AMBIENTE, CAMPANIA: DUE CENTRALI EOLICHE MINACCIANO LA RARA CICOGNA NERA E ALTRE IMPORTANTI SPECIE.
LIPU: “NOSTRI APPELLI INASCOLTATI, SI TUTELI NATURA E PAESAGGIO”
Autorizzati impianti da 10 megawatt e da 38 megawatt.
Appello LIPU alla nuova Giunta campana e alla Commissione Ambiente Regionale
Una rara coppia di cicogna nera, una delle dieci presenti a livello nazionale, e altre numerose specie di rapaci, tra cui nibbio reale e bruno, biancone e lanario, tutte superprotette da leggi nazionali e direttive comunitarie, potrebbero essere minacciate da due impianti eolici di grande taglia autorizzati dalla Regione Campania in Irpinia, un territorio già da anni massicciamente colonizzato da insediamenti di questo tipo.
La denuncia è della LIPU-BirdLife Italia: gli impianti sono quelli di Agro di Aquilonia, dove l’Ivpc10 Srl costruirà una centrale da 10 megawatt, e a Monteverde, dove Genco Srl realizzerà una centrale di 38 megawatt. Sezioni della LIPU Campana, Pugliese e Lucana sono infatti impegnate per scongiurare un grave degrado territoriale fra le tre regioni.
“Si tratta – dichiara la LIPU - di aree ancora integre nelle quali, vista la presenza di specie selvatiche di grande importanza e rarità, non dovrebbero sorgere impianti simili a quelli proposti. Non capiamo dunque perché queste autorizzazioni siano state concesse”.
Nel luglio 2009 la LIPU in una nota urgente a vari uffici della Regione Campania, all’Arpa Campania, alla Provincia di Avellino e al Ministero dell’Ambiente, chiedeva di intervenire per fronteggiare la proliferazione di pale eoliche. Tale rischio era annunciato dalla presenza, osservata dalla LIPU, di strumenti per studiare la direzione e l’intensità del vento (anemometri) a brevissima distanza dal sito di nidificazione della cicogna nera.
Un’altra nota inviata dalla LIPU lo scorso 1° giugno non ha ottenuto, come la prima, alcuna risposta.
“Ci appelliamo alla nuova giunta regionale e alla Commissione Ambiente del Consiglio regionale – prosegue la LIPU – affinché si intervenga in modo deciso per tutelare uno dei territori strategici per la biodiversità e area di grande interesse paesaggistico.
“Chiediamo inoltre – prosegue l’associazione - che vengano adottate con urgenza le nuove linee guida regionali sulle rinnovabili, in attuazione a quelle nazionali appena emanate, per tamponare le conseguenze dello sviluppo di un settore che non è governato e che sta compromettendo paesaggio e ambiente in modo irreversibile”.
5 novembre 2010
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA 0521.273043
sabato 6 novembre 2010
lunedì 1 novembre 2010
THE EU TORPEDOES THE CONVENTION ON BIOLOGICAL DIVERSITY

On October 29th in Japan, EU countries committed themselves with other members of the international convention to give protection status to 17% of the land on the planet. The purpose of this Nagoya summit was to protect biodiversity in a context of rapid human expansion, unsustainable exploitation of natural habitats, and the resulting regression of plant and wildlife leading to the extinction of a great many species.
The success of the summit has been applauded, as it should be, but in a less publicized document released practically at the same time* the EU reaffirms that its own protected areas will not be off limits to industrial development, and in particular to windfarms.
* EU guidance document on Windfarms in Natura 2000 areas – October 2010
Conservationists worldwide are disappointed, to say the least, by this double talk from the European Union.
Save The Eagles International (STEI) have warned the European Commission about the deleterious effects of wind turbines on bird and bat populations. In a recent release, the conservation organization provided evidence that a biased environmental assessment had condemned the endangered Tasmanian Wedge-Tailed Eagle to extinction through mortality by collision with wind turbines. STEI president, Mark Duchamp, stressed the fact that, depending on wind speed, the turbine blades travel at 150-300 kph at the tip, and that raptors, like bats, are attracted to windfarms. This has been demonstrated time and again, he said, by Dr Shawn Smallwood in his extensive studies on the matter.
