mercoledì 1 febbraio 2012

Stop agli incentivi sul fotovoltaico

Stop agli incentivi sul fotovoltaico a terra: modestamente retroattiva la norma, ma le associazioni vogliono ricorrere

Con il decreto liberalizzazioni il governo Monti ha cancellato gli incentivi agli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole. La pubblicazione in Gazzetta del decreto ha scatenato le reazioni delle associazioni di categoria ANIE/GIFI, APER, ASSOSOLARE e ASSO ENERGIE FUTURE. Le associazioni contestano soprattutto il fatto che il decreto, modificato nella notte fra il 24 e il 25 gennaio, ha validità retroattiva. Infatti con il decreto Romani chi doveva costruire un impianto da più di un MW aveva tempo fino al marzo 2012. Ora coloro che ad oggi non avevano ancora ottemperato alla messa in opera di un progetto non otterranno i finanziamenti.

Contraria all’articolo anche Legambiente che dichiara: “Il governo ha fatto bene a intervenire sugli incentivi per il fotovoltaico a terra, perché il boom di progetti presentati al GSE rischia di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Non condividiamo però l’impianto dell’articolo, in primo luogo perché cancella il fotovoltaico a terra anche per le aziende agricole dove poteva rappresentare una integrazione del reddito, poi perché l’incentivo proposto per gli impianti sulle serre è troppo generoso e rischia di diventare un volano per le speculazioni”.

Enzo Cripezzi, LIPU Puglia, ha invece dichiarato a Gaianews.it che il provvedimento ha un lievissimo effetto retroattivo trattandosi solo di quei progetti che dovevano essere realizzati nei prossimi due mesi. Secondo Cripezzi sarebbe opportuno conoscere i dati per capire la reale entità della perdita.

Per Cripezzi il provvedimento è salvifico perchè disinnesca la miccia di uno sviluppo selvaggio del fotovoltaico che teneva conto solo di logiche di guadagno per le lobbies del settore che tenevano in scacco il fare politico.
Secondo Cripezzi dal 1995 al 2006 sono stati occupati 750,000 ettari di suolo con costruzioni, infrastrutture, cemento che non hanno nessun valore storico e che potrebbero essere utilizzati per costruire gli impianti.
Negli ultimi 3 anni, sono 25-30,000 gli ettari di suolo agricolo occupati dal fotovoltaico:secondo Cripezzi questo consumo del suolo incide molto negativamente sul prezzo delle derrate alimentari.

A regime avremo bisogno di 23.000MW di potenza entro il 2016 (il precedente traguardo degli 8.000 entro il 2020 è stato sostituito) che corrispondono a circa 50.000 ettari. Sta a noi decidere quali porzioni di territorio utilizzare.

La LIPU concorda con Legambiente circa il problema dei fotovoltaici su serra: poter installare pannelli fotovoltaici sulla metà dei tetti delle serre significa che si potrebbero costruire serre solo per gli incentivi, ma senza necessità di coltivarvi all’intervo, cosa che peraltro sarebbe difficile con una luce così scarsa.

Un’associazione di produttori, l’APER, sta valutando le eventuali azioni legali da perseguire contro il decreto. Pieto Pacchione ha dichiarato a Rinnovabili.it:
“Stiamo valutando se ci sono strade legali che possono essere perseguite immediatamente. C’è un circolo vizioso dove da una parte ci sono le banche che ovviamente si mettono in tutela e, dall’altra, ci sono gli imprenditori bloccati perché non ricevono più soldi dalle banche per finire l’impianto. I tempi sono strettissimi per recuperare questo errore e comunque si tratta di una situazione che porta a perdere gli incentivi.”

Cripezzi invece sostiene che ora ci sia il rischio che società produttrici invitino i comuni a cambiare la destinazione d’uso dei propri terreni per continuare a costruire impianti fotovoltaici. Per Cripezzi è anche una questione di giustizia sociale: il terreno di un agricoltore che sceglie di non costruire sulla sua proprietà impianti fotovoltaici, sviupperà necessariamente uno scarso valore. Perchè allora non tassare gli impianti fotovoltaici per sostenere i servizi ecosistemici tanto importanti per la nostra società e che trovano spazio in quei terreni che ancora restano liberi da impianti?

