venerdì 14 dicembre 2012

Primi risultati del censimento dei nibbi reali svernanti a dicembre in Italia

Nei giorni 7 8 e 9 dicembre scorsi si è svolta la prima sessione di censimento rivolta alla popolazione svernante di Nibbio reale in Italia, progetto coordinato dal CISO e giunto al suo secondo anno di svolgimento. Il cattivo tempo ha caratterizzato tutti e tre i giorni deputati ai conteggi, influenzando così i risultati soprattutto in Italia centrale. Tuttavia il risultato ottenuto è piuttosto interessante, soprattutto in considerazione delle già citate pessime condizioni meteo. Complessivamente sono stati censiti 1.483 - 1.524 Nibbi reali distribuiti in 9 regioni e in 28 dormitori complessivi. Il dato più eclatante è quello della Basilicata con ben 1.102 individui in 16 dormitori, dei quali due con oltre 200 soggetti! Notizie invece non molto incoraggianti provengono dalle due Isole maggiori, dove la popolazione di Nibbio reale sembra ridotta al lumicino. Le forti nevicate in Abruzzo e Molise non hanno consentito di coprire in maniera adeguata i siti conosciuti per queste due regioni che, grazie all'impegno di molti volontari, saranno "recuperate" nei prossimi giorni. La seconda sessione di censimenti si terrà nel periodo 4-6 gennaio 2013, in occasione dello European Red Kite Census. Alla conclusione dei rilievi di gennaio sarà prodotto un report scaricabile dal sito del CISO http://ciso-coi.it/ Egidio Fulco, coordinatore del Progetto ringrazia tutti i rilevatori che (in maniera TOTALMENTE volontaria) hanno sfidato il vento, la neve e il gelo per "dare i numeri" contando all'imbrunire questi magnifici rapaci.

Tartarughe marine in Calabria: un successo nazionale

Salvatore Urso ci segnala un interessante video sulla riproduzione delle tartarughe marine in Calabria. Si tratta di un breve saggio delle attività di ricerca e conservazione svolte dal Dipartimento di Ecologia dell’Università della Calabria (Progetto TARTACare).

giovedì 6 dicembre 2012

Associazioni ambientaliste si oppongono alla Via Ferrata nel SIC-ZPS Dolomiti di Pietrapertosa in Basilicata

Alcune associazioni (Altura, Città Plurale Matera, Lanius, Lipu, Movimento Azzurro Murge materane e OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, all’Assessore all’Ambiente Vilma Mazzocco e al Direttore Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio Donato Viggiano e per conoscenza al Presidente dell’Ente Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane di Accettura per chiedere chiarimenti sul Progetto denominato "Via ferrata Dolomiti lucane”. 
Riportiamo la nota integrale.