Duchamp regrets that the EU has turned a deaf ear to their whistle blowing, ignoring scientific documents and bird kill statistics submitted as evidence. Likewise, he notes that bird societies have failed to publish this crucial information on their websites, conflicting as it does with their policy of advocacy and activism in favor of the wind industry.
Building windfarms in the EU’s “Natura 2000” network of nature reserves is not much different from Tanzania´s current plan to build a highway across the Serengeti National Park, he adds, and can only regret that the European Commission doesn’t know better.
STEI predict that, with such a gaping hole under the flotation line, the conservation of European biodiversity will be short-lived. As for the credibility of the EU’s green leadership, they regret to see it sink to new lows.
It is hardly responsible, says Duchamp, to sacrifice biodiversity to the impossible promise of running the EU´s economy on unreliable energy, costing (including backup and new transmission lines) three to five times more than conventional methods.
He concludes: absurdity is creating nature reserves and opening their gates to industrial development.
Fonte: http://www.iberica2000.org/Es/Articulo.asp?Id=4496
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mercoledì 27 ottobre 2010
Il traffico degli uccelli rapaci in Europa
Intervista al dott. Marco Fiori, Dirigente del Servizio Cites Nazionale del Corpo Forestale dello Stato.
di redazione | 26 ottobre 2010
GEAPRESS – Chi si ricorda che il 2010 è l’anno internazionale della Biodiversità? La ricchezza biologica del nostro pianeta dovrebbe essere preservata e tutelata. Eppure basta una piccola modifica ad una legge per avviare la catastrofe. Dal 1992, infatti, la falconeria come mezzo di caccia è divenuta legale. Prima di allora alcune regioni del sud Italia erano preda solo di bracconieri stranieri, soprattutto tedeschi. Un fenomeno, per quanto grave, comunque circoscritto ad una sorta di filiera della totale illegalità. Si iniziava dai nidi da depredare in Sicilia come in Calabria, si continuava in un centro di falconeria in Baviera, per finire sul braccio di un falconiere arabo. Ma dal 1992 le cose cambiarono. Nella “filiera” dell’illecito si sono innestati percossi di legalità che sono subito diventati luoghi di riciclaggio. Da allora si sono iniziati a specializzare bracconieri locali, ovvero predoni mercenari al servizio di chi, in nord Italia come in centro Europa, si arricchisce sul traffico degli uccelli rapaci.
Nascono dei centri finalizzati al riciclaggio che iniziano così a godere di privilegiati punti di appoggio locali. Buoni conoscitori dei luoghi che armati di corde da alpinista raggiungo velocemente il nido su una parete rocciosa, e prelevano i nidiacei. Può allora succedere che se la Forestale prova a controllare, ad esempio, un allevamento siciliano come austriaco vengano mostrati certificati di copertura attestanti la nascita in cattività dei rapaci.
Può darsi, però, che siano stati presi nei nidi siciliani, inviati poi in Austria e da lì fatti rientrare con certificazione Cites spagnola rilasciata, all’origine, per un rapace ormai morto da tempo. In Italia, poi, vi sono altri centri intermedi collocati all’interno di zoo e parchi faunistici, magari tra quelli che si servono, come tutti, della pubblicità della difesa della biodiversità. La destinazione dei rapaci riciclati? Anche parchi faunistici-zoo e soprattutto spettacoli di falconeria specializzati in rivisitazioni medioevali. Di quelli che le amministrazioni comunali o provinciali pagano in occasione di feste locali.
Fantascienza? Niente affatto. GeaPress ha intervistato il Dirigente del Servizio Cites Centrale dell’Ispettorato del Corpo Forestale dello Stato. Questa estate, sotto la direzione del dott. Marco Fiori (nella foto), il Corpo Forestale dello Stato ha messo a segno un duro colpo all’organizzazione che, ramificata in più paesi, sta portando a termine l’estinzione di numerose specie di uccelli rapaci. Quelli che rischiano di più: Capovaccaio e Aquila del Bonelli. Quest’ultima ha la sua roccaforte in Sicilia. Stimata in circa 15 coppie, in due anni ha subìto la depredazione di non meno di sette-otto pulcini. Per capire la gravità della cosa basti pensare che l’Aquila del Bonelli depone al massimo due uova, ed i giovani, come molti rapaci, vanno già naturalmente incontro ad una mortalità molto elevata. Un po’ come spingere un suicida sull’orlo del baratro.