Secondo il Ministro dell’Ambiente Clini, intanto, gli incentivi al fotovoltaico sono troppo generosi e devono essere calmierati sui costi.

FONTE: http://gaianews.it/ 30 gennaio 2012

giovedì 26 gennaio 2012

Geo & Geo: va in onda l'eolico al caramello

Giovedì 26 gennaio ho assistito a una puntata di Geo & Geo che è poco definire scandalosa. Il tema: l'eolico con intervista al Sig. Togni, Presidente dell'ANEV.

In pratica è come se si fosse voluto accertare la bontà della cucina di un ristorante.... intervistando il cuoco! Mi ha colpito, negativamente, l'assoluta 'prostrazione giuliva' della conduttrice, la Signora Sagramola, nei confronti del nuovo Mosè dell'energia rinnovabile: il Sig. Togni (nipote di tanto democristiano nonno!..... eh...eh.... Darwin aveva proprio ragione!.....).

La conduttrice ha dichiarato, sempre con fare giulivo, che la vista dei "Parchi eolici" le dà gioia, sì insomma li vede belli.....

Intanto Togni con fare serio e professionale (!) esibiva l'accordo con Greenpeace e Legambiente in merito alle linee guida sul come installare i cosiddetti "Parchi eolici" evitando di ferire l'ambiente e il paesaggio. Credetemi, un pezzo da libro Cuore.

L'aspetto grave è stata l'omissione da parte della conduttrice delle problematiche relative all'impatto dell'eolico nell'ambiente, come la distruzione e perdita dell'habitat, l'incidenza sulla mortalità di specie di uccelli non solo migratrici (aquile, avvoltoi, nibbi ecc....), il guasto irreversibile allo skyline. Solo una battutina finale, sempre con fare giulivo (si vede proprio che non ne può fare a meno....) sul pericolo degli uccelli migratori (sic....e gli altri non migratori?). Pronta la risposta di Mosè Togni: mai faremo impianti sulle rotte migratrici:a questo punto applausi a non finire e sipario che scende su questa brutta farsa di RAI 3.

Se questa è informazione io sono una quaglia...

Scriverò alla Signora Sagramola come Segretario di Altura ricordandole un pò di cose e informandola su aspetti importanti che sembra ignorare.



Fabio Borlenghi


domenica 15 gennaio 2012

Progetto di eolico sui Monti Sibillini

L’Associazione Sibilla Appenninica, insieme ad altre Associazioni e Comitati, ha promosso un’azione di deciso contrasto contro un progetto di impianto cosiddetto "minieolico", riguardante una zona dei Monti Sibillini di forte pregio naturalistico.

ALTURA condivide il comunicato diffuso dall'Associazione Sibilla Appenninica e dà il proprio appoggio totale alle iniziative di contrasto alle centrali eoliche nel Parco nazionale dei Monti Sibillini e nelle zone circostanti

Ecco a seguire il comunicato della stessa associazione
(www.sibillaappenninica.it):


"NO ALL'EOLICO NEL PARCO DEI SIBILLINI: LE ASSOCIAZIONI E I COMITATI
DIFENDONO IL DIRETTORE

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un duro attacco da parte dei sindaci dei Comuni dell’Alto Nera (Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera) nei confronti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del suo Direttore Franco Perco. Lo scontro si è incentrato sul parere negativo del Parco per “il progetto di realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte eolica”. I progetti, definiti “minieolico”, prevedono l’installazione di tre torri, di altezza complessiva che va dai 33 ai 40 metri, cioè come palazzi di oltre 10 piani, sul monte Spina di Gualdo, a oltre 1300 m di quota. Il progetto interessa quindi un’area di eccezionale valore paesaggistico e ambientale, situata nel cuore del Parco e sottoposta ai massimi livelli di tutela: zona 1, dove sono prevalenti gli interessi di conservazione ambientale, e zona B del piano per il Parco, “di riserva generale orientata, dove è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio, effettuare movimenti di terreno o
trasformazione dell’uso del suolo.
Comprendiamo le difficoltà economiche dei piccoli comuni montani, ma lascia quantomeno perplessi che si spenda denaro pubblico nello studio di progetti che andrebbero a deturpare proprio le principali risorse del territorio, cioè quelle ambientali, e che contrastano palesemente con le vigenti norme di tutela dei parchi e, in particolare, con la legge n. 394/1991 che vieta le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati.
Riteniamo pertanto che il diniego dell’ente parco sia stato un atto doveroso ed esprimiamo piena solidarietà al Direttore Franco Perco, ingiustamente attaccato dai tre sindaci. Confidiamo che gli stessi sindaci rinuncino a tali progetti, non solo in uno spirito di legalità e rispetto delle altre istituzioni, ma anche nella consapevolezza che le principali potenzialità di sviluppo di questi territori si fonda proprio sulla tutela del paesaggio e della natura, come dimostrano i molti turisti che ogni anno visitano questi luoghi contribuendo a tener viva l’economia locale.

