutto da guadagnare perché è l’unico valore produttivo che non sarà mai delocalizzabile in Cina o altrove. Ma questo politici e Amministratori sembrano non volerlo capire.
Fonte:
http://www.ilcambiamento.it/estinzione/cicogna_nera_centrali_eoliche_campania.html
giovedì 6 ottobre 2011
giovedì 29 settembre 2011
Due falchi in gabbia nel cortile di casa
Denunciato contadino di Villacidro rischia condanna a otto mesi
28 settembre, 14:45
(ANSA) - CAGLIARI, 28 SET - Si e' giustificato dicendo di averli trovati in campagna fin da piccoli e di averli messi subito in gabbia, ma quei due falchi di media taglia sono esemplari di una specie protetta che non avrebbe potuto far crescere in cattivita' senza una regolare autorizzazione. Per questo un contadino di 47 anni di Villacidro e' stato denunciato per detenzione illegale di animali selvatici. Rischia una condanna da due a otto mesi e un'ammenda da 700 a 2.000 euro. I falchi sono stati affidati al Centro recupero ed allevamento faunistico dell'Ente Foreste e poi verranno liberati.(ANSA).
28 settembre, 14:45
(ANSA) - CAGLIARI, 28 SET - Si e' giustificato dicendo di averli trovati in campagna fin da piccoli e di averli messi subito in gabbia, ma quei due falchi di media taglia sono esemplari di una specie protetta che non avrebbe potuto far crescere in cattivita' senza una regolare autorizzazione. Per questo un contadino di 47 anni di Villacidro e' stato denunciato per detenzione illegale di animali selvatici. Rischia una condanna da due a otto mesi e un'ammenda da 700 a 2.000 euro. I falchi sono stati affidati al Centro recupero ed allevamento faunistico dell'Ente Foreste e poi verranno liberati.(ANSA).
mercoledì 28 settembre 2011
BRACCONAGGIO, REGGIO CALABRIA
BRACCONAGGIO, REGGIO CALABRIA: TRE CACCIATORI BLOCCATI DOPO AVER UCCISO E MACELLATO
CINQUE FALCHI MIGRATORI.
UNO DI LORO E’ UN AGENTE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA
L’operazione, effettuata nelle pinete di Motta San Giovanni, è della LIPU
e del Corpo forestale dello Stato
Tre cacciatori reggini, di cui uno è un agente della Polizia penitenziaria, denunciati per uccisione di specie particolarmente protette: avevano macellato sul posto quattro falchi e già staccato la testa a un altro, in attesa di completarne la “lavorazione”.
L’importante operazione è stata condotta sabato pomeriggio scorso nelle pinete di Motta San Giovanni (RC) dai volontari del settore Antibracconaggio della LIPU-BirdLife Italia, guidati dal responsabile nazionale Giovanni Malara, e dal Nucleo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria.
Protagonisti della vicenda due gruppi di volontari della LIPU che stavano svolgendo controlli antibracconaggio in un'area boschiva al confine tra i comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico. Vedendo tre cacciatori che sparavano ad alcuni falchi migratori in volo sulle pinete della zona, si avvicinavano per sorvegliarne i movimenti e documentarne l'attività. I volontari scoprivano così che i tre cacciatori avevano effettivamente sparato ai falchi, animali che una volta uccisi venivano recuperati e trasportati in una busta di plastica da un ragazzino di circa 13 anni, come tale non imputabile del reato.
Resisi conto di essere stati individuati, i bracconieri si lanciavano in auto all'inseguimento di un gruppo di volontari. Uno dei tre, esibendo il tesserino della Polizia Penitenziaria, chiedeva minaccioso l'esibizione delle fotografie che lo ritraevano. Ma intanto l'altro gruppo di volontari comunicava al Corpo Forestale dello Stato targa e modello dell'auto occupata dai tre cacciatori. Tre pattuglie del Nucleo Antibracconaggio e del Comando Stazione del CFS di Reggio Calabria bloccavano le strade dalle quali l'auto avrebbe potuto transitare.
L'auto veniva intercettata con a bordo i tre cacciatori ed il ragazzino ma senza che venisse trovata alcuna traccia degli uccelli. Su indicazione dei volontari, una busta con le spoglie di quattro falchi uccisi veniva tuttavia ritrovata nel luogo dove si erano svolti gli episodi di bracconaggio. Gli animali erano stati macellati sul posto, spennati, eviscerati e privati della testa e delle zampe, per evitarne il riconoscimento. Probabilmente l'intenzione dei bracconieri era quella di recuperarli in seguito, al sopraggiungere dell'oscurità, secondo una modalità già adottata in passato dai bracconieri che frequentano la zona.