GEAPRESS – dott. Fiori, il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto un mercato di uccelli rapaci a dir poco preoccupante. Una strana catena che presenta utili trampolini di riciclaggio. Iniziamo dagli anelli più bassi.
Dott. Fiori – Sono senz’altro i basisti. In Sicilia sono loro a prelevare le nidiate.
GEAPRESS – E poi?
Dott. Fiori – E poi ci sono i centri di smistamento, localizzati in Germania ma anche in Italia. Fanno a loro capo i documenti che faranno entrare nel mercato legale gli animali in realtà prelevati dai nidi.
GEAPRESS – Da dove provengono i documenti per il riciclaggio?
Dott. Fiori – Possiamo con certezza dire che li abbiamo scoperti di provenienza spagnola e belga. Si trattava di animali morti ma il documento continuava a servire …
GEAPRESS – …. per altri animali, ma vivi?
Dott. FIORI – Infatti. In alcuni paesi si sta riuscendo a venire a capo dei punti deboli. E’ difficile pensare che questi documenti possano circolare così liberamente.
GEAPRESS – Cosa vuole dire?
Dott. Fiori – In Germania sembra che vi sia qualche cosa che non va nei passaggi tra le Autorità dei Länder e quelle centrali.
GEAPRESS – E’ possibile che il documento Cites di copertura possa essere acquistato?
Dott. Fiori – Certo, chi è nell’ambiente illegale sa evidentemente come fare. I prezzi variano da mille a duemila euro. Per gli animali, invece, si parte da tre-quattromila euro fino ad arrivare a 15.000 euro per una Bonelli ed anche oltre. Di fatto si è costituita in questi anni una vera e propria rete transnazionale, ma anche noi ci siamo organizzati per sconfiggerla.
GEAPRESS – Come?
Dott. Fiori – Non tutto si può dire ma le Autorità Cites sparse nei paesi europei hanno avuto dei proficui incontri, anzi …
GEAPRESS – Anzi …..
Dott. Fiori – Le polizie competenti, tra le quali per l’Italia la Sezione che dirigo, ormai collaborano. Abbiamo da tempo una fattiva collaborazione. In un incontro non più recente avvenuto a Tarvisio si sono gettate la basi. Una prima grande operazione che abbiamo portato a termine proprio sul traffico di rapaci, ha riguardato pure uova di Condor più duecentocinquanta animali vivi. Il trafficante era un austriaco ma gli animali provenivano da Turchia e Grecia passando per l’Italia. La rete scoperta è enorme.
GEAPRESS – Un austriaco?
Dott. Fiori – L’Austria è risultata essere un paese strategico per questi traffici, ma è coinvolta la Germania, l’Olanda, il Belgio, la Spagna, il Regno Unito. Pensi che il Belgio ha molto a che fare con l’Aquila del Bonelli trafugata a Butera, in provincia di Caltanissetta. In Spagna sono state sequestrate, le parlo di questa estate .., otto Aquile del Bonelli. Si tratta di dati allarmanti.
GEAPRESS – Ed i centri italiani compiacenti? Erano parchi faunistici, ovvero zoo.
Dott. Fiori – Avevano sicuramente documentazione falsa. Bisogna vedere se ne erano a conoscenza.
GEAPRESS – Ma, avete sequestrato animali, magari se vi sono indagini in corso…
Dott. Fiori – Le perquisizioni domiciliari hanno riguardato le provincie di Pavia, Milano, Reggio Emilia, Catania e Ragusa. Anche il Friuli è coinvolto. Si, si sono operati dei sequestri anche di Capovaccai. Alcuni animali, poi, non sono recenti, intendo dire degli ultimi mesi. Noi continuiamo a lavorare. La LIPU ed il WWF fanno un lavoro di monitoraggio importantissimo. Vi sono pure filmati che ritraggono i bracconieri al nido …
GEAPRESS – Mi sembra di capire che in Sicilia si preleva ….
