Nei giorni 7 8 e 9 dicembre scorsi si è svolta la prima sessione di censimento rivolta alla popolazione svernante di Nibbio reale in Italia, progetto coordinato dal CISO e giunto al suo secondo anno di svolgimento.
Il cattivo tempo ha caratterizzato tutti e tre i giorni deputati ai conteggi, influenzando così i risultati soprattutto in Italia centrale. Tuttavia il risultato ottenuto è piuttosto interessante, soprattutto in considerazione delle già citate pessime condizioni meteo.
Complessivamente sono stati censiti 1.483 - 1.524 Nibbi reali distribuiti in 9 regioni e in 28 dormitori complessivi.
Il dato più eclatante è quello della Basilicata con ben 1.102 individui in 16 dormitori, dei quali due con oltre 200 soggetti!
Notizie invece non molto incoraggianti provengono dalle due Isole maggiori, dove la popolazione di Nibbio reale sembra ridotta al lumicino.
Le forti nevicate in Abruzzo e Molise non hanno consentito di coprire in maniera adeguata i siti conosciuti per queste due regioni che, grazie all'impegno di molti volontari, saranno "recuperate" nei prossimi giorni. La seconda sessione di censimenti si terrà nel periodo 4-6 gennaio 2013, in occasione dello European Red Kite Census.
Alla conclusione dei rilievi di gennaio sarà prodotto un report scaricabile dal sito del CISO http://ciso-coi.it/
Egidio Fulco, coordinatore del Progetto ringrazia tutti i rilevatori che (in maniera TOTALMENTE volontaria) hanno sfidato il vento, la neve e il gelo per "dare i numeri" contando all'imbrunire questi magnifici rapaci.
venerdì 14 dicembre 2012
Tartarughe marine in Calabria: un successo nazionale
Salvatore Urso ci segnala un interessante video sulla riproduzione delle tartarughe marine in Calabria. Si tratta di un breve saggio delle attività di ricerca e conservazione svolte dal Dipartimento di Ecologia dell’Università della Calabria (Progetto TARTACare).
sabato 8 dicembre 2012
giovedì 6 dicembre 2012
Associazioni ambientaliste si oppongono alla Via Ferrata nel SIC-ZPS Dolomiti di Pietrapertosa in Basilicata
Alcune associazioni (Altura, Città Plurale Matera, Lanius, Lipu, Movimento Azzurro Murge materane e OLA (Organizzazione
Lucana Ambientalista) hanno inviato una lettera al Presidente della
Regione Basilicata Vito De Filippo, all’Assessore all’Ambiente Vilma
Mazzocco e al Direttore Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio
Donato Viggiano e per conoscenza al Presidente dell’Ente Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane
di Accettura per chiedere chiarimenti sul Progetto denominato "Via
ferrata Dolomiti lucane”.
Riportiamo la nota integrale.
Oggetto: Progetto via ferrata “Dolomiti Lucane”.
I fondi europei servono, come la tela di Penelope,
prima per tessere e poi disfare, basta cambiare l'angolo di osservazione o meglio, per essere più chiari,
servono a prelevare da più forni e
spesso gli interventi fanno a cazzotti tra di loro.
La vicenda, squallida in vero,
della “Via Ferrata” che si vorrebbe finanziare con fondi comunitari
nell'ambito del P.O. FESR 2007/2013 per 440 mila Euro ne è l'esempio classico. Già nel 2005 la Regione
Basilicata con la DGR n° 1608
escluse l'intervento in
quanto sussistevano dubbi circa l'eventuale impatto sull’equilibrio faunistico,
in particolare avifauna particolarmente protetta, della
zona. Significa, in poche parole,
che i progettisti restarono con la bocca asciutta ma il progetto era ormai pronto e bisognava riprovarci.
Lo si fa con i P.O. FESR
2007/2013 per l'importo che
abbiamo detto e malgrado vi siano
stati appositi studi di settore anche
questi finanziati dalla Comunità Europea nell’ ambito del Progetto Rete Natura
2000 costato, almeno, 2 milioni e 600 mila Euro.