Il ritrovamento nelle immediate vicinanze delle penne, delle zampe e delle interiora consentiva il riconoscimento dei quattro rapaci. Veniva inoltre ritrovato il corpo di una femmina di falco di palude cui era stata staccata la testa, che i tre non erano riusciti ancora a macellare.
“Quello dell’uccisione di falchi migratori è un atto orribile e gravissimo, così come grave è il tentativo di minaccia ai nostri volontari – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - Ringraziamo per il pronto e deciso intervento il personale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria. Questi fatti sono un'ulteriore conferma del grave stato di illegalità venatoria esistente in tutta la provincia e dimostrano l'inaccettabile accanimento contro specie di uccelli che rivestono un importantissimo ruolo di equilibrio ambientale. E’ ancor di più inaccettabile e fortemente diseducativo la presenza sul posto di minori coinvolti in attività violente e raccapriccianti come questa”.
Per i tre cacciatori, C.R., M.A. ed F.A., tutti e tre di Reggio Calabria, è scattata la denuncia per uccisione di specie particolarmente protette, oltre al sequestro dei tre fucili da caccia e del relativo munizionamento. I tre andranno incontro, oltre che alle sanzioni di carattere penale, anche alla sospensione o alla revoca della licenza di caccia.
Si attendono le determinazioni della Polizia Penitenziaria per l’eventuale avvio di un procedimento disciplinare.
Parma, 26 settembre 2011
Ufficio stampa LIPU - BirdLife Italia: Via Trento 49, 43100 Parma
Tel. ++39.0521.273043 - Fax ++39.0521.273419
CINQUE FALCHI MIGRATORI.
UNO DI LORO E’ UN AGENTE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA
L’operazione, effettuata nelle pinete di Motta San Giovanni, è della LIPU
e del Corpo forestale dello Stato
Tre cacciatori reggini, di cui uno è un agente della Polizia penitenziaria, denunciati per uccisione di specie particolarmente protette: avevano macellato sul posto quattro falchi e già staccato la testa a un altro, in attesa di completarne la “lavorazione”.
L’importante operazione è stata condotta sabato pomeriggio scorso nelle pinete di Motta San Giovanni (RC) dai volontari del settore Antibracconaggio della LIPU-BirdLife Italia, guidati dal responsabile nazionale Giovanni Malara, e dal Nucleo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria.
Protagonisti della vicenda due gruppi di volontari della LIPU che stavano svolgendo controlli antibracconaggio in un'area boschiva al confine tra i comuni di Motta San Giovanni e Montebello Ionico. Vedendo tre cacciatori che sparavano ad alcuni falchi migratori in volo sulle pinete della zona, si avvicinavano per sorvegliarne i movimenti e documentarne l'attività. I volontari scoprivano così che i tre cacciatori avevano effettivamente sparato ai falchi, animali che una volta uccisi venivano recuperati e trasportati in una busta di plastica da un ragazzino di circa 13 anni, come tale non imputabile del reato.
Resisi conto di essere stati individuati, i bracconieri si lanciavano in auto all'inseguimento di un gruppo di volontari. Uno dei tre, esibendo il tesserino della Polizia Penitenziaria, chiedeva minaccioso l'esibizione delle fotografie che lo ritraevano. Ma intanto l'altro gruppo di volontari comunicava al Corpo Forestale dello Stato targa e modello dell'auto occupata dai tre cacciatori. Tre pattuglie del Nucleo Antibracconaggio e del Comando Stazione del CFS di Reggio Calabria bloccavano le strade dalle quali l'auto avrebbe potuto transitare.
L'auto veniva intercettata con a bordo i tre cacciatori ed il ragazzino ma senza che venisse trovata alcuna traccia degli uccelli. Su indicazione dei volontari, una busta con le spoglie di quattro falchi uccisi veniva tuttavia ritrovata nel luogo dove si erano svolti gli episodi di bracconaggio. Gli animali erano stati macellati sul posto, spennati, eviscerati e privati della testa e delle zampe, per evitarne il riconoscimento. Probabilmente l'intenzione dei bracconieri era quella di recuperarli in seguito, al sopraggiungere dell'oscurità, secondo una modalità già adottata in passato dai bracconieri che frequentano la zona.
Il ritrovamento nelle immediate vicinanze delle penne, delle zampe e delle interiora consentiva il riconoscimento dei quattro rapaci. Veniva inoltre ritrovato il corpo di una femmina di falco di palude cui era stata staccata la testa, che i tre non erano riusciti ancora a macellare.
“Quello dell’uccisione di falchi migratori è un atto orribile e gravissimo, così come grave è il tentativo di minaccia ai nostri volontari – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - Ringraziamo per il pronto e deciso intervento il personale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria. Questi fatti sono un'ulteriore conferma del grave stato di illegalità venatoria esistente in tutta la provincia e dimostrano l'inaccettabile accanimento contro specie di uccelli che rivestono un importantissimo ruolo di equilibrio ambientale. E’ ancor di più inaccettabile e fortemente diseducativo la presenza sul posto di minori coinvolti in attività violente e raccapriccianti come questa”.