Dott. Fiori – Per la Sicilia abbiamo avuto i riscontri più importanti, ma le indagini riguardano anche la Calabria, la Puglia e la Campania. In tutto sono indagate 18 persone, ma vedremo gli sviluppi. Sull’Aquila del Bonelli, ad esempio, i conti non tornano, forse i destinatari erano ancor di più. Di sicuro nei luoghi vi erano continui movimenti di personaggi sospetti.
GEAPRESS – Quali specie sono interessate?
Dott. Fiori – Aquila del Bonelli, ma anche Aquila reale, poi Falchi pellegrini, Lanari, Gheppi, Grillai. La richiesta è molto elevata. Ormai vi sono delle vere specializzazioni individuali.
GEAPRESS – Rischi di estinzione?
Dott. Fiori – Capovaccaio e Aquila del Bonelli soprattutto.
Fino a pochi giorni addietro il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) ha rinvenuto nella casa palermitana di un probabile prestanome, numerosi uccelli rapaci. Di questa estate, invece, la maxi operazione (vedi articolo GeaPress) dove 47 uccelli rapaci sono stati sequestrati in tutta Italia, mentre altre operazioni, sempre nel recente passato, sono state portate a termini così come evidenziato nella intervista al dott. Fiori. Le pene per i trasgressori variano da tre mesi ad un anno ed ammenda compresa fra sette e settantacinquemila euro. I reati sono il commercio illegale di specie protette, falso e ricettazione.
Fonte: http://www.geapress.org/caccia/il-traffico-degli-uccelli-rapaci-in-europa/7589
di redazione | 26 ottobre 2010
GEAPRESS – Chi si ricorda che il 2010 è l’anno internazionale della Biodiversità? La ricchezza biologica del nostro pianeta dovrebbe essere preservata e tutelata. Eppure basta una piccola modifica ad una legge per avviare la catastrofe. Dal 1992, infatti, la falconeria come mezzo di caccia è divenuta legale. Prima di allora alcune regioni del sud Italia erano preda solo di bracconieri stranieri, soprattutto tedeschi. Un fenomeno, per quanto grave, comunque circoscritto ad una sorta di filiera della totale illegalità. Si iniziava dai nidi da depredare in Sicilia come in Calabria, si continuava in un centro di falconeria in Baviera, per finire sul braccio di un falconiere arabo. Ma dal 1992 le cose cambiarono. Nella “filiera” dell’illecito si sono innestati percossi di legalità che sono subito diventati luoghi di riciclaggio. Da allora si sono iniziati a specializzare bracconieri locali, ovvero predoni mercenari al servizio di chi, in nord Italia come in centro Europa, si arricchisce sul traffico degli uccelli rapaci.
Nascono dei centri finalizzati al riciclaggio che iniziano così a godere di privilegiati punti di appoggio locali. Buoni conoscitori dei luoghi che armati di corde da alpinista raggiungo velocemente il nido su una parete rocciosa, e prelevano i nidiacei. Può allora succedere che se la Forestale prova a controllare, ad esempio, un allevamento siciliano come austriaco vengano mostrati certificati di copertura attestanti la nascita in cattività dei rapaci.
Può darsi, però, che siano stati presi nei nidi siciliani, inviati poi in Austria e da lì fatti rientrare con certificazione Cites spagnola rilasciata, all’origine, per un rapace ormai morto da tempo. In Italia, poi, vi sono altri centri intermedi collocati all’interno di zoo e parchi faunistici, magari tra quelli che si servono, come tutti, della pubblicità della difesa della biodiversità. La destinazione dei rapaci riciclati? Anche parchi faunistici-zoo e soprattutto spettacoli di falconeria specializzati in rivisitazioni medioevali. Di quelli che le amministrazioni comunali o provinciali pagano in occasione di feste locali.