Un progetto, Rete Natura 2000, che
quando nel 2009 venne annunziato, come al solito in pompa magna, dell'Assessore
all'Ambiente di turno permise di dire che l'Ambiente e la Natura andavano
tutelati e per fare questo si sarebbero messi in campo i migliori
professionisti e le solite università. E' da ritenere che venne fuori un lavoro
ben fatto tanto è che nel giugno
scorso il Presidente De Filippo, l'Assessore Mazzocco e tanta altra bella gente
si recarono in pellegrinaggio a Roma
per illustrare alla platea
il modo con il quale si era mossa la Basilicata e soffermarsi sulla
solita melina fatta di conservazione della biodiversità,
esigenza di garantire il
mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati
o rari a livello comunitario. In
quel contesto si affannarono anche
ad illustrare il modello metodologico innovativo avente caratteristiche come la multidisciplinarità,
competenza, complessità, pianificazione integrata e partecipazione: quante
belle parole! Abbiamo detto che i progettisti della “ Via Ferrata” non potevano
restare a bocca asciutta ed allora il discorso sull'intervento si riapre. Di
cosa si discute? Di impiantare un percorso turistico estremo che penetra
direttamente negli habitat riproduttivi, trofici e lungo i percorsi di sosta e
migrazione di un lungo elenco di
specie rare o in via di estinzione di uccelli, ovviamente protette, in una area
SIC-ZPS identificata a livello europeo come IT9210105 “Dolomiti di Pietrapertosa”-
Il nome del paese è già una referenza - tra le varie specie di volatili vi è
anche la Cicogna nera che nidifica nelle coste rocciose delle Dolomiti Lucane,
uno dei pochissimi siti, circa una decina, che ospita questa specie a livello
nazionale. Specie rarissima dunque che un Ente Parco, attraverso una oculata e
attenta protezione della sua
Riserva Integrale e ZPS
Zona di Protezione Speciale, dovrebbe a tutti i livelli tutelare
nell’interesse della collettività nazionale ed europea. Ci domandiamo: ma questa
benedetta Cicogna nera non aveva altro luogo dove scegliere il suo habitat più
idoneo che le Dolomiti Lucane e togliere il sonno al sottoprodotto del
sottogoverno chiamato ad
indirizzare, si fa per dire, le sorti del
Parco di Gallipoli Cognato? Nell'ambito del Piano di Gestione del Parco
Regionale di Gallipoli Cognato e
Piccole Dolomiti Lucane, piano adottato, l'IT9210105 è Riserva Integrale, in
parte, e Riserva Generale Orientata di tipo A, per la parte rimanente. Nel primo caso l'accesso è consentito
solo per motivi di studio e
ricerche, con visite guidate da
personale specializzato ed altre
norme di indirizzo similari, nell'altro caso i termini di fruibilità
naturalistica sono meno restrittivi ma vi è, comunque, identica rigorosità con indirizzi finalizzati al mantenimento
dello status quo. Un intervento come la Via Ferrata, data la peculiarità
dei luoghi e la sensibilità degli
habitat, risulta oltre che invasivo anche non contemplato.
Ricordiamo, altresì, che la congruenza con il Piano di Gestione è una
condizionalità necessaria per
godere del beneficio comunitario e
che nelle relazioni di valutazioni di impatto ambientale e di incidenza ambientale emergono molte
“imprecisioni” proprie di un lavoro affrettato e poco qualificato.
Siccome l'intervento non rientra
nel Piano di Gestione, adottato, del
Parco appare evidente come non possa essere finanziato dalla UE e bene
fece la Giunta regionale che già nel 2005, anche se all'epoca non vi erano
norme restrittive come quelle di oggi, ad
esprimere parere negativo
alla realizzazione dell'intervento.
Già adesso il Ministero
dell’Ambiente ha sollecitato gli
organi concorrenti a formare la volontà e principalmente la Regione
Basilicata ad adottare iniziative
atte a tutelare le peculiarità naturalistiche del sito.
Il Ministero per la Coesione
Territoriale verrà interessato per
la verificare circa
l'appropriatezza della spesa.
Non c'è altro da aggiungere, al
momento, ed auguriamo un buon e saggio lavoro.
Potenza, 6 dicembre 2012
LE ASSOCIAZIONI FIRMATARIE
ALTURA
CITTA’ PLURALE
LANIUS
LIPU
MOVIMENTO AZZURRO MURGE MATERANE
OLA
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Via Ferrata
giovedì 22 novembre 2012
In ricordo di Gaspare Guerrieri
Cari amici, come ricorderete l’estate scorsa l’amico Gaspare Guerrieri ci ha lasciato. ALTURA ha così preso l’iniziativa di promuovere la realizzazione di una targa ricordo da collocare a Poggio Freddara (Tolfa) dove Gaspare era di casa durante le sue tante ricerche ornitologiche.
A tal scopo ALTURA apre una sottoscrizione per la realizzazione di una targa ricordo in memoria di Gaspare Guerrieri da collocarsi su un basamento in cemento.