Oggetto:  Progetto via ferrata “Dolomiti Lucane”.
I fondi europei  servono, come la tela di Penelope, prima per tessere e poi disfare, basta cambiare  l'angolo di osservazione o meglio, per essere più chiari, servono  a prelevare da più forni e spesso gli interventi fanno a cazzotti tra di loro.
La vicenda, squallida in vero, della “Via Ferrata” che si vorrebbe finanziare  con fondi comunitari  nell'ambito del P.O. FESR 2007/2013 per  440 mila Euro ne è l'esempio classico. Già nel 2005 la Regione Basilicata con la DGR n° 1608  escluse  l'intervento in quanto sussistevano dubbi circa l'eventuale impatto sull’equilibrio faunistico, in particolare avifauna particolarmente protetta, della
zona. Significa, in poche parole, che i progettisti restarono con la bocca asciutta  ma il progetto era ormai pronto e bisognava riprovarci.
Lo si fa con i P.O. FESR 2007/2013  per l'importo che abbiamo detto e malgrado  vi siano stati appositi studi  di settore anche questi finanziati dalla Comunità Europea nell’ ambito del Progetto Rete Natura 2000 costato, almeno, 2 milioni e 600 mila Euro.
Un progetto, Rete Natura 2000, che quando nel 2009 venne annunziato, come al solito in pompa magna, dell'Assessore all'Ambiente di turno permise di dire che l'Ambiente e la Natura andavano tutelati  e per fare questo  si sarebbero messi in campo i migliori professionisti e le solite università. E' da ritenere che venne fuori un lavoro ben fatto  tanto è che nel giugno scorso il Presidente De Filippo, l'Assessore Mazzocco e tanta altra bella gente si recarono in pellegrinaggio a Roma  per illustrare alla platea  il modo con il quale si era mossa la Basilicata e soffermarsi sulla solita melina  fatta di   conservazione della biodiversità, esigenza di  garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.  In quel contesto si affannarono anche  ad illustrare il modello metodologico innovativo avente caratteristiche  come la multidisciplinarità, competenza, complessità, pianificazione integrata e partecipazione: quante belle parole! Abbiamo detto che i progettisti della “ Via Ferrata” non potevano restare a bocca asciutta ed allora il discorso sull'intervento si riapre. Di cosa  si discute? Di impiantare un  percorso turistico estremo che penetra direttamente negli habitat riproduttivi, trofici e lungo i percorsi di sosta e migrazione  di un lungo elenco di specie rare o in via di estinzione di uccelli, ovviamente protette, in una area SIC-ZPS identificata a livello europeo come IT9210105 “Dolomiti di Pietrapertosa”- Il nome del paese è già una referenza - tra le varie specie di volatili vi è anche la Cicogna nera che nidifica nelle coste rocciose delle Dolomiti Lucane, uno dei pochissimi siti, circa una decina, che ospita questa specie a livello nazionale. Specie rarissima dunque che un Ente Parco, attraverso una oculata e attenta protezione della sua  Riserva Integrale e ZPS  Zona di Protezione Speciale, dovrebbe a tutti i livelli tutelare nell’interesse della collettività nazionale ed europea. Ci domandiamo: ma questa benedetta Cicogna nera non aveva altro luogo dove scegliere il suo habitat più idoneo che le Dolomiti Lucane e togliere il sonno al sottoprodotto del sottogoverno chiamato  ad indirizzare, si fa per dire, le sorti del  Parco di Gallipoli Cognato? Nell'ambito del Piano di Gestione del Parco Regionale di Gallipoli Cognato  e Piccole Dolomiti Lucane, piano adottato, l'IT9210105 è Riserva Integrale, in parte, e Riserva Generale Orientata di tipo A, per la parte rimanente.  Nel primo caso l'accesso è consentito solo  per motivi di studio e ricerche,  con visite guidate da personale specializzato  ed altre norme di indirizzo similari, nell'altro caso i termini di fruibilità naturalistica sono meno restrittivi ma vi è, comunque, identica  rigorosità con  indirizzi finalizzati al mantenimento dello status quo. Un intervento come la Via Ferrata, data la peculiarità
dei luoghi e la sensibilità degli habitat,  risulta oltre che  invasivo anche non contemplato. Ricordiamo, altresì, che la congruenza con il Piano di Gestione è una condizionalità necessaria per
godere del beneficio comunitario e che nelle relazioni di valutazioni di impatto ambientale e di incidenza  ambientale emergono molte “imprecisioni” proprie di un lavoro affrettato  e poco qualificato.  
Siccome l'intervento non rientra nel Piano di Gestione, adottato, del  Parco appare evidente come non possa essere finanziato dalla UE e bene fece la Giunta regionale che già nel 2005, anche se all'epoca non vi erano norme restrittive come quelle di oggi, ad  esprimere parere  negativo alla realizzazione dell'intervento.
Già adesso il Ministero dell’Ambiente ha  sollecitato gli organi concorrenti a formare la volontà e principalmente la Regione Basilicata  ad adottare iniziative atte a tutelare le peculiarità naturalistiche del sito.
Il Ministero per la Coesione Territoriale verrà  interessato per la verificare circa  l'appropriatezza della spesa.
Non c'è altro da aggiungere, al momento, ed auguriamo un buon e saggio lavoro.  

Potenza, 6 dicembre 2012

LE ASSOCIAZIONI FIRMATARIE
ALTURA   
CITTA’ PLURALE   
LANIUS   
LIPU  
MOVIMENTO AZZURRO MURGE MATERANE  
OLA 


giovedì 22 novembre 2012

In ricordo di Gaspare Guerrieri



Cari amici, come ricorderete l’estate scorsa l’amico Gaspare Guerrieri ci ha lasciato. ALTURA ha così preso l’iniziativa di promuovere la realizzazione di una targa ricordo da collocare a Poggio Freddara (Tolfa) dove Gaspare era di casa durante le sue tante ricerche ornitologiche.
A tal scopo ALTURA apre una sottoscrizione per la realizzazione di una targa ricordo in memoria di Gaspare Guerrieri da collocarsi su un basamento in cemento.
Tutti coloro che vogliono aderire a questa sottoscrizione dovranno effettuare un versamento sul cc postale N. 16492035 intestato a Associaione ALTURA - Via Levante, 17 – 65013 Città S. Angelo (PE), specificando nella causale: “Sottoscrizione Gaspare Guerrieri”.