Sottoscrivono:
WWF Marche
Associazione Guide Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi
Comitato Ariacheta
Comitato per la difesa del paesaggio dell'Alta Valsillaro
Comitato Monte Faggiola
Comitato cittadino Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi
Comitato Don Chisciotte Terni
Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza."



Marina Cianconi
-
-
-

venerdì 6 gennaio 2012

L'Aquila regina del Parco

Uno dei maggiori successi conservazionistici della fauna in Appennino

Sabato 7 gennaio, alle ore 17.30, alla Gabellina, storica dogana-osteria di Collagna (Reggio Emilia) recentemente ristrutturata, verranno presentati il filmato "l'Aquila reale nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano" e il libro che porta lo stesso titolo.

Interverranno alla presentazione Paolo Bargiacchi, sindaco di Collagna e Willy Reggioni, tecnico settore conservazione della natura Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano.

«L'Aquila reale – spiega Reggioni - è sicuramente uno dei rapaci più maestosi al mondo. Erroneamente individuato come simbolo di forza e di potenza, è in realtà un animale la cui sopravvivenza è spesso messa a repentaglio da inadeguati comportamenti assunti dell'uomo e da una gestione del territorio complessivamente irrispettosa dei delicati equilibrio ambientali.

Fortunatamente, almeno in questa porzione di Appennino Tosco Emiliano, l'atteggiamento delle persone nei confronti degli elementi e delle risorse naturali è complessivamente cambiato e l'Aquila è tornata a occupare con continuità il territorio del Parco. Da un punto di vista ecologico è sicuramente uno dei maggiori successi conservazionistico che abbiamo potuto osservare in questi ultimi anni. L'Aquila non mette radici in un territorio se non si sente al sicuro e se non ha cibo in abbondanza. Attualmente sono cinque le coppie che nidificano nell'area del Parco».

L'attività di monitoraggio dell'Aquila reale nel territorio del Parco Nazionale è stata affidata alla LIPU di Parma che con proprio personale ha condotto, in questi ultimi anni, anche strategiche attività d'informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica nonché formazione al personale afferente al Parco. Alle attività di monitoraggio hanno, infatti, partecipato anche agenti del Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Corpo Forestale dello Stato ai quali è rivolto un particolare ringraziamento.

Il libro e il video documentario sono stati realizzati da Marco Gustin, responsabile scientifico del progetto Lipu – Bridlife Italia, in collaborazione con il gruppo di monitoraggio composto da Marco Perdelli, Stefano Schiassi e Michele Mendi, mentre i contributi filmati sono stati curati da Marco Andreini. Queste opere non rappresentano solamente piacevoli raccolte d'immagini di Aquila reale e di ambienti del Parco Nazionale nelle quattro stagioni dell'anno, ma costituiscono anche una prima e importante sintesi tecnica del lavoro di monitoraggio della presenza della specie nel Parco, realizzato negli ultimi dieci anni dal "gruppo di monitoraggio Aquila reale Appennino settentrionale".
Il progetto, che ha permesso di realizzare anche una mostra fotografica itinerante dedicata alla specie, è stato finanziato al Parco Nazionale con propri fondi dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed è stato condotto a termine in strettissima collaborazione con la LIPU di Parma.