Tutti coloro che vogliono aderire a questa sottoscrizione dovranno effettuare un versamento sul cc postale N. 16492035 intestato a Associaione ALTURA - Via Levante, 17 – 65013 Città S. Angelo (PE), specificando nella causale: “Sottoscrizione Gaspare Guerrieri”.
Segue una nota di Umberto Di Giacomo, suo compagno in tante escursioni ornitologiche, dedicata a Gaspare.
Nato a Roma il 28/08/1940, fin da bambino Gaspare era stato attratto dalle piccole forme di vita: passava il tempo libero ad osservare insetti e anfibi, che portava a casa per allevarli. L’amore per la natura, trovò successivamente il modo di estrinsecarsi anche durante le lunghe passeggiate col padre e si concentrò presto sugli uccelli. Come accadeva in quegli anni per quasi tutti gli ornitologi, questa grande passione si sviluppò con l’attività venatoria. Dopo la maturità classica, che gli aveva impresso una profonda cultura umanistica, si laureò a pieni voti in biologia. L’insegnamento nella scuola fu lo sbocco lavorativo che gli garantiva di potersi recare ogni fine settimana nelle zone più selvagge dell’Italia centro-meridionale, e soprattutto della Sardegna, e in estate della Francia meridionale e della Spagna. Il grande amore per la natura e per gli uccelli non intaccò mai la dedizione al suo lavoro e la professionalità maturata anche attraverso una profonda conoscenza della psicologia dell’età evolutiva (derivante dallo studio di autori come Freud e Jung). Idolatrato dai suoi studenti, era sempre stato particolarmente sensibile verso quelli che la vita aveva reso meno fortunati. Questa sua sensibilità finì immancabilmente per coinvolgere anche il mondo degli uccelli,spingendolo in pochi anni a passare da cacciatore a fotografo naturalista e poi ad agguerrito ambientalista in quanto, come San Paolo, “fulminato sulla via di Damasco” (parole sue). Anni e anni di immersione negli ambienti naturali lo avevano indotto, più di qualsiasi scuola o corso universitario, ad intuirne la struttura e a “percepirne” le componenti (sapeva identificare tutte le specie di piante e di insetti) e i meccanismi. Membro attivo di molte associazioni ambientaliste (tra le quali ALTURA), nel 1993, fu tra i fondatori del GAROL (Gruppo Attività e Ricerche Ornitologiche del Litorale) di cui fin dall’inizio è stato presidente. Osservatore attento, dotato di grande intuizione e di una mente analitica, oltre alla naturale propensione per l’ecologia e l’etologia, fu spinto ad un certo momento a confrontarsi con gli altri ornitologi. Tra le varie specie o gruppi di uccelli indagati figurano la pernice sarda, il frullino, la beccaccia (un’antica passione), i picchi, la cappellaccia, le averle, le rondini, la monachella, la sterpazzola della Sardegna, la calandra, l’ortolano e lo zigolo capinero. Successivamente aveva preso il sopravvento la passione per i rapaci, dapprima espressa con studi sul litorale laziale, poi con quelli sui notturni e sulle strade, registrandone gli investimenti. Fecero seguito studi eco-etologici sul nibbio bruno nella discarica di Malagrotta (in seguito esteso anche al nibbio reale e ad altre discariche), a Castelporziano (dove aveva realizzato un lavoro a tutto campo su tutte le specie di falconiformi presenti) e insieme alla poiana, in tutto il Lazio. Autore di circa 140 pubblicazioni,conseguì anche importanti riconoscimenti,come quello ottenuto nel 2005, dalla Stazione di Inanellamento di Palermo-Avocetta a seguito dello studio sull’averla piccola nel Tolfetano effettuato con la compagna Amalia Castaldi. Profondo conoscitore e studioso dell’avifauna di tutto il territorio della regione Lazio e testimone dei cambiamenti ambientali intercorsi negli ultimi 60 anni, aveva concentrato molte delle sue più importanti ricerche nel Tolfetano-cerite-manziate (di cui conosceva ogni sasso). Nel 2003 assunse la direzione della rivista “ Uccelli d’Italia” che mantenne sino all’ultimo.
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| Escursione di ALTURA nel Parco della Murgia materana - 27 giugno 2010 |
martedì 20 novembre 2012
domenica 11 novembre 2012
Albanella reale colpita in Basilicata da bracconieri
COMUNICATO STAMPA CRAS - 10/11/2012
Un nuovo caso di bracconaggio ai rapaci. Recuperata ad Irsina un'Albanella reale ferita da colpi di arma da fuoco.