Fantascienza? Niente affatto. GeaPress ha intervistato il Dirigente del Servizio Cites Centrale dell’Ispettorato del Corpo Forestale dello Stato. Questa estate, sotto la direzione del dott. Marco Fiori (nella foto), il Corpo Forestale dello Stato ha messo a segno un duro colpo all’organizzazione che, ramificata in più paesi, sta portando a termine l’estinzione di numerose specie di uccelli rapaci. Quelli che rischiano di più: Capovaccaio e Aquila del Bonelli. Quest’ultima ha la sua roccaforte in Sicilia. Stimata in circa 15 coppie, in due anni ha subìto la depredazione di non meno di sette-otto pulcini. Per capire la gravità della cosa basti pensare che l’Aquila del Bonelli depone al massimo due uova, ed i giovani, come molti rapaci, vanno già naturalmente incontro ad una mortalità molto elevata. Un po’ come spingere un suicida sull’orlo del baratro.
GEAPRESS – dott. Fiori, il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto un mercato di uccelli rapaci a dir poco preoccupante. Una strana catena che presenta utili trampolini di riciclaggio. Iniziamo dagli anelli più bassi.
Dott. Fiori – Sono senz’altro i basisti. In Sicilia sono loro a prelevare le nidiate.
GEAPRESS – E poi?
Dott. Fiori – E poi ci sono i centri di smistamento, localizzati in Germania ma anche in Italia. Fanno a loro capo i documenti che faranno entrare nel mercato legale gli animali in realtà prelevati dai nidi.
GEAPRESS – Da dove provengono i documenti per il riciclaggio?
Dott. Fiori – Possiamo con certezza dire che li abbiamo scoperti di provenienza spagnola e belga. Si trattava di animali morti ma il documento continuava a servire …
GEAPRESS – …. per altri animali, ma vivi?
Dott. FIORI – Infatti. In alcuni paesi si sta riuscendo a venire a capo dei punti deboli. E’ difficile pensare che questi documenti possano circolare così liberamente.
GEAPRESS – Cosa vuole dire?
Dott. Fiori – In Germania sembra che vi sia qualche cosa che non va nei passaggi tra le Autorità dei Länder e quelle centrali.
GEAPRESS – E’ possibile che il documento Cites di copertura possa essere acquistato?
Dott. Fiori – Certo, chi è nell’ambiente illegale sa evidentemente come fare. I prezzi variano da mille a duemila euro. Per gli animali, invece, si parte da tre-quattromila euro fino ad arrivare a 15.000 euro per una Bonelli ed anche oltre. Di fatto si è costituita in questi anni una vera e propria rete transnazionale, ma anche noi ci siamo organizzati per sconfiggerla.
GEAPRESS – Come?
Dott. Fiori – Non tutto si può dire ma le Autorità Cites sparse nei paesi europei hanno avuto dei proficui incontri, anzi …
GEAPRESS – Anzi …..
Dott. Fiori – Le polizie competenti, tra le quali per l’Italia la Sezione che dirigo, ormai collaborano. Abbiamo da tempo una fattiva collaborazione. In un incontro non più recente avvenuto a Tarvisio si sono gettate la basi. Una prima grande operazione che abbiamo portato a termine proprio sul traffico di rapaci, ha riguardato pure uova di Condor più duecentocinquanta animali vivi. Il trafficante era un austriaco ma gli animali provenivano da Turchia e Grecia passando per l’Italia. La rete scoperta è enorme.
GEAPRESS – Un austriaco?
Dott. Fiori – L’Austria è risultata essere un paese strategico per questi traffici, ma è coinvolta la Germania, l’Olanda, il Belgio, la Spagna, il Regno Unito. Pensi che il Belgio ha molto a che fare con l’Aquila del Bonelli trafugata a Butera, in provincia di Caltanissetta. In Spagna sono state sequestrate, le parlo di questa estate .., otto Aquile del Bonelli. Si tratta di dati allarmanti.
GEAPRESS – Ed i centri italiani compiacenti? Erano parchi faunistici, ovvero zoo.
Dott. Fiori – Avevano sicuramente documentazione falsa. Bisogna vedere se ne erano a conoscenza.