Per i tre cacciatori, C.R., M.A. ed F.A., tutti e tre di Reggio Calabria, è scattata la denuncia per uccisione di specie particolarmente protette, oltre al sequestro dei tre fucili da caccia e del relativo munizionamento. I tre andranno incontro, oltre che alle sanzioni di carattere penale, anche alla sospensione o alla revoca della licenza di caccia.
Si attendono le determinazioni della Polizia Penitenziaria per l’eventuale avvio di un procedimento disciplinare.
Parma, 26 settembre 2011
Ufficio stampa LIPU - BirdLife Italia: Via Trento 49, 43100 Parma
Tel. ++39.0521.273043 - Fax ++39.0521.273419
Workshop migrazione rapaci
L'Ente Parco San Bartolo organizza in collaborazione con l'Università di Urbino, un workshop sulla migrazione dei rapaci lungo la costa adriatica, che si terrà venerdì 7 ottobre 2011 nello splendido scenario di Villa Caprile.
Il workshop intende fare il punto sulla migrazione primaverile degli uccelli veleggiatori ed impostare un lavoro congiunto con tutte le aree protette distribuite lungo la costa adriatica.
Potete trovare il programma del convegno all'indirizzo:
http://www.parcosanbartolo.it/Appuntamenti/Prima.htm
Laurent Sonet
Ente Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo
Viale Varsavia, s.n.
61121 Pesaro
Tel: 0721 26 84 26
Fax: 0721 40 85 20
Cell: 348 35 72 204
Il workshop intende fare il punto sulla migrazione primaverile degli uccelli veleggiatori ed impostare un lavoro congiunto con tutte le aree protette distribuite lungo la costa adriatica.
Potete trovare il programma del convegno all'indirizzo:
http://www.parcosanbartolo.it/Appuntamenti/Prima.htm
Laurent Sonet
Ente Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo
Viale Varsavia, s.n.
61121 Pesaro
Tel: 0721 26 84 26
Fax: 0721 40 85 20
Cell: 348 35 72 204
venerdì 23 settembre 2011
NO ALLA SVENDITA DEI PARCHI NAZIONALI

LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLA LEGGE 394/91: UN GRAVE ATTACCO AI PARCHI ED ALLE AREE PROTETTE
NO ALLA SVENDITA DEI PARCHI NAZIONALI
E’ in corso al Senato, presso la Commissione Ambiente, la discussione del disegno di legge 8 N. 1820 per la modifica della legge quadro sulle aree protette (Legge 394/91).
La Legge 394/91 era stata voluta da menti illuminate (tra cui il "gruppo di lavoro del verde" di Italia Nostra e alcuni rappresentanti del WWF), che, con tanta ostinazione e coraggio, erano riuscite a farla approvare dal Parlamento, dopo un lungo e tortuoso percorso, durato ben 31 anni.
Il disegno di legge risulta peggiorativo, rispetto al testo attualmente in vigore, in diversi punti ma tra questi, vogliamo, in questo momento, metterne in evidenza uno particolarmente insidioso e pericoloso e cioè l'emendamento N.2.0.300, presentato dal sen.Orsi, relatore del ddl, lo stesso che aveva proposto mesi addietro una nuova legge sulla caccia particolarmente impattante.
Il “cacciasenatore” Orsi è ritornato all’attacco ancora più pesantemente, proponendo con il suo emendamento, di dare la facoltà ai titolari di concessioni idroelettriche, cave, impianti a biomasse, ricerche di idrocarburi, impianti eolici, fotovoltaici… di dare “elargizioni” agli Enti Parco, in cambio del “disturbo”. Basterà cioè pagare i parchi per poterne sfasciare il territorio, facendo leva sul fatto che l’attuale Governo non ha esitato a dimezzare i fondi concessi agli Enti parco, rendendo sempre più difficile la loro azione di tutela del territorio e di sviluppo sostenibile delle comunità locali.
Immaginabili quali e quante pressioni le lobby dell'energia, del cemento stiano facendo sui (loro amici) parlamentari, con l’ obiettivo di scardinare la legge quadro 394/91, considerata, finora, una tra le migliori al mondo nel campo della tutela della biodiversità e della protezione degli ecosistemi e non solo.
Un fiore all'occhiello per il nostro Paese, fiore che qualcuno sta cercando ostinatamente di far appassire, per soddisfare certi gruppi di potere facilmente. individuabili
L' aggressione ai parchi nazionali, alle aree protette, alla Rete Natura 2000 è ormai palese. Il Parlamento bocci questa proposta deleteria per la conservazione della natura e la tutela del paesaggio, che verrebbero svenduti, con gravissimi danni anche per la collettività.