(Sassalbo, 05 Gen 12)

Fonte: http://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=15854

venerdì 23 dicembre 2011

Energie alternative: le associazioni scrivono ai ministri

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma, 16 dicembre 2011

Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 - 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione. Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
- Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a carico dei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: è opportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.
- nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi rappresentano un enorme fiume di denaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle multinazionali.
- l’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana, e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
- l’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili ad una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese di innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.
- La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative ad impianti eolici in tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà di intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.
- La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.
- In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.

Il presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di "momento di straordinaria difficoltà" ed ha affermato che "siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione". Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quello spagnolo di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l'adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l'installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede ad un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione, assunta quest'anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità di installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a una oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: "Dobbiamo affrontare la tematica ... tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall'altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio." e "... nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull'eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell'elettricità con l'eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare anche in questo caso la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio."
Sono tutte affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell'atteso provvedimento.
Ribadiamo che non siamo contrari alle energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, “bene comune” che rinnovabile non è; in particolare riteniamo necessario che:
- Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.
- Nel frattempo si proceda ad una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso ottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di "rischi di collasso" per il sistema elettrico e della necessità di evitare "una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano".
- Sia ridotta la soglia dei certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che il valore di riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro a MWh) e i coefficienti…. possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico…”.
- La installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all'Unione (8.000 MW, siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio), vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l'eolico.
- Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico. Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poichè tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla di impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
- Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.
- Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra.


Altura il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio il Presidente Carlo Ripa Di Meana,
Comitato per la Bellezza il Presidente Vittorio Emiliani,
Italia Nostra la Presidente Alessandra Mottola Molfino,
LIPU il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness il Presidente Carlo Alberto Pinelli,
Movimento Azzurro il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società) il Presidente Sen. Guido Pollice


Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento

Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna (ASOER)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS - Minucciano LU)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia
Tedalda AR)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Monte dei Cucchi - La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
Comitato Bruscoli - La Faggeta (Firenzuola FI)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell'Appennino pistoiese
Comitato Passo delle Pianazze - Case Ini (Farini PC - Bardi PR)

Maremma
Comitato GEO - Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)

Alpi liguri:
Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
Associazione Cuneobirding

Marche:
Comitato No Megaeolico (PU)
Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
Associazione Sibilla Appenninica

Molise:
Comitato pro-tempore La rete contro l'eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e
associazioni molisane)

Tuscia:
Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l'Ambiente - Terra e Natura

Basilicata:
Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
Città plurale Matera

domenica 18 dicembre 2011

Eolico alle porte della città dei Sassi

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale?

[Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]

giovedì 15 dicembre 2011

CITES: OPERAZIONE "BONELLI". LA FORESTALE E L'UNIVERSITÀ DI PALERMO LIBERANO IN NATURA UNA RARA AQUILA DEL BONELLI

"TURI", un maschio della rarissima specie di cui sono censite in Italia meno di 20 coppie, è stato restituito alla natura dopo essere stato trafugato da un nido siciliano per essere avviato al mercato nero