GEAPRESS – Ma, avete sequestrato animali, magari se vi sono indagini in corso…
Dott. Fiori – Le perquisizioni domiciliari hanno riguardato le provincie di Pavia, Milano, Reggio Emilia, Catania e Ragusa. Anche il Friuli è coinvolto. Si, si sono operati dei sequestri anche di Capovaccai. Alcuni animali, poi, non sono recenti, intendo dire degli ultimi mesi. Noi continuiamo a lavorare. La LIPU ed il WWF fanno un lavoro di monitoraggio importantissimo. Vi sono pure filmati che ritraggono i bracconieri al nido …
GEAPRESS – Mi sembra di capire che in Sicilia si preleva ….
Dott. Fiori – Per la Sicilia abbiamo avuto i riscontri più importanti, ma le indagini riguardano anche la Calabria, la Puglia e la Campania. In tutto sono indagate 18 persone, ma vedremo gli sviluppi. Sull’Aquila del Bonelli, ad esempio, i conti non tornano, forse i destinatari erano ancor di più. Di sicuro nei luoghi vi erano continui movimenti di personaggi sospetti.
GEAPRESS – Quali specie sono interessate?
Dott. Fiori – Aquila del Bonelli, ma anche Aquila reale, poi Falchi pellegrini, Lanari, Gheppi, Grillai. La richiesta è molto elevata. Ormai vi sono delle vere specializzazioni individuali.
GEAPRESS – Rischi di estinzione?
Dott. Fiori – Capovaccaio e Aquila del Bonelli soprattutto.
Fino a pochi giorni addietro il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) ha rinvenuto nella casa palermitana di un probabile prestanome, numerosi uccelli rapaci. Di questa estate, invece, la maxi operazione (vedi articolo GeaPress) dove 47 uccelli rapaci sono stati sequestrati in tutta Italia, mentre altre operazioni, sempre nel recente passato, sono state portate a termini così come evidenziato nella intervista al dott. Fiori. Le pene per i trasgressori variano da tre mesi ad un anno ed ammenda compresa fra sette e settantacinquemila euro. I reati sono il commercio illegale di specie protette, falso e ricettazione.
Fonte: http://www.geapress.org/caccia/il-traffico-degli-uccelli-rapaci-in-europa/7589
martedì 26 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
Pubblicazione: Rapaci delle Alpi Apuane

GUIDO PREMUDA, UBALDO RICCI, FABIO VIVIANI
"Rapaci delle Alpi Apuane"
Parco delle Alpi Apuane - Pacini Editore, Pisa
Il libro si inserisce nella collana delle guide del Parco delle Alpi Apuane.
Si rivolge sia ai semplici appassionati che desiderano scoprire le bellezze delle Alpi Apuane attraverso
i suoi magnifici uccelli rapaci, sia al bird-watcher che vorrebbe approfondire le proprie conoscenze,
come anche all’ornitologo esperto che richiede contenuti scientifici e dati completi e aggiornati.
Il testo è stato sottoposto alla revisione tecnica del Comitato Scientifico del Parco.
In un percorso ideale, il lettore è accompagnato dapprima attraverso gli ambienti delle Apuane,
poi alla scoperta dei rapaci stanziali, del fenomeno della migrazione e dei rapaci migratori, per poi affrontare
le tecniche di identificazione sul campo e addentrarsi nella conoscenza delle singole specie.
Infine, è portato alla scoperta delle Alpi Apuane attraverso itinerari dedicati ai rapaci,
dei quali si raccontano anche le storie e leggende popolari locali e si ricordano
le minacce e le tutele esistenti.