La bocci, prima che sia troppo tardi.
Lì, 22 Settembre 2011
Le Associazioni
ALTURA
ITALIA NOSTRA CALABRIA
WWF
LIPURENDE
MEDITERRANEA NATURA
COMITATO NAZIONALE PAESAGGIO
ENPA-CROTONE
ARCI-CROTONE
martedì 20 settembre 2011
Migrazione Bianconi dalla Basilicata
Anche quest’anno torna il “Progetto Biancone” finanziato già durante l’anno precedente dall’Osservatorio Faunistico della Regione Basilicata e condotto in collaborazione tra il Parco Regionale di “Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane” e l’Università di Alicante.
Il Biancone (Circaetus gallicus) è una specie migratrice che nidifica in ambienti mediterranei e sverna prevalentemente in Africa, mediante la telemetria satellitare e sfruttando la tecnologia GPS/Argos sarà possibile seguire gli spostamenti dei tre rapaci nei prossimi anni, studiare con precisione le rotte migratorie utilizzate e individuare le aree di svernamento.
Nello scorso luglio sono stati marcati con trasmettitori satellitari tre giovani Bianconi nati all’interno del Parco sito nel cuore della Basilicata, alle tre aquile sono stati dati i nomi di Federico, Pilar e Crocco.
Sul sito internet del Parco, all’interno di una pagina dedicata a questo progetto, sarà possibile seguire la migrazione dei tre animali attraverso aggiornamenti costanti.
Il link per visualizzare le mappe è il seguente:
www.parcogallipolicognato.it
Per ulteriori informazioni contattare:
peppelucia@gmail.com
ugomellone@libero.it
info@pargogallipolicognato.it
Il Biancone (Circaetus gallicus) è una specie migratrice che nidifica in ambienti mediterranei e sverna prevalentemente in Africa, mediante la telemetria satellitare e sfruttando la tecnologia GPS/Argos sarà possibile seguire gli spostamenti dei tre rapaci nei prossimi anni, studiare con precisione le rotte migratorie utilizzate e individuare le aree di svernamento.
Nello scorso luglio sono stati marcati con trasmettitori satellitari tre giovani Bianconi nati all’interno del Parco sito nel cuore della Basilicata, alle tre aquile sono stati dati i nomi di Federico, Pilar e Crocco.
Sul sito internet del Parco, all’interno di una pagina dedicata a questo progetto, sarà possibile seguire la migrazione dei tre animali attraverso aggiornamenti costanti.
Il link per visualizzare le mappe è il seguente:
www.parcogallipolicognato.it
Per ulteriori informazioni contattare:
peppelucia@gmail.com
ugomellone@libero.it
info@pargogallipolicognato.it
sabato 17 settembre 2011
Controvento
CONTROVENTO, il libro di Antonello Caporale, giornalista di Repubblica, appena edito da Mondadori, è nelle librerie !!
Con la leggerezza e la suggestione della narrazione vi condurrà nella questione dell'eolico (e non solo) in Italia.
E' un libro che va letto lentamente, pesandone i passaggi. Chi vi ha avuto a che fare si riconoscerà nelle storie narrate. Chi non ha (ancora) conosciuto l'eolico capirà perchè "Lo Stato ha semplicemente chiuso gli occhi davanti al più grande scandalo di questo inizio secolo".
Non è un libro contro l'eolico. L'eolico esiste, e le rinnovabili, e le centrali elettriche definite "parchi" ma anche il paesaggio, la natura, la storia, e i parchi quelli veri. Esiste lo "sviluppatore" con i soldi ma anche chi cerca di vivere in campagna, per la campagna o per un futuro con essa. Esistono gli affari dei privati ma anche quelli del pubblico. Esistono bravi amministratori ma anche l'ignavia della politica.
Con la leggerezza e la suggestione della narrazione vi condurrà nella questione dell'eolico (e non solo) in Italia.
E' un libro che va letto lentamente, pesandone i passaggi. Chi vi ha avuto a che fare si riconoscerà nelle storie narrate. Chi non ha (ancora) conosciuto l'eolico capirà perchè "Lo Stato ha semplicemente chiuso gli occhi davanti al più grande scandalo di questo inizio secolo".
Non è un libro contro l'eolico. L'eolico esiste, e le rinnovabili, e le centrali elettriche definite "parchi" ma anche il paesaggio, la natura, la storia, e i parchi quelli veri. Esiste lo "sviluppatore" con i soldi ma anche chi cerca di vivere in campagna, per la campagna o per un futuro con essa. Esistono gli affari dei privati ma anche quelli del pubblico. Esistono bravi amministratori ma anche l'ignavia della politica.
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