Segue una nota di Umberto Di Giacomo, suo compagno in tante escursioni ornitologiche, dedicata a Gaspare.

Nato a Roma il 28/08/1940, fin da bambino Gaspare era stato attratto dalle piccole forme di vita: passava il tempo libero ad osservare insetti e anfibi, che portava a casa per allevarli. L’amore per la natura, trovò successivamente il modo di estrinsecarsi anche durante le lunghe passeggiate col padre e si concentrò presto sugli uccelli. Come accadeva in quegli anni per quasi tutti gli ornitologi, questa grande passione si sviluppò con l’attività venatoria. Dopo la maturità classica, che gli aveva impresso una profonda cultura umanistica, si laureò a pieni voti in biologia. L’insegnamento nella scuola fu lo sbocco lavorativo che gli garantiva di potersi recare ogni fine settimana nelle zone più selvagge dell’Italia centro-meridionale, e soprattutto della Sardegna, e in estate della Francia meridionale e della Spagna. Il grande amore per la natura e per gli uccelli non intaccò mai la dedizione al suo lavoro e la professionalità maturata anche attraverso una profonda conoscenza della psicologia dell’età evolutiva (derivante dallo studio di autori come Freud e Jung). Idolatrato dai suoi studenti, era sempre stato particolarmente sensibile verso quelli che la vita aveva reso meno fortunati. Questa sua sensibilità finì immancabilmente per coinvolgere anche il mondo degli uccelli,spingendolo in pochi anni a passare da cacciatore a fotografo naturalista e poi ad agguerrito ambientalista in quanto, come San Paolo, “fulminato sulla via di Damasco” (parole sue). Anni e anni di immersione negli ambienti naturali lo avevano indotto, più di qualsiasi scuola o corso universitario, ad intuirne la struttura e a “percepirne” le componenti (sapeva identificare tutte le specie di piante e di insetti) e i meccanismi. Membro attivo di molte associazioni ambientaliste (tra le quali ALTURA), nel 1993, fu tra i fondatori del GAROL (Gruppo Attività e Ricerche Ornitologiche del Litorale) di cui fin dall’inizio è stato presidente. Osservatore attento, dotato di grande intuizione e di una mente analitica, oltre alla naturale propensione per l’ecologia e l’etologia, fu spinto ad un certo momento a confrontarsi con gli altri ornitologi. Tra le varie specie o gruppi di uccelli indagati figurano la pernice sarda, il frullino, la beccaccia (un’antica passione), i picchi, la cappellaccia, le averle, le rondini, la monachella, la sterpazzola della Sardegna, la calandra, l’ortolano e lo zigolo capinero. Successivamente aveva preso il sopravvento la passione per i rapaci, dapprima espressa con studi sul litorale laziale, poi con quelli sui notturni e sulle strade, registrandone gli investimenti. Fecero seguito studi eco-etologici sul nibbio bruno nella discarica di Malagrotta (in seguito esteso anche al nibbio reale e ad altre discariche), a Castelporziano (dove aveva realizzato un lavoro a tutto campo su tutte le specie di falconiformi presenti) e insieme alla poiana, in tutto il Lazio. Autore di circa 140 pubblicazioni,conseguì anche importanti riconoscimenti,come quello ottenuto nel 2005, dalla Stazione di Inanellamento di Palermo-Avocetta a seguito dello studio sull’averla piccola nel Tolfetano effettuato con la compagna Amalia Castaldi. Profondo conoscitore e studioso dell’avifauna di tutto il territorio della regione Lazio e testimone dei cambiamenti ambientali intercorsi negli ultimi 60 anni, aveva concentrato molte delle sue più importanti ricerche nel Tolfetano-cerite-manziate (di cui conosceva ogni sasso). Nel 2003 assunse la direzione della rivista “ Uccelli d’Italia” che mantenne sino all’ultimo.

Escursione di ALTURA nel Parco della Murgia materana - 27 giugno 2010










martedì 20 novembre 2012

Lettera eolico pubblicata sul Corriere della Sera



L'articolo a cui si fa riferimento si può leggere cliccando qui

domenica 11 novembre 2012

Albanella reale colpita in Basilicata da bracconieri

COMUNICATO STAMPA CRAS - 10/11/2012
Un nuovo caso di bracconaggio ai rapaci. Recuperata ad Irsina un'Albanella reale ferita da colpi di arma da fuoco.
  