É stato liberato, in una zona segreta dell'entroterra siciliano, un rarissimo esemplare di Aquila del Bonelli sequestrato lo scorso anno durante un'importante operazione svolta su tutto il territorio nazionale. L'evento di straordinaria rarità è stato reso possibile grazie al Corpo forestale dello Stato e al coordinamento scientifico dell'Università di Palermo - Sezione di Biologia Animale e Antropologia Biologica.
Il rarissimo esemplare liberato era stato sequestrato lo scorso anno durante un'importante operazione svolta su tutto il territorio nazionale in collaborazione con il WWF Italia e gli esperti del suo Ufficio TRAFFIC.
L'esemplare era stato depredato da pulcino (pullus) in un nido di Campobello di Licata (AG) da soggetti legati ad una organizzazione di bracconieri e falconieri dediti al traffico illegale di rapaci.
L'attività di depredazione dei nidi è una delle forme di bracconaggio (effettuata arrampicandosi con corde e ramponi da alpinismo) che, unitamente al deterioramento degli habitat naturali, costituisce una delle principali cause della rarefazione di specie animali ormai sull'orlo dell'estinzione come l'Aquila del Bonelli.
L'esemplare, nonostante avesse subito un parziale imprinting (addomesticamento dall'uomo) è stato riadattato alla vita selvatica e ha riacquisito l'autonomia predatoria grazie all'azione degli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico (VT) e dell'associazione ORNIS Italica e, una volta munito di ricetrasmittente, è stato liberato in un'area segreta, per impedire che potesse essere recuperato dai bracconieri.
"TURI", così è stata chiamata l'aquila, è stato già osservato predare autonomamente nei primi giorni della liberazione e acquistare quota trovando riparo su una cengia rocciosa a circa 300 m s.l.m..
L'aquila ha subito sfruttato le correnti termiche favorevoli per eseguire spettacolari voli che le hanno permesso di perlustrare, per la prima volta nella sua vita, l'ambiente selvatico dove dovrà imparare, in fretta, a difendersi da competitori naturali come corvi, falchi e aquile reali.
Comunque, l'esemplare resta monitorato nei suoi spostamenti da volontari coordinati dall'equipe del Prof. Sarà, biologo e ornitologo dell'Università degli Studi di Palermo e dallo staff guidato dal Dr. Giovanni Giardina del Centro recupero regionale rapaci di Ficuzza (PA).
Si tratta del primo caso di rilascio in natura in Italia di un esemplare di una specie così rara, recuperato e riabilitato dopo l'imprinting da parte dell'uomo. Tutta la complessa e lunga operazione, unica nel suo genere, servirà anche a sperimentare ed ottimizzare un protocollo innovativo per le reintroduzioni in natura di fauna selvatica, soprattutto uccelli.
L'operazione è stata resa possibile anche grazie al sostegno del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, quale autorità principale per l'attuazione della CITES in Italia
L'Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus) è una specie inclusa nell'Appendice II della Convenzione internazionale sul commercio delle specie in via d'estinzione (CITES) e nell'Allegato A al Regolamento comunitario 338/97 che da attuazione alla CITES in ambito europeo.
Per questo è generalmente vietato il commercio di questi esemplari e la loro detenzione in assenza di specifica certificazione CITES. La specie è, inoltre, considerata super protetta dalla normativa sul prelievo venatorio.
Le imputazioni per i criminali ambientali coinvolti nelle indagini sono diverse: dalle sanzioni previste dalla legge relativa alle violazioni della CITES in Italia, a quelle previste dalla legge sul prelievo venatorio, per aver prelevato e detenuto specie protette e non cacciabili, nonché per avere recato disturbo ai siti di nidificazione e alle coppie di rapaci intente nella fase riproduttiva, di difesa e di svezzamento della prole.
Il commercio illegale di specie protette, ancora fiorente e fonte di cospicui guadagni illeciti (una coppia di aquile del Bonelli può fruttare sino a 20.000 euro), è fortemente deleterio per la conservazione della biodiversità della nostra penisola, in particolare quella di un'isola così ricca di endemismi (specie esistenti solo in determinate aree di distribuzione) qual è la Sicilia.
Va evidenziato che in Sicilia non esistono più di una quindicina di nidi di Aquila del Bonelli che, nonostante le attività di contrasto sviluppate dai forestali e la preziosa opera dei volontari (WWF, LIPU, ecc.), ogni anno vengono "presi d'assalto" dai trafficanti.
E' la prima volta, nel nostro Paese, che l'intelligence sul traffico illecito di specie tutelate porta a ricostruire il giro del traffico illecito di rapaci, a partire dai nidi oggetto dell'illecito prelievo in natura sino ai ricettatori finali, permettendo, quindi, di recuperare dei soggetti razziati per la loro successiva reintroduzione in natura.
L'esecuzione dell'Operazione Bonelli, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, e avviata grazie alla collaborazione dell'Ufficio TRAFFIC del WWF Italia che ha fornito il fondamentale supporto informativo, ha portato al sequestro complessivo di oltre 50 rapaci protetti tra cui gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani) e costituisce una testimonianza del concreto e diretto impegno del Corpo forestale dello Stato a tutela della biodiversità del nostro Paese.

Fonte: http://www3.corpoforestale.it 15 dicembre 2011