Presentazione del volume
sabato 30 ottobre alle ore 10.00
salone dell' Annunziata del Chiostro di Sant'Agostino
Pietrasanta (LU)
Per ulteriori informazioni:
http://www.sunbird.it/ornitos/RapaciApuane.htm
martedì 5 ottobre 2010
CONVEGNO “RAPACI : Minacce e azioni per la tutela
Venerdi 8 ottobre 2010
Sala Giunta
Comunità Montana Esino Frasassi
Fabriano (An)
ORE 9.00 Saluti Assessore Ambiente Regione Marche Sandro Donati
Presidente Parco Gola Rossa e di Frasassi Giuliani Fabrizio
Ore 9.30 Jacopo Angelini cts Parco Rossa Frasassi
“L’avvelenamento da piombo: fattore di pericolo sia per gli uccelli rapaci che per l’uomo”
Ore 9.50 15 Riccardo Santolini, Fabio Pruscini Università di Urbino :
"Esperienze e approcci metodologici alla mitigazione del rischio relativo alle linee elettriche
Ore 10.10 Perna Paolo zoologo Studio Helix:
“I Rapaci e la rete ecologica delle Marche”
Ore 10.30 Virgilio Tommasi Enel:
“Linee elettriche e rapaci : misure di mitigazione nelle Marche”
Coffe break
Ore 11.00 Massimiliano Scotti, Jacopo Angelini - Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi:
“Progetto: LIFE08 NAT/IT/000332 “Save the flyers”una opportunità di conservazione della biodiversità e di occupazione “
Ore 11.20 Valerio Ballerini - Cooperativa Efedra:
“Misure di gestione e conservazione delle praterie montane habitat 6210 nel parco gola della rossa e di frasassi: una opportunità di valorizzazione del ruolo degli allevatori nel parco.”
Ore 11.40 Stefano Allavena - Associazione Altura – Lipu Abruzzo:
“Le centrali eoliche: minaccia per gli uccelli rapaci ”
Ore 12.00 Laurent Sonet - Parco S. Bartolo:
“L’importanza dei monitoraggi nello studio della migrazione degli uccelli rapaci”
Ore 12.15 Tavola rotonda:
“La tutela dei rapaci e il mantenimento degli habitat di prateria montani”
Parteciperanno: regione marche assessorato ambiente, assessorato agricoltura, associazioni allevatori, cooperative forestali, associazioni ambientaliste”
Conclusioni finali : assessorato all’ambiente regione marche
Sala Giunta
Comunità Montana Esino Frasassi
Fabriano (An)
ORE 9.00 Saluti Assessore Ambiente Regione Marche Sandro Donati
Presidente Parco Gola Rossa e di Frasassi Giuliani Fabrizio
Ore 9.30 Jacopo Angelini cts Parco Rossa Frasassi
“L’avvelenamento da piombo: fattore di pericolo sia per gli uccelli rapaci che per l’uomo”
Ore 9.50 15 Riccardo Santolini, Fabio Pruscini Università di Urbino :
"Esperienze e approcci metodologici alla mitigazione del rischio relativo alle linee elettriche
Ore 10.10 Perna Paolo zoologo Studio Helix:
“I Rapaci e la rete ecologica delle Marche”
Ore 10.30 Virgilio Tommasi Enel:
“Linee elettriche e rapaci : misure di mitigazione nelle Marche”
Coffe break
Ore 11.00 Massimiliano Scotti, Jacopo Angelini - Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi:
“Progetto: LIFE08 NAT/IT/000332 “Save the flyers”una opportunità di conservazione della biodiversità e di occupazione “
Ore 11.20 Valerio Ballerini - Cooperativa Efedra:
“Misure di gestione e conservazione delle praterie montane habitat 6210 nel parco gola della rossa e di frasassi: una opportunità di valorizzazione del ruolo degli allevatori nel parco.”
Ore 11.40 Stefano Allavena - Associazione Altura – Lipu Abruzzo:
“Le centrali eoliche: minaccia per gli uccelli rapaci ”
Ore 12.00 Laurent Sonet - Parco S. Bartolo:
“L’importanza dei monitoraggi nello studio della migrazione degli uccelli rapaci”
Ore 12.15 Tavola rotonda:
“La tutela dei rapaci e il mantenimento degli habitat di prateria montani”
Parteciperanno: regione marche assessorato ambiente, assessorato agricoltura, associazioni allevatori, cooperative forestali, associazioni ambientaliste”
Conclusioni finali : assessorato all’ambiente regione marche
lunedì 20 settembre 2010
Rapaci oltre i confini - 1a Edizione estiva
Si è svolta con successo la giornata di monitoraggio e studio dei rapaci nel comprensorio Monte S. Rocco – M. Cava - M. Rotondo – Creste della Valle di Malito – Coppo Volpe – Colle Acetoni sui crinali al confine tra Lazio ed Abruzzo organizzata sabato 4 settembre scorso da ALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti) in collaborazione con la Riserva Naturale “Montagne della Duchessa” ed il GNR (Gruppo Naturalisti Rosciolo).