Il CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Provincia di Matera operante presso la Riserva di San Giuliano prosegue nel proprio impegno a favore della fauna in difficoltà.  Dopo il recupero di lunedì 5 novembre  di una Lontra investita in territorio di Pisticci è stato effettuato un nuovo intervento per salvare la vita ad un altro animale protetto.
In agro di Irsina tra sabato e domenica scorsi è stato abbattuto da bracconieri uno stupendo esemplare di Albanella reale femmina, rapace di dimensioni medio-grandi con un’apertura alare che raggiunge 120 centimetri. Un cittadino dopo averla notata sul terreno, ed incapace di volare,  domenica scorsa nelle campagne della località Santa Maria d’Irsi, è riuscito fortunatamente a raccoglierla a farla pervenire presso un ambulatorio veterinario di Matera per poi essere consegnata al CRAS da un volontario martedì scorso .
All’arrivo il maestoso rapace mostrava l’ala sinistra in posizione anormale, segno inequivocabile di qualche  trauma. Inoltre a causa dell’impossibilità di nutrirsi per qualche giorno il suo peso non superava i 370 grammi, troppo basso per un esemplare di quella specie. Immediatamente è stata prontamente soccorsa, reidratata ed alimentata dal responsabile del CRAS per consentirle di recuperare le forze e superare la notte. Era talmente debilitata e magra che non avrebbe potuto sopravvivere un altro giorno senza cure immediate. Poiché vi erano sospetti che l’Albanella potesse essere stata ferita da colpi di arma da fuoco è stata nella giornata di giovedì trasportata presso l’ospedale veterinario della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari dove è stata subito visitata. All’esame radiografico effettuato sono stati infatti riscontrati nel corpo del rapace alcuni pallini, del tipo usato normalmente per la caccia che gli hanno procurato una frattura al radio-ulna. Non appena avrà recuperato un po’ di peso e forza dovrà essere operata e seguita dai veterinari per alcuni giorni prima di ritornare al CRAS per la degenza post-operatoria e per la riabilitazione. 


Il Responsabile del CRAS Matteo Visceglia dichiara:
“Il bracconaggio ai danni delle specie particolarmente protette come i rapaci purtroppo mostra segnali molto preoccupanti in Italia. Le cronache recenti non hanno bisogno di commenti: dopo l’apertura della stagione venatoria sono stati uccisi o feriti molti esemplari di specie di grande di valore conservazionistico. Non c’è giorno che presso i centri di recupero sparsi in tutta Italia non arrivino animali impallinati, gran parte dei quali non sopravvive o nel migliore di casi non potrà essere più liberato in natura. Data l’alta incidenza del bracconaggio sulle specie protette è evidente che non possiamo parlare di errori ma di abbattimenti volontari, dettati solo da un profondo disprezzo per la vita e la natura. Un’Albanella, e come essa tantissime altre specie non confondibili assolutamente con quelle cacciabili,  è impossibile scambiarla per una quaglia o un fagiano. La sua morfologia, anche a distanza,  richiama inequivocabilmente  i rapaci e ciò non dovrebbe lasciare alcun dubbio a coloro che esercitano la caccia. Ecco perché riteniamo che chi abbatte questi animali preziosi vada semplicemente definito bracconiere. Pur in un contesto di non condivisione della caccia, pensiamo che coloro che praticano con senso di responsabilità questa attività debbano isolare e condannare chi ancora oggi si diverte ad uccidere specie particolarmente protette. Le leggi dello stato sono fatte per essere rispettate, ma l’etica del cacciatore onesto e responsabile non dovrebbe aver bisogno di alcuna norma imposta ma deve ascoltare solo la propria coscienza e senso civico”.





L’Albanella reale (Circus cyaneus) appartiene alla famiglia degli Accipitridi, stessa famiglia delle aquile, dei nibbi, degli avvoltoi. La sua presenza in Italia è fondamentalmente legata alla migrazione e allo svernamento. Si stima che la popolazione svernante sia variabile da 1000 a 3000 individui in relazione agli anni e alla rigidità del clima. Il suo areale di nidificazione più importante è concentrato in Russia e in altri paesi dell’Europa centrale oltre che in Asia centrale e settentrionale.