Un nuovo caso di bracconaggio ai rapaci. Recuperata ad Irsina un'Albanella reale ferita da colpi di arma da fuoco.
Il
CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera operante presso
la Riserva di San Giuliano prosegue nel proprio impegno a favore della fauna in
difficoltà. Dopo il recupero di
lunedì 5 novembre di una Lontra
investita in territorio di Pisticci è stato effettuato un nuovo intervento per
salvare la vita ad un altro animale protetto.
In
agro di Irsina tra sabato e domenica scorsi è stato abbattuto da bracconieri
uno stupendo esemplare di Albanella reale femmina, rapace di dimensioni
medio-grandi con un’apertura alare che raggiunge 120 centimetri. Un cittadino
dopo averla notata sul terreno, ed incapace di volare, domenica scorsa nelle campagne della
località Santa Maria d’Irsi, è riuscito fortunatamente a raccoglierla a farla
pervenire presso un ambulatorio veterinario di Matera per poi essere consegnata
al CRAS da un volontario martedì scorso .
All’arrivo
il maestoso rapace mostrava l’ala sinistra in posizione anormale, segno
inequivocabile di qualche trauma.
Inoltre a causa dell’impossibilità di nutrirsi per qualche giorno il suo peso
non superava i 370 grammi, troppo basso per un esemplare di quella specie.
Immediatamente è stata prontamente soccorsa, reidratata ed alimentata dal
responsabile del CRAS per consentirle di recuperare le forze e superare la
notte. Era talmente debilitata e magra che non avrebbe potuto sopravvivere un
altro giorno senza cure immediate. Poiché vi erano sospetti che l’Albanella
potesse essere stata ferita da colpi di arma da fuoco è stata nella giornata di
giovedì trasportata presso l’ospedale veterinario della Facoltà di Veterinaria
dell’Università di Bari dove è stata subito visitata. All’esame radiografico
effettuato sono stati infatti riscontrati nel corpo del rapace alcuni pallini,
del tipo usato normalmente per la caccia che gli hanno procurato una frattura
al radio-ulna. Non appena avrà recuperato un po’ di peso e forza dovrà essere
operata e seguita dai veterinari per alcuni giorni prima di ritornare al CRAS
per la degenza post-operatoria e per la riabilitazione.
Il
Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“Il
bracconaggio ai danni delle specie particolarmente protette come i rapaci
purtroppo mostra segnali molto preoccupanti in Italia. Le cronache recenti non
hanno bisogno di commenti: dopo l’apertura della stagione venatoria sono stati
uccisi o feriti molti esemplari di specie di grande di valore
conservazionistico. Non c’è giorno che presso i centri di recupero sparsi in
tutta Italia non arrivino animali impallinati, gran parte dei quali non
sopravvive o nel migliore di casi non potrà essere più liberato in natura. Data
l’alta incidenza del bracconaggio sulle specie protette è evidente che non
possiamo parlare di errori ma di abbattimenti volontari, dettati solo da un
profondo disprezzo per la vita e la natura. Un’Albanella, e come essa
tantissime altre specie non confondibili assolutamente con quelle
cacciabili, è impossibile
scambiarla per una quaglia o un fagiano. La sua morfologia, anche a
distanza, richiama
inequivocabilmente i rapaci e ciò
non dovrebbe lasciare alcun dubbio a coloro che esercitano la caccia. Ecco
perché riteniamo che chi abbatte questi animali preziosi vada semplicemente
definito bracconiere. Pur in un contesto di non condivisione della caccia,
pensiamo che coloro che praticano con senso di responsabilità questa attività
debbano isolare e condannare chi ancora oggi si diverte ad uccidere specie
particolarmente protette. Le leggi dello stato sono fatte per essere
rispettate, ma l’etica del cacciatore onesto e responsabile non dovrebbe aver
bisogno di alcuna norma imposta ma deve ascoltare solo la propria coscienza e
senso civico”.
L’Albanella reale (Circus cyaneus) appartiene alla famiglia degli Accipitridi, stessa famiglia delle aquile, dei nibbi, degli avvoltoi. La sua presenza in Italia è fondamentalmente legata alla migrazione e allo svernamento. Si stima che la popolazione svernante sia variabile da 1000 a 3000 individui in relazione agli anni e alla rigidità del clima. Il suo areale di nidificazione più importante è concentrato in Russia e in altri paesi dell’Europa centrale oltre che in Asia centrale e settentrionale.
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