Una decina di ornitologi e naturalisti, in collaborazione con il personale Guardiaparco e Tecnico-naturalistico della Riserva Naturale “Montagne della Duchessa”, hanno percorso alcuni itinerari sui crinali in quota tra il confine settentrionale della Riserva (area di M. Cava) e le aree cacuminali del Comune di Tornimparte.
Sono stati effettuati diverse decine di avvistamenti tra cui spiccano quelli dell’astore (Accipiter gentilis), sparviere (Accipiter nisus), grifone (Gyps fulvus), corvo imperiale (Corvus corax), calandro (Anthus campestris), coturnice (Alectoris graeca) ed il raro piviere tortolino (Charadrius morinellus) piccolo trampoliere presente negli altopiani culminali abruzzesi che ricordano la tundra artica dove si riproduce.
La presenza dell’astore, della coturnice ed in particolare del piviere tortolino, oltre alla conferma di una costante frequentazione da parte del grifone, è la dimostrazione che questa è una rilevante area di wilderness di grande importanza conservazionistica e asse di collegamento tra le vaste aree protette del Sirente - Velino - Duchessa e le aree protette poste più a nord, quali i comprensori del M. Nuria e del Terminillo, il M. Giano ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Area sempre più incompatibile con i previsti impianti eolici annunciati dal Comune di Tornimparte sui crinali di Colle Acetoni e Coppo Volpe e da quelli limitrofi del Comune di Scoppito a Colle Chiappino e M. Calvo.
La giornata fa parte delle iniziative volte ad aumentare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità del nostro territorio nell’Anno Internazionale della Biodiversità (2010 International Year of Biodiversity) promosso dalle Nazioni Unite.
Appuntamento a marzo per la prossima giornata di “Rapaci oltre i confini”.
Dott. Daniele Valfrè - Responsabile ALTURA per l’Abruzzo.
Una decina di ornitologi e naturalisti, in collaborazione con il personale Guardiaparco e Tecnico-naturalistico della Riserva Naturale “Montagne della Duchessa”, hanno percorso alcuni itinerari sui crinali in quota tra il confine settentrionale della Riserva (area di M. Cava) e le aree cacuminali del Comune di Tornimparte.
Sono stati effettuati diverse decine di avvistamenti tra cui spiccano quelli dell’astore (Accipiter gentilis), sparviere (Accipiter nisus), grifone (Gyps fulvus), corvo imperiale (Corvus corax), calandro (Anthus campestris), coturnice (Alectoris graeca) ed il raro piviere tortolino (Charadrius morinellus) piccolo trampoliere presente negli altopiani culminali abruzzesi che ricordano la tundra artica dove si riproduce.
La presenza dell’astore, della coturnice ed in particolare del piviere tortolino, oltre alla conferma di una costante frequentazione da parte del grifone, è la dimostrazione che questa è una rilevante area di wilderness di grande importanza conservazionistica e asse di collegamento tra le vaste aree protette del Sirente - Velino - Duchessa e le aree protette poste più a nord, quali i comprensori del M. Nuria e del Terminillo, il M. Giano ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Area sempre più incompatibile con i previsti impianti eolici annunciati dal Comune di Tornimparte sui crinali di Colle Acetoni e Coppo Volpe e da quelli limitrofi del Comune di Scoppito a Colle Chiappino e M. Calvo.
La giornata fa parte delle iniziative volte ad aumentare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità del nostro territorio nell’Anno Internazionale della Biodiversità (2010 International Year of Biodiversity) promosso dalle Nazioni Unite.
Appuntamento a marzo per la prossima giornata di “Rapaci oltre i confini”.
Dott. Daniele Valfrè - Responsabile ALTURA per l’Abruzzo.
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